Rassegna Stampa del 16/06/2018

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Indice Articoli

Rai, 15 dipendenti in gara per il Cda (aiutino per Natale)

Quando la Voce del padrone entra in redazione

Mediaset tratta con Perform: sul calcio spunta l’ ipotesi Infinity

Mondadori, asse con i giornalisti per sanare i periodici

Via libera dall’ Europa a Comcast-Sky

Buoni dividendi per i Bernabei con i serial tv soprattutto Rai

Sky, via libera dell’ Unione europea all’ offerta targata Comcast

Radio Italia, inizia Il Concerto

Sky Italia mette in stand by l’ intesa per l’ esclusiva di Fox Sports

Tustyle e Confidenze, vendita congelata

Chessidice in viale dell’ Editoria

Mondadori non cede«Confidenze» e «TuStyle»

Dal tentativo fallito di Mediaset-Vivendi al patto di Sky

Rivolta 5S su nomine e statuto E Fico lancia l’ allarme Rai

Rai, 15 dipendenti in gara per il Cda (aiutino per Natale)

Il Fatto Quotidiano
Gianluca Roselli
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Non sono 236 come i candidati al Cda Rai in Parlamento, sono solo 15, ma la battaglia sarà agguerrita lo stesso. Parliamo dei candidati interni della Rai per la carica di consigliere d’ amministrazione. Secondo la nuova normativa, infatti, dei 7 nuovi membri del Cda di Viale Mazzini, uno sarà eletto tra i dipendenti. I curricula iniziali erano 18 ma, dopo la scrematura da parte di una commissione esterna, si sono ridotti a 15. Scelta che ha sorpreso chi si aspettava che alla fine restassero solo 4-5 nomi. “Si è scelta l’ opzione di usare la manica larga e di tenere tutti dentro”, commenta una fonte interna all’ azienda. Ma così i giochi si sono scompaginati: la maggiore frammentazione del voto potrebbe produrre notevoli sorprese e nessuno ha la vittoria in tasca. Il voto tra i dipendenti si svolgerà in contemporanea alle votazioni del Parlamento (che elegge 4 consiglieri, altri 2 invece sono nominati dal Tesoro), intorno alla metà di luglio. In prima fila c’ è Roberto Natale: l’ ex portavoce di Laura Boldrini (che in passato è stato alla guida di Fnsi e Usigrai) è rientrato da qualche tempo in azienda, nel settore della comunicazione istituzionale. E da poco gli è stata assegnata la dirigenza del segretariato sociale, ovvero la struttura che si occupa di seguire l’ organizzazione delle campagne benefiche. Una notizia che ha fatto alzare in azienda qualche sopracciglio, visto il suo ruolo di candidato al Cda per l’ Usigrai, il principale sindacato interno dei giornalisti, che proprio in questi giorni andrà a congresso, con la probabile riconferma a segretario di Vittorio Di Trapani. Il problema, per Natale, è che in Rai i giornalisti sono solo 1.800 su circa 13 mila dipendenti. Non ci sarebbero problemi se gli altri sindacati avessero scelto di convergere sul candidato Usigrai, ma questo non è accaduto: anzi, da più parti, tra Saxa Rubra e Viale Mazzini, si è manifestato il desiderio che in Cda vada un uomo dell’ azienda e non un giornalista. Altra candidatura di peso è quella di Gianluca De Matteis (funzionario alle relazioni istituzionali), in rappresentanza di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, con un’ intesa tra la triplice e il sindacato di destra, miracoli che riescono solo al cavallo di Viale Mazzini. Altri candidati espressione dei sindacati sono Piero Pellegrino di Snater, Ferdinando Clemenzi di Snap e Maurizio Fattaccio (responsabile affari fiscali) di Libersind. Stefano Ciccotti (chief Technology officer, l’ ufficio che si occupa dei progetti tecnologici) è il candidato di Adrai, l’ associazione dei dirigenti (circa 400 persone). Ci sono poi due candidati di Indignerai, il movimento “Rai bene comune” creato da Riccardo Laganà (operatore televisivo), che si presenta insieme a Emidio Grottola (avvocato). Poi ci sono Angelo Costantini (internal auditing), Alessandro Currò (coordinamento sedi), la direttrice di Rai Gold Roberta Enni, Alessandra Paradisi (dopo anni alle relazioni internazionali ora è vicedirettore nell’ area chief technology officer) e Lorenzo Mucci (dirigente di produzione). Infine, ammessi anche Irma Bono (sindacalista) e Fabrizio Carletti (ingegnere). Sarà interessante ora vedere se tutti i candidati resteranno in corsa fino alla fine, in una sorta di tutti contro tutti, oppure se si metteranno in moto convergenze o alleanze, con il ritiro di qualcuno in favore di qualcun altro. Nel frattempo, specialmente dai candidati fuori dai giochi sindacali, si chiede trasparenza e spazi di confronto per tutti. “Al momento abbiamo a disposizione solo una casella di posta, sarebbe necessario uno spazio per illustrare il programma, con incontri in collegamento web con le sedi regionali”, racconta un candidato. “Non si può fare campagna elettorale solo via mail”, dice un altro. Insomma, a Viale Mazzini la battaglia è solo cominciata e nessuno azzarda ipotesi su come andrà a finire. Con 15 candidati in campo e un malcontento diffuso tra i dipendenti, può succedere di tutto.

