Il sindacato sulla riforma dell’editoria: Troppe deleghe al governo

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La segreteria nazionale della Slc Cgil diffonde un comunicato stampa per commentare i lavori in vista della riforma dell’editoria: finalmente l’editoria torna ad essere un settore strategico, “ma la demagogia dell’antipolitica continua a far parte dello scenario unita all’approccio un po’ praticone del ‘faccio tutto io con una delega, tanto faccio in fretta e meglio’ che accompagna tutto il cammino del governo Renzi”

I lavori per la riforma dell’editoria sbarcano alla Camera e per commentare questi primi giorni di dibattito la segreteria nazionale del Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione della Cgil si affida ad un comunicato stampa. Il sindacato sottolinea gli aspetti positivi nel percorso che è stato fatto: si è passati, come ha dichiarato il relatore Rampi, dal rappresentare l’editoria come ‘un settore parassitario che succhia denaro pubblico’ alla consapevolezza che si tratta invece ‘di un settore strategico per la democrazia’ in cui la funzione del pubblico è quella di supportare i processi virtuosi”.

La commissione Cultura ha licenziato il 18 febbraio il testo di legge sulla riforma del contributo pubblico all’editoria. La Slc Cgil spiega cheil cammino della riforma è stato tortuoso: si è partiti da una proposta del M5S che si prefiggeva, a dispetto dell’articolo 21 della Costituzione, di abolire qualsiasi contributo pubblico all’editoria, e si è arrivati all’istituzione di un Fondo per il pluralismo dell’informazione”.

In questo percorso ci sono non pochi aspetti positivi, come già detto, ed il sindacato esprime apprezzamento per il fatto che il testo di legge preveda un criterio di accesso al fondo da tempo richiesto: per poter accedere ai contributi si dovrà dimostrare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro. Inoltre, si legge ancora nel comunicato, “è positivo che si introducano misure concrete per favorire l’occupazione giovanile. Altrettanto positivo è che vengano escluse dal novero dei beneficiari le società quotate in borsa: anche questa è una cosa che abbiamo sempre chiesto e suggerito”.

Però la segreteria nazionale della Slc Cgil rileva che “la demagogia dell’antipolitica continua a far parte dello scenario, unita all’approccio un po’ praticone del ‘faccio tutto io con una delega, tanto faccio in fretta e meglio’ che accompagna tutto il cammino del governo Renzi”. Ciò che lamenta il sindacato è la presenza nel testo in discussione di un’ampia delega al governo per la ridefinizione del quadro del sostegno all’editoria. In particolare la preoccupazione è rivolta al fatto che al momento gli organi di informazione dei movimenti sindacali, così come quelli dei partiti e dei movimenti politici, vengono esclusi dal finanziamento.

In merito a quest’aspetto, afferma ancora il comunicato, “sorvoliamo sul fatto che ci sfugge quale sia la definizione di ‘movimento sindacale’: siamo più avvezzi al vocabolo organizzazione, che probabilmente meglio si adatta ad associazioni di lavoratori che tanta parte hanno avuto nella storia e nella crescita democratica della nostra Repubblica. Possiamo comprendere che siano esclusi dai benefici gli organi di informazione dei partiti, visto che questi godono di altre forme di sostegno. Non possiamo però fare a meno di chiederci come si possa istituire un Fondo per il pluralismo ed escludere dai beneficiari gli organi di informazione delle organizzazioni sindacali, ed anche i periodici specialistici a carattere tecnico o scientifico”.

Il sindacato non ci sta e sottolinea chenon c’è bisogno di lanciarsi in ragionamenti difficili, basta aprire un manuale di diritto pubblico a piacere per trovare scritto che i sindacati sono elemento del pluralismo politico e sociale, e dunque il nesso con l’importanza della loro partecipazione alla formazione delle opinioni dei cittadini di un Paese democratico ci pare, più che intuitivo, innegabile.  E non si comprende – conclude la nota della Slc Cgil – il motivo di voler affidare le pubblicazioni scientifiche e tecniche ai soli finanziamenti privati: quale arricchimento alla libertà di divulgazione scientifica si pensa di poterne ricavare? Ci auguriamo davvero che il passaggio del testo in Parlamento ne determini un significativo miglioramento”.

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