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Settimanali cattolici lanciano allarme su taglio fondo editoria

Francesco Zanotti

“A rischio le voci della periferia”. I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni, tornano a parlare della difficile situazione in cui versano a causa dei continui tagli al Fondo editoria. Una nota, firmata dal presidente della Federazione, Francesco Zanotti, apre l’edizione settimanale di diverse testate con l’appello a “evitare la chiusura di voci fondamentali per il pluralismo”.
“Può apparire velleitario, in questi frangenti così difficili per l’intero Paese – scrive Zanotti – tornare a parlare di editoria. Si fa un gran discutere di riforma elettorale e di modifiche sostanziali alla pubblica amministrazione. La gente aspira a norme semplici, facili da comprendere e da applicare. Occorre rendere lo Stato amico, in grado di creare un rapporto di fiducia con i cittadini. Per questo il presidente del Consiglio vuole partire dal lavoro e da un recupero di potere d’acquisto (80 euro al mese) per chi non supera i 25mila euro all’anno. Una boccata d’ossigeno per le famiglie che in questi ultimi periodi si sono affaticate per fare quadrare bilanci sempre più risicati”.
“Matteo Renzi – prosegue il presidente della Fisc – ha imposto subito un ritmo diverso al suo esecutivo. Comunicazione più snella e immediata, senza tanti giri di parole. Le visite a Treviso e a Siracusa da parte del nuovo premier hanno dimostrato come sia importante curare il territorio. O si rimette mano a un rapporto con la provincia italiana, oppure il solco tra politica e cittadini si farà ogni giorno più profondo”.
Ora, aggiunge il leader della federazione che comprende 186 settimanali cattolici: “si rischia di perdere anche chi dà voce, da oltre un secolo, a buona parte del Paese e alle sue periferie. Stiamo parlando di decine di periodici diocesani che raccontano ciò che di solito non viene riferito dai grandi network. I contributi pubblici all’editoria sono invisi all’opinione pubblica. Anni di proclami-contro hanno creato un clima ostile: azzerare questi sostegni all’editoria assieme al finanziamento ai partiti. Se un giornale è un’azienda, stia in piedi con le sue gambe, dicono i più. Se non ci riesce, chiuda bottega”.
“Occorre andare oltre le frasi ad effetto” ribadisce Zanotti. “Sui blog si urla contro la casta – rilancia – e si accomuna tutto in una melassa indistinta. I lettori devono sapere che la realtà è un po’ più complessa. I sostegni all’editoria, nati nel 1981 e riformati nel 1990, sono presenti in Italia, come nella stragrande maggioranza degli Stati europei, per due motivi validissimi anche oggi. Prima di tutto per favorire la democrazia informativa, il pluralismo, la presenza di più voci nel campo dei media. In secondo luogo, per controbilanciare il mercato pubblicitario in massima parte drenato in Italia dalle televisioni, senza meccanismi per una sua redistribuzione”.
“Nel 2012 – spiega ancora Zanotti – sono state introdotte norme più stringenti per l’ammissione a questi contributi. E’ stata operata, giustamente, maggiore selezione. I periodici non profit sono stati confinati in un incomprensibile (nella sua definizione) 5 per cento dell’intero fondo. Ciò ha comportato, nei tagli generalizzati per tutti di circa un terzo, una penalizzazione maggiore per molti periodici, tra cui le 70 testate (tra le 189 totali) che aderiscono alla Fisc e percepiscono queste ‘briciole di contributi’, ormai ridotte a ‘briciole di briciole’. Stiamo parlando di 1,8 milioni di euro erogati nel dicembre scorso. In due soli anni abbiamo subito una riduzione di quasi i due terzi”. “Un vero salasso – conclude – cui bisogna subito mettere mano (portando la percentuale del 5 al 7) per non portare verso la chiusura voci fondamentali per il pluralismo. Non c’entrano nulla i privilegi. E’ solo una questione di giustizia e di libertà e non costa un solo euro in più al bilancio dello Stato”.

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