Quando la Voce del padrone entra in redazione

Il Fatto Quotidiano
Giovanni Valentini
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“Io con i giornalisti non parlo, parlo con le proprietà dei giornali”. (Winston Churchill) Non è uno scandalo che un editore scriva sul proprio giornale, per esprimere un’ opinione personale o anche un dissenso rispetto all’ orientamento del suo direttore e della sua redazione. Anzi, quando avviene alla luce del sole, può essere perfino un bene, una prova di libertà, una dimostrazione del rispetto dei ruoli e della dialettica interna, che rafforza quella testata e ne accresce la credibilità. D’ altra parte, è l’ editore che sceglie e nomina il direttore, dopo aver concordato con lui la linea politico-editoriale a norma di contratto. E infatti, quando questo rapporto si logora o si spezza l’ editore licenzia il direttore, com’ è accaduto recentemente anche al Mattino di Napoli che appartiene al gruppo del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone. Non c’ è niente di scandaloso, dunque, nel fatto che nei giorni scorsi il proprietario del Foglio, Valter Mainetti, presidente di Sorgente Group e in quanto tale imprenditore immobiliare, abbia inviato a quel giornale una lettera apparsa in prima pagina sotto il titolo vagamente ironico “La Voce del Padrone”, manifestando il proprio disaccordo rispetto all’ atteggiamento critico del quotidiano nei confronti del governo Conte. Se il direttore non avesse voluto pubblicarla, a suo rischio e pericolo avrebbe anche potuto rifiutarsi di farlo, magari preparandosi a pagarne le conseguenze di persona. E infatti, Claudio Cerasa ha replicato in calce per confermare la propria posizione e rivendicare la propria libertà, dichiarandosi sempre disposto a ospitare le critiche del professor Mainetti. Di scandaloso, c’ è piuttosto il fatto che in questo caso si confondono la figura dell’ editore e quella del “padrone”, com’ è stato definito nello stesso titolo del giornale. Non basta, infatti, essere proprietari di una testata per diventare editori. Né basta disporre di risorse finanziare e rischiare i propri capitali. Tant’ è che a volte certi editori, pur non avendo abbastanza soldi per mantenere un giornale, continuano a essere e a fare gli editori. Occorre anche la tensione ideale, la passione civile, l’ impegno morale. Un esempio per tutti: alla guida del gruppo L’ Espresso-Repubblica, Carlo Caracciolo è stato indubbiamente un grande editore illuminato; mentre Carlo De Benedetti non è riuscito mai a diventarlo, benché conservi tuttora la carica di “presidente onorario”. Ma per molti anni l’ Ingegnere ne è rimasto “proprietario”, azionista di riferimento, diciamo pure “padrone”. Ora la verità è che in Italia, come qui abbiamo già scritto altre volte, quelli che un tempo si chiamavano “editori puri”, cioè senza interessi estranei di carattere industriale, economico o finanziario, vanno purtroppo scomparendo e si possono contare sulle dita di una mano. Questa è ormai una razza in via di estinzione, da proteggere come il panda del Wwf. E se un proprietario sente la necessità di scrivere al suo giornale per esprimere pubblicamente il proprio dissenso, e magari prendere le distanze per motivi di opportunità, allora si pone un problema di trasparenza e di correttezza nei confronti di tutta l’ opinione pubblica. Nessuno vuole fare il processo alle intenzioni di nessuno. Ma quando un imprenditore fa sentire “la voce del padrone” a un direttore e a una redazione, o peggio ancora cerca di strumentalizzare il giornale per difendere i suoi interessi aziendali, rompe il patto di fiducia con quella testata e con i suoi lettori. E così dimostra nei fatti di non essere un vero editore.

