Rassegna Stampa del 24/08/2018

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Indice Articoli

Doppio abbonamento al giudizio Antitrust

Dall’ Amica geniale agli idoli trap TimVision racconta l’ Italia di oggi

Uk, da ott fondi a Bbc e stampa

Chessidice in viale dell’ editoria

CONCESSIONI L’ AVVISO 5S A BERLUSCONI

“Caserta è una città anonima” Polemica sulla guida turistica Rough

L’ ASSALTO DEI GIGANTI DELLA SILICON VALLEY AI DEPUTATI EUROPEI PER IL COPYRIGHT

Francesco studia da Raimondo

Doppio abbonamento al giudizio Antitrust

Il Mattino

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Per la seconda settimana di fila, la partita del Napoli sarà visibile soltanto sul canale streaming Dazn, che ha evidenziato parecchi problemi di natura tecnica in occasione del debutto sabato con Lazio-Napoli. Dopo aver raccolto i numerosi reclami di tifosi che si sentono vessati anche dalla vicenda del doppio abbonamento Sky-Dazn, l’ Aidacon Consumatori, di cui è presidente l’ avvocato Carlo Claps, ha inviato un esposto all’ Autorità Garante della concorrenza e del mercato (l’ Antitrust) che dovrà pronunciarsi su eventuali pratiche commerciali scorrette. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Dall’ Amica geniale agli idoli trap TimVision racconta l’ Italia di oggi

Il Messaggero

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IL FENOMENO Il mondo femminile, con The Handmaid’ s Tale e Killing Eve. Quello giovanile, con Dark Polo Gang – La serie e SKAM. Le storie degli immigrati di seconda generazione in Bangla (in love). Gli artisti esordienti, i registi under 30, il cinema di genere. In pratica l’ Italia di oggi, «raccontata nei suoi pregi e nei suoi difetti». A una settimana dall’ esordio, in anteprima alla Mostra di Venezia, delle prime puntate della serie tv L’ Amica geniale, TimVision fa il punto sul proprio listino, scommettendo sulla saga tratta dai romanzi di Elena Ferrante (serie Hbo-Rai Fiction e TimVision, prodotta da Wildside e Fandango) per affermare la propria identità di «Netflix italiana». Distribuita on demand in autunno, in contemporanea con Rai, L’ Amica geniale è, per la presidente esecutiva TimVision Production, Daniela Biscarini, «uno dei nostri investimenti più importanti in termini economici, da quando abbiamo avviato l’ attività di produzione nel gennaio 2017. Anche se non abbiamo budget miliardari, abbiamo voluto scommettere su un progetto che abbiamo selezionato tra oltre 200 proposte. L’ offerta ci è arrivata da Wildside, che aveva già alle spalle una coproduzione Rai che lasciava spazio ai diritti che ci interessavano, quelli dell’ on demand. L’ Amica geniale oggi ci porta a Venezia, in una vetrina importantissima per dimostrare che il catalogo di TimVision, in acquisizione e produzione, sta crescendo in maniera importante». Ma soprattutto sta crescendo in una direzione precisa, dettaglio fondamentale in un mercato – quello dello streaming on demand – in cui possedere una linea editoriale può fare la differenza nell’ orientare gli utenti. «La nostra linea consiste nell’ essere consapevoli del Paese. Non vogliamo imitare Netflix, vogliamo interpretare l’ Italia di oggi dandogli un volto moderno. Netflix è un colosso mondiale. Noi vogliamo concentrarci sul nostro mercato». Spazio, allora, a chi fino a oggi si era sentito tagliato fuori dal circuito produttivo italiano. Le donne, raccontate dietro alla macchina da presa (Tito e gli alieni di Paola Randi) o nelle serie tv (L’ amica geniale ma anche Killing Eve, serie preacquisita da TimVision mentre era in lavorazione e che sarà distribuita in autunno, «con due protagoniste non allineate al femminile tradizionale»), i nuovi italiani (la commedia Bangla (in love) dello youtuber italobengalese Pahaim Bhiuiyan), e soprattutto gli esordienti: dopo Manuel di Dario Albertini, uscito a maggio, TimVision porterà al cinema Ride, thriller adrenalinico di Jacopo Rondinelli, e Dogsitter, per la regia di Fulvio Risuleo, 27 anni. «Abbiamo già raggiunto un milione e seicentomila clienti e puntiamo a raggiungere i 4 milioni e mezzo entro il 2020, come previsto nel nostro piano industriale». Con un obiettivo: diventare lo streaming più amato dagli italiani. Ilaria Ravarino © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Uk, da ott fondi a Bbc e stampa

