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SARDEGNA, SWITICH-OFF: SIAMO PROPRIO SICURI CHE VADA TUTTO BENE?

Newsline ha fatto una panoramica sulle lamentele degli utenti sardi riguardo al digitale terrestre. Il quadro non sembra così roseo come lo dipingono i politici…
“Segnale decisamente più chiaro, problemi con l’interatività, non si riesce a vedere il televideo; anche a metà novembre interruzioni continue del segnale senza purtroppo poter scegliere di vedere il programma sull’analogico”, scrive ad Adiconsum Michele.
Ecco cosa scrive Elisabetta: “Bella fregatura. Io vivo a circa 8 km da Sassari e ho il decoder da più di un anno. Non lo usavo perchè riceve male nonostante l’antenna nuova, ma fino a poco tempo fa potevo vedere tutti i canali con la trasmissione normale. Ora hanno tolto il segnale normale e vedo solo Canale 5!!! RAI 1 2 e 3 mi dice che non esistono e vedo solo Canale 5 e le tv regionali… MA IO PAGO IL CANONE!!! vi sembra normale??? Ho buttato un televisore perfetto perchè non aveva la presa scart e ora non vedo niente! Bello il digitale!!! Cosa devo fare?”
Non bene anche per Carlo: “Già da Marzo 2008 ho acquistato il decoder. Ad oggi il servizio non è ottimale nonostante una antenna nuova. Spesso manca il segnale, ritardo dell’audio rispetto all’immagine, suono non di qualità così come i colori”.
Per Francesco è “Un passo indietro. Da quando siamo passati al digitale ad Orosei (prov di Nuoro) si prendono solo i canali Rai (Rai 1 Rai 2 e Rai 3) niente canali informativi, niente tv regionali; non si vedono neanche i canali Fininvest, sembra di essere tornati indietro di decenni, altro che pluralità di informazione”.
E’ chiaro che sarebbe stato impensabile uno switch-off di tale portata senza effetti collaterali. Tuttavia, l’esperienza della Sardegna dovrebbe far riflettere la classe dirigente e gli organi tecnici della P.A. di specie al fine di adottare le contromisure più opportune per la migrazione tecnologica nelle macroaree italiane, dove i problemi saranno amplificati all’ennesima potenza. In modo particolare, va assolutamente programmata una campagna di informazione pubblica forte e chiara, perché sono ancora milioni gli italiani che non hanno ben compreso come funziona il digitale terrestre e quali oneri comporta, oltre agli innegabili benefici qualitativi e quantitativi che esso reca.
In primo luogo, va ben espressa la necessità di un numero dei decoder speculare a quello dei televisori senza decodificatore incorporato. In secondo luogo, vanno allertati gli utenti sulle potenzialità del sistema di antenna: onde evitare migliaia di sostituzioni truffaldine da parte di antennisti disonesti, gli italiani devono essere informati sull’assoluta equivalenza della ricezione dei programmi analogici rispetto a quelli digitali. Ciò, naturalmente, sempre che qualche genio delle autorità competenti non decida di procedere all’assegnazione dei canali senza tener conto del puntamento delle antenne riceventi (per esempio, in Lombardia, assegnando canali in banda IV in Valcava piuttosto che al Monte Penice, dove appunto puntato le antenne riceventi della porzione inferiore di tale banda).
Di primaria importanza è poi la questione dei numeri LCN, che consentono la presintonizzazione automatica delle emittenti secondo una lista predefinita (col rischio che le tv meno lobbizzate finiscano in fondo agli elenchi). Nelle grandi città, inoltre, vi è la faccenda dei centralini che filtrano determinati canali e che pertanto dovranno essere rimossi (con i costi conseguenti) per evitare discriminazioni assolute.
Su tutto, infine, aleggia la crisi dell’economia reale che renderebbe quanto mai opportuno il ripristino dello scadenziario originario, posto che non si è ancora nemmeno pensato a come aiutare le tv locali a livello finanziario per l’adeguamento tecnologico. (Newsline)

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