Mediaset tratta con Perform: sul calcio spunta l’ ipotesi Infinity

Il Sole 24 Ore
Marco BellinazzoAndrea Biondi
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Il totale che vale meno della somma delle parti. Principio alla base di tanti accordi commerciali. E su questa falsariga, a quanto risulta al Sole 24 Ore, Mediaset e Perform stanno ragionando su un’ ipotesi che ha al centro Infinity, la piattaforma Ott di Mediaset. Tutto nasce dal fatto che dopo l’ assegnazione – mai così sofferta – dei diritti della Serie A a Sky (2 pacchetti su 3) e a Perform, è immediatamente partito un lavoro fra tutti gli operatori. Tre le spinte. La prima: la vendita dei diritti tv per fasce orarie dei match e non per piattaforma, come previsto nell’ ultimo bando dalla Lega Serie A con l’ advisor Infront, non permette a nessun operatore di avere tutte le partite. A conti fatti Sky, pay tv di riferimento, avrà quindi 266 partite in esclusiva con i suoi pacchetti portati a casa con 780 milioni di euro: meglio delle 132 del triennio precedente (le altre trasmesse anche da Mediaset su Premium), ma senza tutta la Serie A. La seconda: c’ è il serio rischio, per chi voglia vedere tutta la Serie A in tv, di dover sottoscrivere due abbonamenti. Dunque, per come stanno ora le cose, quello con Sky – che farà un’ offerta multipiattaforma (satellite, digitale terrestre e fibra) – e quello con Perform (che con la sua piattaforma Dazn trasmetterà in streaming su smartphone, tablet, smart tv, pc e console) per la partita di mezzogiorno della domenica, una della domenica pomeriggio e l’ anticipo del sabato sera (il tutto per 193,3 milioni annui). Terzo punto: l’ assenza della Serie A nel carniere del Gruppo di Cologno. Mediaset ha presentato un’ offerta da 200 milioni all’ anno, ben sotto la base d’ asta, dopo la quale ha deciso di non partecipare alla fase di rilancio. In questi giorni, quindi, gli operatori sono a lavoro per portare a casa i “diritti di ritrasmissione” previsti dal bando. Non sublicenze, vietate, ma accordi per far trasmettere i match con marchio ed “edizione” dei detentori di diritti. Gli occhi sono molto puntati su Perform la quale però, attraverso uno statement, si limita a dire che Dazn «è impegnata affinché i suoi contenuti possano essere disponibili per quante più persone possibili. Al momento stiamo parlando con una serie di potenziali partner, compresi Sky e Mediaset, per distribuire la nostra applicazione attraverso le loro piattaforme». App sulle piattaforme, dunque, da pagare a parte. Sull’ ipotesi di ritrasmissione con abbonamento unico nulla invece si definisce. La fase è troppo fluida per escludere accordi. Che sarebbero importanti, e anche molto, per Mediaset. Come riportato dall’ agenzia Radiocor Plus, per la sua pay-tv il Biscione ha scritto ai propri abbonati: «Mediaset Premium non è tra gli aggiudicatari ma ha richiesto agli altri operatori la possibilità di definire un accordo di ritrasmissione sul digitale terrestre per i propri clienti». Senza un buon fine, l’ offerta «sarà rimodulata a partire dal 1° agosto». Insomma, al ribasso. Di certo, alla presentazione dell’ offerta Mediaset per i Mondiali in Russia l’ ad Pier Silvio Berlusconi è stato chiaro: per la tv del futuro o «offerte on demand» oppure «la tv in chiaro. Quindi, per Premium, il futuro lo abbiamo già tratteggiato a inizio 2017: un modello più leggero, tipo Over The Top». Nel frattempo a Cologno si lavora per portare un po’ di calcio sulla piattaforma, altrimenti in bilico. Accanto però c’ è, come detto, un lavoro in corso con Perform. Nessun commento da parte delle due aziende. Si tratterebbe comunque di un possibile accordo commerciale. In sostanza le due società – Mediaset e Perform – potrebbero fare sinergia con i propri asset: per Cologno le serie tv e il cinema; Perform ha il calcio. Infinity è sul mercato a 7,99 euro al mese e Dazn lo sarà a 9,99, entrambe con modello “à la Netflix” in cui in qualsiasi momento il cliente può sospendere o riattivare. Si potrebbe dunque arrivare a un bundle commerciale con un prezzo inferiore alla somma delle due offerte. Il che potrebbe portare a un aumento della customer base a vantaggio di entrambi. L’ idea in casa Mediaset sarebbe di chiudere il cerchio entro fine giugno, sia per i “diritti di ritrasmissione” su Premium sia sul bundle Infinity-Dazn. Un timing questo, necessario visto che il campionato inizierà il 19 agosto, ma anche, evidentemente, per non disperdere l’ onda lunga dei risultati attesi dal Mondiale che Mediaset trasmette in esclusiva. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Mondadori, asse con i giornalisti per sanare i periodici