Italia Oggi
MARCO LIVI
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I big di internet potrebbero presto dover contribuire nel Regno Unito al finanziamento della tv di stato, la Bbc, così come a un fondo destinato alla stampa. Il leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, lo ha annunciato durante l’ Edinburgh TV festival, che si tiene ogni agosto nella capitale scozzese: «Pochi giganti della tecnologia e miliardari irresponsabili controlleranno vaste aree del nostro spazio pubblico e dei nostri dibattiti», per questo un intervento è necessario dal momento che questi sono «monopoli digitali che traggono profitto da ogni ricerca, condivisione e like che noi facciamo». Nelle proposte elencate da Corbyn c’ è una tassa sugli over the top per la licenza digitale che aiuterà a finanziare la Bbc ma anche un fondo indipendente per sovvenzionare il giornalismo del servizio pubblico. I fondi servirebbero per permettere alla Bbc di competere molto più efficacemente con i giganti digitali come Netflix, Amazon, Google e Facebook. Corbyn ha ricordato anche quanto accaduto in altri paesi europei: «Google e gli editori di notizie in Francia e Belgio sono stati in grado di arrivare a un accordo. Se non possiamo fare qualcosa di simile qui, ma su una dimensione più ambiziosa, dovremo considerare l’ opzione di imporre una tassa sui monopoli digitali per creare un fondo per i media di interesse pubblico». Altri fondi derivanti dalla tassazione degli Ott saranno diretti a iniziative di informazione locale e investigativa che a fatica di solito riescono ad andare avanti. Corbyn e i suoi collaboratori sono stati influenzati su questo punto dalle lamentele dei sopravvissuti della Grenfell Tower: l’ assenza di giornalisti locali, diminuiti dopo i tagli nei giornali, avrebbe contribuito alla permanenza di condizioni non sicure nella zona ovest di Londra. Secondo i residenti, la stampa è stata assente e così non c’ è stato eco sulle proteste della comunità riguardanti la sicurezza del nuovo rivestimento. Corbyn non ha detto quanti soldi si potrebbero richiedere alle grandi società tecnologiche o quali esattamente sarebbero obbligate a pagare la tassa. Una proposta vedrebbe le aziende dell’ industria dei media online contribuire in base alla loro quota di mercato. Fra le proposte di riforma del leader dei laburisti, anche la possibilità per i cittadini britannici e per il personale della Bbc di eleggere membri del consiglio di amministrazione dell’ emittente pubblica. Un passo che in Italia è già stato fatto con l’ introduzione del rappresentante dei dipendenti Rai. Chi paga l’ abbonamento sceglierebbe quindi i propri rappresentanti probabilmente attraverso un voto online utilizzando gli account Bbc che si usano per accedere a servizi come iPlayer. © Riproduzione riservata.

