L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nei supermercati, ma questa volta non per suggerire offerte personalizzate o migliorare la logistica. In diversi Paesi europei stanno infatti prendendo piede sistemi di videosorveglianza “intelligente” progettati per individuare in tempo reale comportamenti considerati sospetti e prevenire i furti tra gli scaffali. Una tecnologia che promette di ridurre le perdite economiche della grande distribuzione, ma che allo stesso tempo solleva forti dubbi sul fronte della privacy e del controllo dei consumatori.
Il funzionamento di questi sistemi si basa sulla combinazione tra telecamere di sicurezza e algoritmi di intelligenza artificiale. I software analizzano movimenti, posture e gesti dei clienti per individuare azioni associate ai tentativi di taccheggio, come occultare prodotti nelle tasche, movimenti ripetuti vicino agli scaffali o comportamenti ritenuti anomali. Quando il sistema rileva una situazione sospetta, invia immediatamente un alert al personale del supermercato attraverso brevi clip video o notifiche in tempo reale.
Una delle aziende più conosciute nel settore è la francese Veesion, startup specializzata in sistemi anti-furto basati su deep learning. La società sostiene che il proprio software non utilizzi il riconoscimento facciale ma si limiti ad analizzare i movimenti corporei, cercando così di rispettare le normative europee sulla protezione dei dati personali.
Il tema nasce da un problema economico sempre più rilevante per la grande distribuzione. Secondo diverse indagini di settore, i furti nei supermercati sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni, causando perdite miliardarie alle catene retail. Tra i prodotti più rubati figurano alcolici, tonno, formaggi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale.
Molti commercianti vedono quindi nell’intelligenza artificiale uno strumento efficace per ridurre il fenomeno. In Francia alcune catene sostengono che i sistemi di videosorveglianza intelligente abbiano già dimezzato le perdite dovute ai piccoli furti. Le nuove tecnologie consentono infatti di intervenire prima che il furto venga completato, evitando situazioni più conflittuali e riducendo la necessità di controlli invasivi all’uscita dei negozi.
L’intelligenza artificiale viene utilizzata anche nelle casse automatiche. Alcuni software confrontano in tempo reale i prodotti presenti nel carrello con quelli effettivamente registrati sullo scontrino, individuando eventuali anomalie o articoli non scansionati. In caso di discrepanze, il sistema avvisa il personale di sorveglianza.
Ma è proprio qui che emergono le maggiori preoccupazioni. Associazioni per la tutela dei diritti digitali e diversi esperti di privacy temono che queste tecnologie possano trasformare i supermercati in ambienti di sorveglianza permanente. Molti clienti, infatti, non sono pienamente consapevoli del fatto che i loro movimenti possano essere analizzati da algoritmi intelligenti e non soltanto registrati dalle normali telecamere di sicurezza.
Il rischio riguarda anche gli errori dei sistemi automatici. Gli algoritmi potrebbero interpretare come sospetti comportamenti del tutto normali, generando falsi positivi e segnalazioni errate. Alcuni esperti sottolineano inoltre che l’AI applicata alla videosorveglianza potrebbe sviluppare bias o discriminazioni involontarie legate a età, aspetto fisico o modalità di movimento dei clienti.
In Europa il tema si intreccia con il GDPR e con le nuove normative sull’intelligenza artificiale. Il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici è soggetto a forti limitazioni, motivo per cui molte aziende del settore dichiarano di non identificare direttamente le persone ma soltanto di monitorarne i movimenti. Tuttavia, il confine tra sicurezza e sorveglianza resta molto sottile.
Nel frattempo il mercato delle tecnologie anti-furto basate sull’AI continua a crescere rapidamente. Sempre più catene retail stanno investendo in sistemi di analisi video avanzata, attratte dalla possibilità di ridurre le perdite economiche senza aumentare il personale di sicurezza.
La questione, però, va oltre il semplice contrasto al taccheggio. L’arrivo dell’intelligenza artificiale nei supermercati rappresenta un esempio concreto di come gli algoritmi stiano entrando silenziosamente nella vita quotidiana, osservando e interpretando comportamenti umani in spazi frequentati ogni giorno da milioni di persone.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza commerciale e tutela dei diritti individuali. Perché se da una parte i supermercati cercano strumenti più efficaci contro i furti, dall’altra cresce il timore che la normalizzazione della sorveglianza intelligente possa ridurre progressivamente gli spazi di anonimato nella vita di tutti i giorni.







