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Sostenere l’editoria e il pluralismo è rendere possibile la libertà di stampa

Ieri si è celebrata la giornata mondiale della libertà di stampa. Ed è stato un profluvio di dichiarazioni, da parte della politica e delle istituzioni, sulla necessità di sostenere un valore costituzionalmente fondamentale quale è quello del pluralismo.

L’editoria, però, per essere libera non può soggiacere alle regole del mercato. O, quantomeno, non deve essere abbandonata alla marea e alla deriva. Non ha senso parlare di tutela della libertà se si fa affidamento solo ed esclusivamente sul mercato perché, come dimostra l’esperienza, non tendere la mano alle voci delle minoranze, dei territori, delle organizzazioni religiose non farà altro che incentivare la chiusura e il tacimento di tante, troppe testate. Un obiettivo che certa politica, mascheratasi dietro il paravento della lotta allo “spreco” (come se tutelare la Costituzione fosse qualificabile così) ha perseguito con lucida determinazione.

Sulla necessità di sostenere le imprese editoriali è intervenuto il deputato Fdi Federico Mollicone che ha affermato: “Una democrazia matura ha necessità di un sistema dell’informazione robusto, sostenuto da un’infrastruttura normativa e di finanziamento solida. Il pluralismo dei giornali rappresenta la spina dorsale di un sistema parlamentare”. E ha aggiunto: “Le aziende editoriali sono allo stremo e necessitano di fondi straordinari. Rischi per la libertà di informazione e di stampa sono presenti anche in quella che e’ stata chiamata “algocrazia”: spesso le piattaforme digitali, come nel caso Giustino di Radio Radicale, hanno impropriamente e arbitrariamente deciso la cancellazione di contenuti e profili di natura giornalistica, senza adire le sedi ordinistiche o giudiziarie, competenti sui professionisti dell’informazione”. Quindi ha concluso: “Entro il mese prossimo dovrà essere recepita la direttiva Copyright, cruciale per la difesa dei diritti connessi alla creatività: chiediamo che il recepimento tenga conto degli ordini del giorno approvati in sede di legge di delegazione europea, così da introdurre un meccanismo di negoziazione fra piattaforme digitali ed editori e un’eventuale azione arbitrale in caso di mancato raggiungimento di accordo”.

Posizione simile è stata espressa dalla presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini: “La Giornata internazionale per la libertà di stampa va onorata dalla politica non solo a parole, ma con l’impegno concreto a superare rapidamente le criticità che pongono l’Italia al quarantunesimo posto nel mondo. Va meglio tutelato il diritto di cronaca partendo dalla cancellazione della pena detentiva per i giornalisti”. Bernini ha aggiunto: “Ma vanno anche restituite certezze al settore editoriale, alle prese con una lunga crisi e a una complessa trasformazione tecnologica che ha decimato un’occupazione sempre più precaria. E’ urgentissimo, infine, intervenire sulla stabilità dell’Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti sull’orlo del commissariamento. Questioni su cui il sottosegretario Moles sta svolgendo un lavoro importantissimo”.

Ma c’è un tema importante che non può essere eluso. E si tratta della dignità e del lavoro. Un giornalismo affidato a un esercito di precari, senza tutele e con prospettive sempre più anguste, non ha futuro. Lo ha spiegato il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso: “Non si può parlare di libertà di stampa se non si parla di dignità e diritti sul lavoro”.

Lorusso ha aggiunto: “Il Pnrr non ha posto il tema dell’informazione. Ci saremmo aspettati vi fosse e sarebbe un’occasione perduta se in una fase di rilancio del Paese non si rilanciasse anche l’informazione. Se qualcuno pensa che la soluzione di tutto sia trovare dei soldi per finanziare i prepensionamementi dei giornalisti non ha proprio capito nulla…”.

 

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