Il Sole 24 Ore
Simone Filippetti
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Mondadori fa marcia indietro sui periodici: nessuna vendita delle riviste Tu Style e Confidenze. Torna dietro le quinte il semisconosciuto editore croato Adelko Aleksic, che si era fatto avanti per rilevare le due testate in perdita. Un accordo in Zona Cesarini con i sindacati, che segna un cambio di strategia per la problematica, evita la cessione, risparmia salti nel buio e salva e posti di lavoro. Ovviamente, c’ è un prezzo da pagare: un taglio agli stipendi e una revisione globale del costo del lavoro. Una pax sindacale che ridisegna le relazioni industriali della più grande azienda editoriale del paese e che potrebbe riverberarsi su tutto il mondo dell’ editoria, ormai da un decennio nella morsa della crisi. L’ accordo si articola su tre livelli: la riduzione degli stipendi dei giornalisti delle due testate; ammortizzatori sociali per tutti gli altri; e un impegno a trovare per tutti i dipendenti una formula che consenta di adeguare gli stipendi a un mercato in continuo calo. Settimanali e mensili sono il «malato grave» del gruppo, ma rimangono tuttavia una gamba importante del bilancio della casa editrice: su un giro d’ affari di 1,24 miliardi di euro, i periodici pesano per il 45% e, nonostante le difficoltà, portano a casa 41 milioni di margine. Pensare, come pure sul mercato si è vociferato, a una rottamazione tout court, è impossibile. Però in un mercato editoriale ormai strutturalmente in calo, avere costi fissi su ricavi discendenti è diventato altrettanto insostenibile. L’ accordo è un modo per trovare una quadra tra due esigenze; dopo un duro scontro sindacale, alla fine ha prevalso una soluzione di compromesso, o sacrificio volontario: pur di non finire dentro una casa editrice piccola, con meno garanzie, e invece rimanere sotto l’ ombrello di Segrate, i giornalisti delle due testate si auto-riducono, con percentuali anche alte (dal 24 al 38%), lo stipendio; su tutti gli altri si spalma un contratto di solidarietà fino alla fine dell’ anno. Nel frattempo si tratta per rendere le retribuzioni compatibili con la crisi del mercato. Mondadori parte da un costo medio per giornalista molto più alto del settore: 116mila euro, il 40% in più del concorrente diretto Cairo Communication le cui riviste viaggiano attorno ai 70mila euro. L’ annuncio, che avrà anche un impatto sui conti 2018 che saranno alleggeriti dei costi di ristrutturazione non più necessari, influisce anche su tutta la strategia del gruppo, dove finora la strada era quelle di mettere in vendita le testate in perdita: con una maggiore flessibilità sui costi, la casa editrice potrebbe anche non vendere più nulla. Rimane l’ incognita per Panorama, rivista porta-bandiera dei periodici, dove la situazione è più complessa e dove una mera riduzione dei costi potrebbe non bastare a risolvere lo squilibrio economico: l’ interesse del gruppo Angelucci è concreto e sarebbe anche un editore considerato serio e affidabile per il futuro di un pezzo di storia della casa editrice milanese. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Via libera dall’ Europa a Comcast-Sky

