Dal prossimo autunno anche i media russi potrebbero essere considerati “agenti stranieri”, lo fa sapere il quotidiano Izvestia. Continua, dunque, l’inasprimento della legislazione russa, sul confine tra libertà, diritti civili e la più volte annunciata lotta dello Stato a intromissioni dall’estero. Venerdì scorso alla Duma – Camera bassa del Parlamento – è passata una legge che irrigidisce i controlli sulle sovvenzioni dall’estero e di fatto limita il raggio d’azione delle organizzazioni.
Già nei giorni scorsi si era parlato di timori, persino da parte del canale all news in lingua inglese Russia Today, dichiaratamente pro Cremlino. Oggi, secondo il quotidiano considerato vicino al governo, emendamenti alla legge sui media dovrebbero essere presentati alla riapertura del Parlamento (che venerdì ha concluso la sessione estiva), dove Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, ha la maggioranza assoluta.
Verrebbe trasformato in legge il concetto di “media che agisce nell’interesse di uno Stato estero”, ha detto la fonte, precisando che i mezzi in questione sono quelli finanziati dall’estero. “La società ha il diritto di sapere chi sostiene questi rappresentanti del ‘quarto potere’ – ossia la stampa – e quale sia la loro indipendenza”, ha detto al giornale Ilya Kostunov. “Penso che la storia degli agenti stranieri non sia finita”, ha aggiunto, lasciando intendere che la raffica di provvedimenti adottati a luglio, come appunto la legge sulle Ong o il ritorno del reato di ‘diffamazioni’ nel Codice Penale, non si concluderà con l’estate. E, come previsto, da settembre inizierà un autunno molto ‘caldo’.
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