Chessidice in viale dell’ editoria

Italia Oggi

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Facebook/1, lascia Dan Rose, uno dei primi manager. Dan Rose, uno dei primi dirigenti di Facebook, ha annunciato sulla sua pagina del social che lascerà il gruppo fondato da Mark Zuckerberg. Rose è entrato nel social network nel 2006 e ha da sempre avuto come capo diretto la direttrice operativa Sheryl Sandberg. Rose ha detto che si trasferirà alle Hawaii dove la sua famiglia ha vissuto nell’ ultimo anno: non cercherà un’ altra posizione manageriale. Ha in programma invece di «rimanere attivo attraverso consulenze e investimenti in aziende», ha detto. La partenza di Rose rappresenta un’ altra uscita chiave per Facebook mentre sta cercando di combatte gli scandali sulla privacy degli utenti e il suo modello di business basato sulle pubblicità che spesso diffondono fake news. Il capo della sicurezza, Alex Stamos, ha lasciato all’ inizio di questo mese e il capo dell’ ufficio legale, Colin Stretch, ha annunciato la sua partenza a luglio. Facebook/2 rimuoverà l’ app Onavo Protect dallo store Apple. Facebook intende rimuovere la sua app per la sicurezza dei dati dall’ app store di Apple dopo che il produttore di iPhone ha stabilito che il servizio viola le politiche di raccolta dei dati. Facebook ha infatti utilizzato i dati raccolti attraverso l’ app per tracciare i rivali e individuare nuove categorie di prodotti. L’ app, chiamata Onavo Protect, è stata scaricabile gratuitamente tramite l’ App Store per anni, con aggiornamenti regolarmente approvati dalla commissione di revisione delle app di Apple. Onavo consente agli utenti di creare una rete privata virtuale che reindirizza il traffico internet a un server privato gestito da Facebook. L’ app avverte anche gli utenti quando visitano siti potenzialmente dannosi. Il social media è in grado di raccogliere e analizzare l’ attività degli utenti di Onavo per avere un’ idea di come le persone usano i loro telefoni oltre le app del social. Facebook, nel frattempo, ha rimosso l’ app myPersonality per non aver accettato un audit e per aver condiviso i dati di circa 4 milioni di utenti con ricercatori e altre società. Calcio, la Serie B debutta su Dazn. Da oggi la Serie Bkt debutterà su Dazn, il servizio di streaming live e on demand del gruppo inglese Perform. La prima partita sarà Brescia-Perugia. Inoltre tutti gli incontri del campionato cadetto saranno trasmessi in diretta dal servizio di streaming live e on demand; tra questi, 8 dei 9 match di ciascuna giornata saranno in esclusiva perché l’ incontro del venerdì sarà trasmesso anche dalla Rai. Dazn per ogni partita di Serie Bkt, oltre alla diretta con il commento dai campi, un’ analisi introduttiva del match e le interviste dal terreno di gioco, all’ intervallo («mini flash») e al triplice fischio finale («super flash»). Gli US Open disponibili con TimVision su Eurosport. Da lunedì 27 agosto tutti i clienti di TimVision, il servizio on demand di Tim, potranno seguire su Eurosport Player gli US Open 2018 in diretta sulla tv o in mobilità sul proprio smartphone grazie all’ accordo siglato lo scorso anno. Ogni giorno, dalle 17 fino al mattino successivo, i clienti TimVision potranno accedere alla programmazione che prevede 250 ore di diretta e oltre dieci campi live in contemporanea, oltre agli approfondimenti con il magazine Game, Schett and Mats condotto da Mats Wilander e Barbara Schett, e la rubrica The Coach con i consigli tecnico-tattici di Patrick Mouratoglou in realtà aumentata. Sportweek in edicola domani con lo speciale Serie A. Domani Sportweek sarà in edicola con un’ edizione brossurata di 170 pagine, con uno speciale Serie A 2018/19 e la guida completa al campionato: analisi, previsioni e consigli per scegliere i giocatori giusti per le fantasquadre. Il magazine settimanale de La Gazzetta dello Sport presenta le probabili formazioni, tutte le rose aggiornate delle 20 squadre protagoniste della Serie A, i top player per ogni squadra e le formazioni ideali, le cifre di tutto il campionato, il mercato, gli stipendi dei calciatori, i numeri e le curiosità di ogni team. Lucisano porta in tv Sienna, serie ispirata al crack della finanza nella città Toscana. La società di produzione cinematografica Lucisano Media Group ha iniziato lo sviluppo di una serie tv ispirata a uno dei più grandi scandali finanziari internazionali, che ha visto la città di Siena come centro nevralgico. La sceneggiatura della serie è stata affidata a tre autori: Lirio Abbate, Giacomo Durzi e Tommaso Matano. Prendendo spunto dalle vicende di cronaca, Sienna è la storia di una famiglia italiana, intorno alla quale si sviluppa quel «groviglio armonioso» che ha legato i senesi alla politica e alla finanza nazionale, alle istituzioni, alla massoneria e alla borghesia industriale. Un sistema che si costruisce nel corso di diversi anni per poi collassare fragorosamente nel giro di breve. Su Tv2000 il viaggio del Papa in Irlanda domani e domenica. In diretta su Tv2000 il viaggio di Papa Francesco a Dublino in occasione dell’ Incontro Mondiale delle Famiglie, domani e domenica. L’ emittente della Cei in collaborazione con Vatican Media dedica una programmazione speciale al viaggio del Papa con collegamenti con gli inviati, servizi e approfondimenti.

