Scende in campo il comitato di redazione dell’Approfondimento Rai per difendere Report. E lo fa con un lungo comunicato in cui attacca chi, a sua volta, accusa la trasmissione diretta da Sigfrido Ranucci. Definendo le proteste di chi non ama il programma come atti al limite del bullismo. Specialmente quelli che arrivano dalla politica. Nella giornata di ieri, il Cdr Approfondimento Rai ha alzato la voce: “Sono sconcertanti gli attacchi di questi giorni da parte di forze politiche nei confronti di Report e dei nostri giornalisti. Prima la notizia del deposito di una querela presentata da un partito intero, Fratelli d’Italia, contro Giorgio Mottola, giornalista di Report. Poi le minacce fisiche da parte di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni, di Alternativa popolare, contro il conduttore Sigfrido Ranucci, al quale ha promesso schiaffoni perché Ranucci gli avrebbe dato del malato di mente”.
Una puntualizzazione: “Il conduttore – chiariscono i giornalisti del Cdr Approfondimento – ha usato l’aggettivo ‘malata’ non riferendosi al sindaco bensì alla prassi dei finanziamenti circolari tra politica e soggetti privati. Dai fatti di questi giorni emerge chiaro il quadro: attacchi diretti alla libertà di informazione dei nostri giornalisti al di fuori dalla dialettica civile allo scopo di intimidire. Una strategia poco lusinghiera per la stessa categoria della politica, evidente segnale di debolezza che dovrebbe preoccupare tutti”.
Il giudizio dei colleghi di Ranucci è tranchant: “La denuncia del partito di governo, infatti, è in sede civile con una richiesta di risarcimento economico di 50mila euro. Quando un soggetto politico non trova altra argomentazione per affrontare la Stampa che tentare di mettere in difficoltà economiche chi fa il proprio mestiere, vuol dire che non ha altri strumenti, non di meno chi minaccia percosse”. Il Cdr Approfondimento Rai, pertanto, fa sapere che “si augura che il partito Fratelli d’Italia ritiri la querela sia in nome della libertà di Stampa, che in nome della dignità della politica, la quale non dovrebbe sposare pratiche più vicine al bullismo che al confronto tra persone civili”.
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