Editoria

Se il M5s è forza politica matura, combatta la pirateria online senza se e senza ma

Le parole del sottosegretario Andrea Martella, tra ieri e oggi, sono state chiarissime: la pirateria sul web va combattuta. La Fieg ha puntato l’indice contro Telegram, chiedendo all’Agcom di bloccarla. Su questa piattaforma, che garantisce anonimato agli utenti, vengono diffusi giornali e riviste in formato digitale. Gratis agli utenti. Certo, l’Italia è un Paese che stenta ancora a riconoscere dignità alla produzione intellettuale: che lavoro fai? Il giornalista; sì, ma per campare?

Chi prende, senza pagare, un pacco di cracker è un ladro e chi ne mangia insieme sapendone la provenienza, di questi si fa complice. E nessuno pare metterlo in dubbio, al più si può constatare la speciale tenuità del fatto ma questo, cioé il furto, rimane. Si può dunque dire che chi legge un giornale senza pagare sia complice di chi “assalta” le edicole virtuali distribuendo a chiunque le copie?

È una considerazione minima di diritto ma che cozza, profondamente, con l’etica della “rete”. Dove tutto deve essere gratis e a libera disposizione di tutti. La scusa è la condivisione dei saperi, la realtà è che chi non viene pagato per svolgere il suo lavoro dovrà prendere altrove i suoi guadagni, affidarsi ai bannerini automatici, inondare il web delle peggiori acchiappaclic, infarcirlo di fake news, dedicarsi anima e corpo ai “contenuti sponsorizzati”.
Delle due, dunque, l’una: o si paga l’informazione o ci si tiene il suo lato deteriore. L’informazione è un lavoro, non un hobby, e non può continuare a vivere di precariato, di tagli su tagli, di pochissima retribuzione a fronte di un impegno la cui responsabilità si fa sempre più ampia.

I Cinque Stelle hanno obiettato: non si blocca tutta una piattaforma perché alcuni suoi utenti la usano male. Certo, è così. Ma si blocca, Telegram, fino a che non fornirà alle autorità giudiziarie i dati di coloro che rubano il lavoro a decine di migliaia di giornalisti, edicolanti, distributori. Ci sono delle regole minime da rispettare, in ogni Stato, persino laddove la democrazia è un sogno: tra queste c’è la responsabilità. E non è possibile a questa derogare senza mettere in discussione le basi stesse delle istituzioni.
Al M5s, che è nato sulla rete, è chiesto in questo momento di dimostrarsi forza adulta e matura per guidare, come fa ormai da due anni, una grande nazione come è l’Italia. Passare da una concezione infantile della politica a una più seria e consapevole. Ce l’ha fatta anche Crimi che, da sue stesse ammissioni, prima si informava proprio su Telegram e ora ha riconosciuto (c’è voluto il coronavirus?) che l’informazione è un bene primario. Ce la faranno anche gli altri.

Simone Donati

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