CONCESSIONI L’ AVVISO 5S A BERLUSCONI

La Repubblica
ALDO FONTANAROSA
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Vogliamo rivedere tutte le concessioni: autostrade, televisioni, ma anche ferrovie, telecomunicazioni, acqua minerale… Chi non ha ricevuto favori non ha nulla da temere ma per gli altri è arrivato il momento di fare ordine Stefano Buffagni Il sottosegretario 5S agli Affari regionali ieri su Facebook Quando il 26 aprile Luigi Di Maio invocò una legge sul conflitto di interessi, subito Berlusconi gridò all’«esproprio proletario». Erano liti post elettorali. Ora Berlusconi fronteggia un pericolo più concreto. Il fondatore di Mediaset e di Forza Italia probabilmente dovrà pagare di più – come contributi annui e diritti amministrativi – per le frequenze che veicolano i programmi del suo gruppo tv. Stefano Buffagni, giovane sottosegretario agli Affari regionali, M5S, l’ ha lasciato intendere in due interviste. Lo Stato, con la legge di Stabilità 2016, si è dato un obiettivo. Ogni anno vuole 32,8 milioni dalle società delle frequenze (quella di Berlusconi è Elettronica Industriale, la creò Galliani). Gli editori nazionali versano 2 milioni 42 mila 58 euro l’ anno per ogni rete di ripetitori. E Berlusconi ha 5 reti. In realtà, lui paga meno (1,2 milioni per rete, ma la cifra è ufficiosa) perché gode di due sconti previsti dal decreto in materia (del 13 aprile 2017) e auspicati dalla Ue. Il primo sconto scatta perché la sua Elettronica Industriale ospita editori tv emergenti; il secondo perché trasmette con tecnologie innovative (come il Dvb-T2). Il governo proverà a aumentare gli importi dei contributi con la legge di Bilancio, poi con un decreto (ma servirà anche un passaggio dal Garante per le Comunicazioni). Mediaset ha utili netti per 90,5 milioni. Non tanti. Dunque guarda con ansia a un possibile aggravio, che avrebbe un significato anche simbolico. Per la prima volta da quando è in politica, Berlusconi sarebbe vittima di un colpo diretto ai suoi beni materiali.

