Settimanali cattolici: no a piano Poste, avanti con la riforma

Tanti i temi sul banco negli ultimi giorni per la Federazione Italiana Settimanali Cattolici: dall’impegno emerso nell’Assemblea con Aci Comunicazione e File a favore del pluralismo dell’informazione fino alla protesta, con tanto di hashtag, al “piano Poste” da poco approvato dall’Agcom

Quelle che si avvicinano saranno settimane cruciali per il futuro dell’editoria in Italia. Lo scorso 19 giugno Fisc, File ed Aci Counicazione hanno dato vita ad un'”Assemblea partecipata e intensa” sul mondo delle cooperative e del non profit. Nell’auditorium di Cascina Triulza, nell’ambito di Milano Expo 2015, sono state confrontate le proposte di riforma del settore con il Governo ed altre realtà istituzionali e sociali. Ma è stata anche l’occasione giusta per ribadire che senza misure urgenti per recuperare le risorse erose dai tagli del 2013 e 2014 queste realtà non potranno andare avanti.

Sarebbe un duro colpo all’informazione, alla cultura e alla democrazia, si legge sul sito ufficiale della federazione dei settimanali cattolici. La speranza è che già le prime linee delle riforma rendano chiare sia la funzione fondamentale dell’informazione di prossimità che la volontà di premiare gli sforzi di chi si impegna nel settore. In particolare andrebbe sicuramente incoraggiato chi offre contenuti originali, indipendenti e connessi al territorio di appartenenza a prescindere dal mezzo di comunicazione utilizzato: stampa, giornali online, radio e tv locali dovrebbero vincolarsi a regole ben precise e condivise. Per promuovere la nascita di startup e nuove realtà dell’editoria bisognerebbe riuscire a creare un quadro di sufficienti certezze per accompagnare le coraggiose scelte imprenditoriali e di investimento.

Uno degli altri punti di cui si è discusso, e che tocca in particolar modo la possibilità di fruizione dei settimanali, è il “Piano Poste”. “Il postino non suonerà più due volte. Anzi sì, ma due o tre volte a settimana“ spiega Francesco Zanotti, presidente della Fisc. In un articolo apparso sul sito della federazione dei settimanali cattolici, Zanotti spiega come “l’Agcom ha autorizzato Poste italiane a recapitare la corrispondenza a giorni alterni nei ‘piccoli’ centri, ovvero ad almeno un quarto dei cittadini italiani. In barba all’uguaglianza: chi abita nelle grandi città riceverà la posta ogni giorno, dal lunedì al venerdì; gli altri solo a giorni alterni (confidando nella buona salute dei portalettere e nell’assenza di ulteriori disservizi). In barba ai dettami dell’Unione europea, che ha ricordato come il servizio postale universale, in quanto tale, debba essere garantito a tutti i cittadini almeno cinque giorni a settimana”.

Non sono pochi i quotidiani ed i settimanali che devono arrivare a destinazione in un giorno preciso. Questa distribuzione a giorni alterni si traduce in un disagio per i lettori e per le testate e che lede il diritto alla libertà di informazione: “I nostri giornali sono assimilabili a quotidiani che escono una volta a settimana”, racconta Zanotti a nome delle 190 testate dell’universo Fisc diffuse dal Nord a Sud Italia.
In questo scenario i giornali si trovano in una situazione paradossale: “colpiti dalla crisi, tartassati dalla continua erosione dei fondi per l’editoria, scioccati dal brusco e improvviso rincaro delle tariffe postali di qualche anno fa, i settimanali del territorio sono stati costretti a rivedere i loro investimenti e fare i conti con bilanci sempre più in difficoltà”, spiega ancora Zanotti, ed ora si ritrovano sommersi di lettere di protesta dei lettori, giustamente, indignati per i ritardi nelle consegne.

La federazione dei settimanali cattolici ha lanciato in questi giorni una campagna social, con l’hashtag #nopianoposte, per far sentire la voce dei territori e anche quella di chi, per ragioni culturali, anagrafiche o per semplice scelta, non ritiene superflua l’edizione cartacea di un giornale. “Certo, nell’era del web sempre più giornali sono on line – si legge sul sito della Fisc – . Ma carta e digitale sono complementari, l’uno rimanda all’altra”.

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