Riforma editoria: Bene il lavoro alla Camera ora bisogna vigilare

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“Il lavoro fatto alla Camera è stato ampio e importante”. Ora però al Senato, spiega il presidente di Mediacoop Roberto Calari, serve restare attenti alla questione delle deleghe al governo

Molti mesi fa è cominciato il lungo percorso che dovrebbe portare entro l’estate alla riforma dell’editoria. Siamo partiti dalla proposta di una totale abolizione del sostegno pubblico al settore, con la convinzione che il mercato da solo potesse consentire l’affermazione degli editori e dei giornali. Ora il quadro è cambiato di molto e un testo di legge è stato approvato alla Camera, in prima lettura, ed è ora al vaglio del Senato.

Un testo che presenta luci e ombre, ma che contiene delle linee guida di cui bisogna fare tesoro. A raccontarcelo è Roberto Calari, presidente di Mediacoop e dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, che sottolinea la volontà della legge di fornire un quadro normativo valido e facilmente leggibile dall’opinione pubblica. Un quadro in cui, però, si deve ancora giocare una partita di grande importanza, quella sulle deleghe al governo.

Riforma dell’editoria, il testo di legge è stato approvato in prima lettura alla Camera e il dibattito si è spostato in Senato. Per mesi abbiamo parlato del lavoro dei deputati, i senatori come hanno accolto la proposta di riforma del settore?
Il lavoro fatto alla Camera è stato ampio e importante. Sarebbe certamente sbagliato non fare tesoro delle linee guida tracciate ed approvate alla Camera, a partire dalla costituzione del Fondo per il Pluralismo e l’Innovazione dell’Informazione; e dalla destinazione di risorse specifiche ad alimentarlo stabilmente nel tempo come elemento indispensabile per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati in modo plurale da voci indipendenti e non profit. Il confronto nei mesi di dibattito alla Camera è stato ampio: le audizioni, gli incontri con le associazioni e le realtà professionali, sono state molteplici. Il constatare come manchino ancora alcuni elementi fondamentali non significa non essere consapevoli del fatto che il voto avvenuto alla Camera sulla proposta di Legge rappresenti un tassello consistente del percorso di riforma e del come , quindi, esso vada emendato e modificato in pochi punti e non rimesso in discussione nei fondamentali. Ci pare di aver notato dall’avvio delle audizioni informali nella prima Commissione in Senato un’attenzione ed una disponibilità del relatore e della Presidenza della Commissione ad approfondire la conoscenza dei problemi rimasti aperti per intervenire su quei punti che possano minare l’efficacia desiderata della legge nei prossimi anni. Vi è, ci pare, il senso dell’urgenza e della priorità che questa legge deve avere per dare risposta a problemi che non possono essere ulteriormente rinviati.

Con l’approvazione della Camera possiamo dire che ora è stato raggiunto almeno l’obiettivo di far riconoscere l’editoria indipendente e non profit come un bene da tutelare?
Credo non vi siano dubbi su questo punto: si è partiti molti mesi fa con l’idea che con la totale soppressione del finanziamento pubblico ai giornali potesse affermarsi solo chi era in grado di stare sul mercato, quello stesso delle concentrazioni editoriali e pubblicitarie. Si era di fronte, cioè, all’ipotesi di affidare solo al mercato la possibilità per piccole testate locali e nazionali indipendenti e non profit di esistere e raccontare i territori in modo plurale. Ora il Fondo per il pluralismo sancisce come sia preciso dovere dello Stato di intervenire in modo stabile a sostegno e promozione dell’editoria cooperativa, non profit. Ci si avvicina finalmente ad un principio e ad una pratica fortunatamente diffusa a livello europeo di tutela e promozione della libertà e del pluralismo dell’informazione.

