Editoria

Report vince contro il Garante Privacy: il Tribunale di Roma smonta la sanzione

Il Tribunale di Roma dà ragione a Report sulla sanzione di 150.000 euro comminata dal Garante della privacy.
Oggetto della sentenza è la messa in onda delle conversazioni telefoniche tra l’ex Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, e la presunta amante dell’epoca, Maria Rosaria Boccia.
La vicenda assunse agli onori delle cronache e indusse il Ministro alle dimissioni dopo una accorata difesa delle sue ragioni su Raiuno, con un monologo che sembrava ispirato alla più intensa sceneggiata napoletana.
Il Garante della privacy aprì immediatamente un’istruttoria che ha sonnecchiato negli uffici dell’istituzione, anche se i commissari stanno facendo di tutto per rendere ridicola la stessa, fini a subire un’improvvisa accelerazione. Ad avviso di molti il tempo trascorso non è servito ai Commissari per riflettere sulle questioni giuridiche in discussione, ma è l’ordinario trattamento dei procedimenti che non solleticano l’attenzione dei vertici dell’Autorità. Che, infatti, hanno alacremente lavorato al provvedimento che ha determinato la sanzione dopo gli attacchi che Report ha mosso direttamente al loro operato, con un atteggiamento più vicino alla disamistade sarda che a un serio atteggiamento istituzionale.
Ma tanto tuonò che dai cannoni dell’Autorità tuonò la sanzione che tanto clamore ha scatenato.
Ad avviso del Tribunale di Roma il provvedimento, così a lungo studiato, la pubblicazione dell’intercettazione telefonica era non solo legittima, ma addirittura necessaria in quanto poteva “scongiurare il rischio di ingenerare nello spettatore il sospetto di ricostruzioni artificiose o faziose da parte del giornalista. D’altronde, ciò risulta coerente con la stessa fisionomia del giornalismo di inchiesta, ‘impegnato’ nella divulgazione di fatti quanto più fedeli alla realtà storica”.
Inoltre la vicenda, per quanto caratterizzata dai toni scabrosi del gossip, era di interesse pubblico per il ruolo ricoperto ai tempi dal pugnante Ministro della Cultura. Ma ancor di più il Tribunale di Roma ha ritenuto che un procedimento amministrativo debba rispondere anche nei tempi a termini perentori e che, quindi, il provvedimento fosse tardivo. Per il resto tutto resta come è, tre dei quattro commissari restano al loro posto, a far che, ma soprattutto con quale faccia, non è dato sapere.

Enzo Ghionni

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