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TABLOID-GATE: CAMERON NELLA RETE DELLO SQUALO

A volte i grandi scandali politici cominciano con un
piccolo incidente. La
scoperta di quelli che
sembravano ladruncoli
sprovveduti nella sede del
partito democratico a
Washington (in un palazzo
chiamato Watergate) portò
alle dimissioni del presidente
Nixon. L’idea di andare a
fare gli auguri al party del
18esimo compleanno di una ragazza napoletana ha messo fine al ventennio di Silvio Berlusconi.
L’arresto di un cronista di un tabloid inglese sei anni fa è arrivato
ora fino al portone di Downing Street, mettendo nei guai David Cameron per i suoi legami troppo stretti, e forse occulti, con Rupert
Murdoch. La settimana scorsa la testimonianza dell’81enne
magnate dei media davanti alla commissione d’inchiesta
governativa sul Tabloidgate ha sollevato il velo sui rapporti malsani
fra giornali e potere in Gran Bretagna.
Murdoch ha fatto un mezzo
mea culpa, ammettendo di avere “fallito” nelle sue responsabilità e
di avere macchiato la propria reputazione: potrebbe rimetterci
molto di più, il suo ruolo di presidente di News Corporation è in
pericolo, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Il premier conservatore
Cameron potrebbe pagare il prezzo dell’amicizia con il tycoon alle
prossime elezioni. E forse i tabloid inglesi, simbolo di un
giornalismo a base di gossip e sensazione, in futuro non saranno più
la stessa cosa.
E’ cominciato tutto con un pesciolino (marcio) preso
all’amo. Alla fine nella rete ci è finito lo Squalo.

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