“Caserta è una città anonima” Polemica sulla guida turistica Rough

La Stampa

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Scoppia la polemica dopo la pubblicazione della guida Rough «Italia del Sud e isole», edita in Italia da Feltrinelli. L’ accusa è quella di aver offeso Caserta, che tra le pagine della pubblicazione viene definita «una città anonima». In tanti invocano il boicottaggio della guida e ieri il sindaco della città campana Carlo Marino ha annunciato un’ azione legale per quello che considera un grave danno d’ immagine. Le più aspre sono le reazioni dei politici. Quella del presidente della Provincia Giorgio Magliocca, di alcuni consiglieri regionali e dei sindaci delle località vicine. La stessa casa editrice Feltrinelli prende le distanze dai giudizi: «Siamo il concessionario italiano di Rough Guide. I giudizi degli autori delle guide non rappresentano il punto di vista dell’ editore né del Gruppo Feltrinelli». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

L’ ASSALTO DEI GIGANTI DELLA SILICON VALLEY AI DEPUTATI EUROPEI PER IL COPYRIGHT

La Stampa

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N on c’ è solo il Russiagate, non ci sono solo gli hacker di San Pietroburgo, c’ è anche un altro piccolo ma influente sabotaggio politico, questa volta contro l’ Unione europea e su iniziativa americana, più precisamente di alcune aziende della Silicon Valley. «Anatomia di un hackeraggio politico», ha scritto il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, titolando un’ inchiesta giornalistica secondo cui dietro la campagna Saveyourinternet.eu che ha inondato le caselle postali di ciascuno dei 751 deputati europei con 70 mila email, più tweet e telefonate, fingendo una campagna popolare di massa contro la direttiva europea sul copyright, ci sarebbero invece un’ associazione di industriali digitali americani, di cui fanno parte Google e Facebook, e la fondazione Open del finanziere filantropo George Soros, spauracchio dei sovranisti europei ma, in questa occasione, curiosamente alleati. Secondo il quotidiano tedesco, la campagna è partita su iniziativa di Copyright for Creativity e dei lobbisti di N-Square, la cui holding, Kdc Group, lavora tra gli altri anche per Google. L’ inchiesta della Faz denuncia anche la violazione della direttiva sulla protezione dei dati Gdpr e svela un’ intesa con un’ ambigua società russo-inglese di advertisment online, nota per fare da concessionaria pubblicitaria a numerosi siti illegali che violano il copyright. A inizio luglio, anche grazie alla campagna popolare (ma fake) in difesa di Internet, il Parlamento ha bocciato la direttiva sul copyright, in particolare gli articoli 11 e 13 che avrebbero costretto le grandi piattaforme digitali, da Facebook a Google, a pagare alcuni miliardi di euro agli editori, e quindi agli autori e agli artisti, a compensazione degli ingenti ricavi ottenuti dalla veicolazione dei contenuti giornalistici e artistici altrui. Sembra un meccanismo astruso, una materia da Azzeccagarbugli, ma nonostante le difficoltà e le incongruenze tipiche di una norma burocratica europea, in realtà la direttiva è il primo tentativo serio di far pagare alle grandi multinazionali digitali i contenuti prodotti dalle aziende editoriali, grazie ai quali le piattaforme di Internet intascano miliardi di euro in un battibaleno. L’ esempio, banale ma che aiuta a capire, è quello dei meme sui social: un utente condivide una fotografia scaricata da Internet, le piattaforme digitali guadagnano dalla diffusione virale di quell’ immagine, ma il fotografo, o l’ editore che ha commissionato quel servizio fotografico, non sono retribuiti. Sono molti, alcuni anche condivisibili, gli argomenti contrari alla direttiva sul copyright, ma certo non giova alla loro credibilità camuffare da iniziativa dal basso, per di più in difesa della libertà di Internet, una campagna di lobbying sui rappresentanti democratici dei cittadini europei per evitare ad alcuni monopolisti americani una riduzione dei loro profitti multimiliardari. Tra il 10 e il 12 settembre, il Parlamento europeo tornerà a votare su una versione di compromesso degli articoli 11 e 13 della direttiva: sarà il caso che i parlamentari italiani, a cominciare dai tanti assenti di luglio, sappiano distinguere tra legittime rivendicazioni e campagne fake e comprendano che un sistema che monetizza l’ uso virale che gli utenti fanno di contenuti prodotti da qualcun altro funziona molto bene per le grandi corporation digitali, diverte e informa gli utenti, ma manda in bancarotta i produttori di quei contenuti. Non è roba di poco conto, perché chi informa il dibattito pubblico, ovvero la catena debole del ciclo contenuti-utenti-social, alla lunga non potrà reggere e quindi a circolare rimarrà solo robaccia, più di quanto ce ne sia già adesso. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Francesco studia da Raimondo

