San Marino, luci e ombre del testo unico sull’editoria

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Giornalista condannata per diffamazione

I_primi_120_giorni_di_Governo_156L’Osla, l’Organizzazione degli imprenditori di San Marino, non usa toni leggeri per esprimere il proprio dissenso nei confronti della nuova legge sulla professione giornalistica ed editoriale, elaborata dalla segreteria di Stato della piccola Repubblica del Titano, diretta da Iro Belluzzi. Il testo doveva andare in prima lettura nel consiglio di gennaio ma per problemi di tempo è slittato probabilmente alla prossima sessione di fine febbraio. Nel frattempo proviamo ad analizzare i punti chiave del provvedimento.
Il primo riguarda l’istituzione di una “press card”, ovvero una tessera che darà accesso al lavoro e al riconoscimento contrattuale.
Per chi è già iscritto all’Ordine in Italia, nessun problema: ci sarà una sanatoria e automaticamente potrà entrare in possesso del press card sammarinese.
Idem per i sammarinesi già impiegati nel “divulgare” notizie: il testo unico, infatti, servirà per rendere a norma il lavoro  dei futuri giornalisti. In sostanza chi vorrà diventare giornalista, fotoreporter o operatore televisivo, dovrà sostenere un esame di Stato davanti a una commissione, oppure fare un anno di praticantato presso una testata che dovrà certificare il lavoro eseguito.
Non ci sarà la distinzione tra giornalisti professionisti e giornalisti pubblicisti: visto l’esiguo numero di persone interessate, ci sarà una figura unica.
Tale figura risponderà alla categoria di “operatore dell’informazione”, categoria che va oltre la tradizionale figura del giornalista, e comprende tutte le varie professionalità del settore: dal telecineoperatore al fotografo, dal tecnico di montaggio al giornalista web.
Ma non è finita qua. Secondo norma, verranno istituti altri nuovi organi, come la Consulta per l’Informazione, che dovrebbe essere composta da tutti gli operatori del settore riconosciuti nel territorio della Repubblica.
Tra i compiti della Consulta, quello di stilare un unico codice deontologico, rappresentare gli addetti all’informazione nelle trattative per l’apposito contratto di lavoro, promuovere corsi di informazione ed aggiornamento.
Ma chi supervisionerà tutte queste attività? Qui entra in gioco l’Autorità Garante che con membri di nomina politica ed extrapolitica,  avrà, ad esempio, l’ultima parola in tema di controversie di ordine deontologico e varie altre competenze nell’ambito dei diritti e dei doveri degli operatori dell’informazione.
Il secondo punto riguarda l’adeguamento degli orari di lavoro, che verranno allineati in base agli standard del resto del paese.
Stare a passo con  i tempi è ora più che mai fondamentale per gli organi di stampa, e dunque  anche San Marino deve fare i conti con le novità della rete e le sue diramazioni, soprattutto per quanto concerne lo scivoloso terreno della pubblicazione di contenuti online.
A questo proposito, Rossi invoca la necessità di un codice etico di regolamentazione nell’insidiosa giungla del web.
Stesso discorso per i finanziamenti pubblici. Sul tema Rossi si è espresso così:
”La legge prevede che le aziende sammarinesi che operano nel campo dell’informazione possano chiedere un contributo pari al 7% dell’ammontare delle spese di gestione. In un momento di forte recessione economica, le testate hanno serie difficoltà a far tornare i conti. I finanziamenti pubblici sono utili per la vita dei giornali, ma sono probabilmente demodé. Ciò non significa che lo Stato non possa pensare a qualche forma di supporto. L’idea su cui stiamo lavorando è quella di mettere in campo una serie di sgravi fiscali sulla pubblicità, gli introiti e la spedizione. Le testate e la case editrici che aderiranno al codice etico e deontologico avranno la possibilità di abbattere parte dei costi usufruendo di una serie di convenzioni con i negozi che forniscono la carta, oppure con chi fornisce la rete internet”.
Il tutto rientra comunque nella necessità di chiarezza e trasparenza di operazioni, ragion per cui nel testo di legge unico ampio spazio verrà dedicato anche alla trasparenza dei bilanci pubblici in cui dovranno essere ben chiari anche i nomi degli azionisti della società.
Ma passiamo ora ai motivi del malcontento espressi dall’Osla (l’Organizzazione Sammarinese degli Imprenditori) in un comunicato stampa dai toni durissimi. “Emerge un appesantimento dell’iter burocratico” scrivono i rappresentanti della sigla, rincarando la dose: “Assistiamo ormai un po’ troppo spesso alla nascita di leggi che vengono concepite in nome del progresso ma che poi non lo sono. Anche in questo caso, organi di controllo che controllano altri organi di controllo, controllati a loro volta da tutte le Segreterie e uffici pubblici, La situazione attuale sammarinese ha subito molto l’influsso italiano e si è affidata spesso e si affida tutt’ora a quanto accade al di là del confine in ambito giornalistico ed editoriale per cercare esempi e anche giustificazioni a certi comportamenti. Tuttavia, vista la facilità con cui si prende spunto dalle normative italiane, ci chiediamo perché non trarre allora ispirazione da altri paesi dove le leggi sono più avanzate (nel caso dell’editoria, l’Islanda potrebbe essere una stella cometa)”.
“Uno Stato che si definisce democratico”, per l’Osla: “non può nascondersi dietro una regolamentazione per limitare il diritto di esprimere le opinioni ai cittadini e peggio ancora di quelle organizzazioni che oggi rappresentano e informano sui propri diritti. Viene abrogata la “Libertà di Stampa”. Così facendo, viene meno ai sammarinesi un altro diritto, quello dell’informazione. Il copia/incolla dei peggiori modelli ha fatto ancora una vittima, meglio allora l’illuminata Legge del 28 maggio 1881”. In soldoni, l’organizzazione degli imprenditori si chiede “perché si vuole fare una legge del genere? Chi la vuole e da chi é stata richiesta?”.

 

 

 

 

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