Sul blog Meno giornali meno liberi si legge: “Poche modifiche e sarà davvero ‘Una legge per chi legge'”. A cosa vi riferite in particolare?
Il blog affianca la campagna #menogiornalimenoliberi che prosegue per aiutare a fare chiarezza nei confronti dell’opinione pubblica sul tema della riforma. In coerenza con quanto fin qui affermato riteniamo di essere di fronte ad una buona Legge che possa aiutare tutti i cittadini nel loro diritto ad un’informazione plurale e indipendente.
Vi sono però pochi punti da modificare che sono, crediamo, irrinunciabili per rendere la riforma efficace e in grado di consentire una transizione equilibrata dall’attuale normativa a quella che verrà approvata.
Il primo punto è riferito alla totale mancanza di riferimenti, nel testo approvato alla Camera, ad una norma transitoria che consenta di affrontare con uno stanziamento adeguato (non inferiore a 60 milioni di euro) il fabbisogno risultante dalle domande di contributo presentate per l’anno 2015. La norma dovrebbe porre rimedio alla mancanza di stanziamento relativamente a questa voce che si è determinata sia nella Legge di stabilità 2016, sia nel decreto Milleproroghe (oggi sono solo circa 15 milioni le disponibilità appostate a Bilancio relativamente a questa voce).
Le conseguenze dei tagli ex post avvenute negli ultimi anni di questo contributo diretto all’editoria sono state devastanti e tanti giornali e periodici locali hanno dovuto cessare le pubblicazioni con le gravi conseguenze economiche e sociali che si possono intuire.
Oggi non si può certo pensare di discutere ed approvare una legge di riforma che non affronti e risolva questa inadempienza da parte dello Stato: uno Stato che chiede giustamente rigore e rispetto delle regole severe che l’attuale normativa impone a chi voglia accedere al contributo pubblico, ma che, poi, si dimentica di onorare quelli che sono i suoi doveri di rispetto e coerenza tra fabbisogno ed effettiva erogazione del contributo. Intanto la stagione della chiusura dei Bilanci di esercizio si avvicina rapidamente e le cooperative di giornalisti e le altre realtà non profit sono alle prese con una situazione di grande tensione e pericolo di chiusura proprio in relazione alla mancanza di risorse certe. Ci aspettiamo che questa sia la priorità per tutti! Garantire con risorse adeguate la transizione alla nuova fase prevista dalla legge in discussione è un impegno fondamentale per potere poi procedere verso una stagione di certezze di risorse e di diverse opportunità di programmazione per le cooperative di giornalisti e per le altre realtà non profit. Una stagione nella quale, finalmente, favorire innovazione e promozione di nuovi soggetti, che possano tornare ad illuminare sul piano dell’informazione tante province italiane che sono state, di fatto, negli ultimi tre anni, in molta parte del Paese, oscurate.

E le altre modifiche che ritenete indispensabili?
Vi sono poi altri tre modifiche da proporre con determinazione, consapevoli dell’impatto profondamente negativo che alcune norme finirebbero , per avere , se non modificate, sulle cooperative ed altre realtà non profit.
Vediamoli rapidamente. In primo luogo si prevede una dimensione massima dei contributi pubblici pari al 50 % dei ricavi al netto del contributo ricevuto. Un meccanismo poco chiaro, comprensibile dal punto di vista del Governo che vuole comunicare la necessità politica che il contributo pubblico sia comunque inferiore al 50% del totale dei ricavi ma che , in realtà, con l’attuale formulazione va ben oltre, penalizzando realtà che si sono strutturate, nel rispetto dell’attuale normativa per dare risposta informative di qualità, in particolare a livello locale.
Riteniamo sarebbe una scelta di buon senso quella di prevedere un’applicazione di questa specifica misura in modo progressivo, in due anni. Sarebbe un modo per favorire/imporre processi adeguati di ristrutturazione aziendale difficili, ma praticabili se dopo un sufficiente lasso di tempo di sperimentazione e riorganizzazione.
Un altro punto è quello delle anticipazioni: un nuovo meccanismo previsto nella norma approvata alla Camera prevede l’erogazione del 30 % anticipato a maggio di ogni anno e la corresponsione del residuo 70% al termine della verifica di congruità del procedimento. E’ in questo caso necessario innalzare la componente anticipazione al 50-70% per non gravare pesantemente dal punto di vista finanziario su realtà necessariamente poco capitalizzate (visto che sono cooperative di giornalisti a mutualità prevalente indipendenti e con scarso potere contrattuale con il credito). Ma, ciò che più conta e che fa la differenza è che il computo di questo valore percentuale avvenga non sul contributo erogato nell’anno precedente ma, invece, sul “contributo calcolato come determinato nel decreto”. Con questa piccola modifica (poco più di una parola) si otterrebbero di fatto quelle certezze che sono indispensabili per progettare sviluppo e innovazione per le imprese del comparto.
Infine andrebbe reintrodotto nel computo percentuale tra copie distribuite e vendute la naturale distinzione tra testate locali e nazionali: giusto, infatti, diminuire al 30% il rapporto tra copie distribuite e vendute per quanto concerne le testate locali, ma risulterebbe incomprensibile alzare questo rapporto per quelle nazionali. Non abbiamo avuto riscontro nella discussione alla Camera della ragione della soppressione di questa differenza: obblighi e costi differenti tra testate locali e nazionali richiedono il mantenimento di alcune regole differenti che tengano conto delle diverse specificità.
Con queste poche modifiche che non vanno ad intaccare la struttura della normativa approvata alla Camera ma che ne rendono coerente le ricadute su pluralismo e occupazione nel comparto e nell’indotto potremmo essere credo, di fronte, ad una buona nuova “legge per chi legge”.

