I lavori sul decreto legge liberalizzazioni procedono a rilento, tra moniti illustri e tensioni politiche. A inasprire ancora di più gli animi è arrivato ieri, durante la votazione finale del dl mille proroghe alla Camera, il monito del capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha invitato i deputati a non presentare emendamenti avulsi dagli obiettivi dichiarati del decreto. Parole che non sono piaciute, in primis, al Partito democratico: «Il messaggio è che d’ora in poi i testi che arrivano dal governo non si toccano più», protestano con sarcasmo dal centrosinistra.
Nel frattempo, sul fronte politico, il Terzo polo minaccia battaglia sulle liberalizzazioni: «Se il testo viene annacquato dalle modifiche, il nostro voto non è scontato».
In questo clima, l’iter del decreto procede a passi piccoli e incerti. La partita si gioca più nelle riunioni informali che nelle sedute della commissione Industria, sconvocate una dopo l’altra nella giornata di ieri. Le trattative tra relatori, governo e commissari si concentrano soprattutto su taxi, farmacie, professioni, servizi pubblici locali e tribunale delle imprese. Per chiudere ci sono ancora cinque giorni, il decreto è atteso in aula al Senato mercoledì 29 febbraio.
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