Libero

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EMILIA SANTINI A volte la tv è fatta di paradossi. Può succedere per esempio che, dopo essersi accaparrata Shonda Rhimes, ossia la produttrice più potente d’ America, e il papà dei Simpson Matt Groening, la piattaforma Netflix si picchi ora di lavorare con Francesco Facchinetti. Esatto. Il figlio dei Pooh. Lo sostiene il settimanale Nuovo, lo riprende il sito TvBlog: Netflix starebbe corteggiando Francesco Facchinetti per realizzare una sitcom con protagonisti lui e sua moglie. Per intenderci, una sorta di Casa Vianello generazione 2.0. A raccontarlo è lo stesso Facchinetti: «Netflix ci ha proposto di realizzare una sitcom: mi fa molto ridere che i primi a pensarci non siano stati gli italiani ma gli americani. È due anni che ci rincorriamo dietro questo format, ritornerò presto a parlarne con loro». Ovvio che lo farà: Netflix è un colosso al quale solo un folle risponderebbe picche. Però siamo proprio sicuri che questo matrimonio s’ ha da fare? Il progetto di una sitcom alla Casa Vianello è assai rischioso. Tanto per incominciare, come eredi di Sandra e Raimondo si sono già prenotati Ilary Blasi e Francesco Totti. Anche se non si è mai capito quanto sia fondato il progetto seriale che li vede coinvolti (lo annunciano ogni due per tre, senza mai quagliare…), nell’ immaginario italiano ci sono loro. Facchinetti dovrebbe dunque confrontarsi con tale termine di paragone che, per quanto immaginario, è scomodo: Totti non si tocca (a prescindere) per mezza Roma, e Ilary ci aveva già convinta con gli spot della Vodafone. Una bella gratta da pelare, dunque. Poi c’ è da capire il salto web – tv. Molta gente c’ è finita morta ammazzata: i The Pills, per esempio, ma anche i super talentuosi The Jackal, il cui film «Addio fottuti musi verdi» non è stato all’ altezza delle aspettative. Purtroppo non basta avere seguito sui social per funzionare in tv. Stando a quanto riportato da Nuovo, il progetto di Netflix trarrebbe invece spunto proprio dal successo riscosso dai post di Facchinetti. Ogni giorno l’ ex dj Francesco è solito caricare amabili video con protagonista la sua famiglia: la moglie Wilma e i figli Mia, Leone, Lavinia e Lollie. Alcuni sono molto simpatici e autoironici, e le sue pagine sono seguite da uno stuolo di oltre 1,20 milioni di cristiani. E questo solo contando Twitter. Però, come dicevamo, potrebbe non bastare. Altro problema: il genere sitcom è complesso. Fatichiamo come dei dannati a fare un buon crime, e spesso ci riusciamo solo tirando in ballo la mafia, figuriamoci quale rischio corriamo con la sitcom, il cui ultimo esperimento è ancora ricordato con un certo ribrezzo: Ombrelloni della Rai… Però, appunto, Netflix è Netflix e Facchinetti potrebbe decidere di osare. In quel caso, siamo con lui purché cambi il titolo del progetto: The Facchinettis grida vendetta… riproduzione riservata Francesco Facchinetti (38 anni) con la moglie Wilma Helena Faissol (36): marito e moglie pronti allo sbarco su Netflix.

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