Una riforma che dia impulso al settore deve considerare per forza di cose tutto l’indotto. Editori, distributori, esercenti, secondo lei per qualcuno degli interessati si poteva, e si può, fare qualcosa di più?
Credo che sia difficile fare molto, oggi, nella definizione della norma se si vuole che essa sviluppi rapidamente il proprio percorso parlamentare. Vediamo invece importante un confronto molto intenso e ravvicinato di confronto sui decreti delegati al Governo, certamente molto ampi: non mancano qui a mio avviso, le opportunità di individuare linee guida ed azioni indispensabili per migliorare e tradurre in regole chiare questi decreti. Su questo punto pare rilevante la disponibilità del Governo ad ascoltare, anche in questa fase delle scrittura dei decreti conseguenti all’approvazione della norma, le parti imprenditoriali e sociali.

Gli editori indipendenti come hanno preso questo primo passo in Parlamento?
Le conseguenze drammatiche dei tagli ex post di questi anni pesano ancora in modo angosciante sul futuro delle cooperative di giornalisti e delle altre realtà non profit. Il salutare, quindi, con grande favore il percorso avviato e il primo voto della Camera con l’istituzione del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’informazione non significa non avere il senso della realtà attuale: senza interventi urgenti a copertura del fabbisogno per il 2015 la legge di riforma rischia di celebrarsi in modo surreale: una legge per la riforma dell’editoria e per la promozione e tutela del pluralismo che si trasformerebbe in una delle più radicali riduzioni di fatto del pluralismo del Paese mai avvenute fino ad ora. Senza questa minaccia incombente e da rimuovere senza indugi da parte del Governo e del Parlamento la legge 2271 oggi al Senato ha in sé molti elementi positivi sul terreno dell’apertura, a certe condizioni di rigore professionale ed informativo, alle testate online; della promozione di nuove start up, dopo solo due anni dalla nascita; dell’innovazione tecnologica e organizzativa; della promozione di incentivi per nuove piattaforme multimediali tra le testate; degli incentivi agli investimenti pubblicitari sull’editoria locale; della dotazione di risorse certe per il futuro nell’alimentare il Fondo… Quindi vi è tra gli editori indipendenti il senso dell’urgenza di definire un quadro certo! e di rendere comunque veloce l’iter della legge. Vi è un’aspettativa che si possa migliorare il testo e il sentimento di una priorità assoluta! che la situazione del contributo 2015 possa essere risolta con urgenza.

Il testo base contiene buone proposte ma resta la questione delle deleghe al governo: avete avuto rassicurazioni su quello che l’esecutivo ha intenzione di mettere effettivamente sul piatto? Oppure questo punto rappresenta un rischio?
Il tema delle deleghe molto ampie al Governo su una materia così delicata come l’informazione è un tema di grande importanza anche per noi. Sappiamo, però, che la legge intende definire un quadro normativo, una cornice che indichi regole generali valide per tutti e facilmente leggibili anche dall’opinione pubblica. Ma sui decreti e sulla loro scrittura si giocherà, certamente, un’altra parte fondamentale di questo percorso di riforma: e noi siamo convinti che vi sia una disponibilità seria al confronto di merito da parte del Governo. Ci pare che una certa mediazione nel confronto sulle deleghe al Governo sia già avvenuta positivamente con il voto della Camera. Ma è anche nostro compito vigilare ed essere propositivi in un confronto che attendiamo di poter avviare a breve.

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