Editoria

“Remunerazione dei giornalisti è requisito centrale per il pluralismo in rete”

È una questione basilare: serve una remunerazione seria e dignitosa per i contenuti giornalisti, anche se non soprattutto in rete, per garantire la sopravvivenza del pluralismo. Si tratta, come ha detto il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella, di una questione di “grande importanza”. Ed è vero. Se le paghe in Italia sono generalmente basse, quelle di chi lavora a contenuti giornalistici in rete sono al di sotto di ogni media, già infima, nazionale. Ammesso, e non concesso, che si venga sempre pagati. Ma questa è un’altra storia. Anzi, no: è l’altro corno del dilemma. Dal momento che in tanti, troppi, non pagano, scucire qualche soldo, una mancia, a chi perde tempo a confezionare pezzi diventa già un qualcosa di cui, magari, essere pure riconoscenti. Per Lasorella, invece, “la remunerazione dei contenuti giornalistici, quindi la remunerazione dei giornalisti, quindi anche un incentivo al giornalismo di qualità, è una condizione per il pluralismo in rete e questo è un dato di grande importanza”. Ma non è tutto: “Agcom lo ha riconosciuto attraverso il proprio regolamento in attuazione di una legge dello Stato che ha interpretato in modo estremamente intelligente una direttiva europea, e la Corte ha avallato questa interpretazione. Ovviamente il mondo si evolve, c’è l’intelligenza artificiale, quindi queste regole andranno adattate al nuovo contesto, ma è un punto di partenza molto importante”. Una partenza già sembra qualcosa in un mondo che, altrimenti, non si muove per niente. Sull’Ai, poi, Lasorella aggiunge: “Abbiamo istituito un tavolo di confronto tra editori e piattaforme in modo tale che anche a livello nazionale su base volontaria possano essere affrontate e risolte anche attraverso il dialogo una serie di questioni che sono fondamentali», ha poi ribadito il presidente Lasorella, ricordando la segnalazione inviata alla Commissione Europea, competente per le grandi piattaforme, «sulla questione del rispetto del Dsa e del principio della tutela del pluralismo, quindi dell’obbligo delle piattaforme di adottare strumenti di mitigazione rispetto al rischio per il pluralismo”.

Luca Esposito

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