Il Sole 24 Ore

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Comcast ottiene il via libera dalla Commissione europea al suo piano di acquisizione della britannica Sky. Il più grande operatore di servizi via cavo d’ America – quello che mercoledì scorso ha lanciato un’ offerta in contati per 65 miliardi di dollari sugli stessi asset che 21st Century Fox ha già promesso a Walt Disney – ha detto in una nota che conta di «chiudere l’ operazione per il controllo di Sky “prima della fine del 2018». Il Ceo di Comcast, Brian L. Roberts, ha spiegato che «siamo entusiasti delle opportunità che si creeranno dalla combinazione di Sky e Comcast. Come abbiamo detto sin dall’ inizio, investiremo nella crescita e potenzieremo il business di Sky diventandone un forte rappresentante del suo marchio di valore». Per Roberts, «Sky è un’ azienda britannica eccezionale e con noi continuerà a esserlo». Comcast ha spiegato che, nel rispetto delle leggi britanniche, pubblicherà i documenti relativi all’ offerta in modo tale da dare ai soci di Sky «l’ opportunità di accettare la nostra offerta in contanti superiore» a quella lanciata da 21st Century Fox nel dicembre 2016 per prenderne il controllo totale. Attualmente il gruppo di Murdoch ha una quota del 39%. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Buoni dividendi per i Bernabei con i serial tv soprattutto Rai

Italia Oggi
ANDREA GIACOBINO
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Più che raddoppia l’ utile di Luxvide Finanziaria, casa di produzione cinematografica fondata dal defunto Ettore Bernabei e oggi controllata dalla sua famiglia a cominciare dalla figlia Matilde, che ricopre la carica di presidente mentre il fratello Luca ne è amministratore delegato. Qualche giorno fa, infatti, i soci si sono così distribuiti una cedola di 1,2 milioni di euro, doppia rispetto ai 600 mila euro dello scorso esercizio, a valere sull’ utile 2017 di oltre 5,3 milioni di euro, in netto miglioramento dal profitto di 2,4 milioni del precedente esercizio. Lo scorso anno i ricavi consolidati si sono mantenuti a circa 58 milioni e il risultato del gruppo è quasi triplicato fra 2016 e 2017 da 2,4 a 6 milioni. Nel 2017 l’ azienda dei Bernabei ha realizzato una lunga serie tv per Rai, consistente nell’ undicesima edizione del fortunato «Don Matteo» con Terence Hill, la seconda serie media di «Non dirlo al mio capo» con Vanessa Incontrada e Lino Guanciale, la seconda media serie «I Medici» e la seconda short serie «Complimenti per la connessione» con Nino Frassica e Simone Montedoro. I progetti per quest’ anno sono la quinta edizione di «Che Dio ci aiuti» con Elena Sofia Ricci e di «Un passo dal cielo» con Daniele Liotti, la terza de «I Medici», la prima serie de «I diavoli» sul mondo della finanza (e anche prima produzione dell’ azienda dei Bernabei con Sky) e la seconda edizione de «L’ isola di Pietro» con Gianni Morandi. Anno su anno i debiti verso banche di Luxvide Finanziaria sono saliti da 18,5 a 23,9 milioni per la maggiore esposizione dovuta alla produzione della seconda serie de «I Medici». La relazione sulla gestione segnala che la vera novità del mercato è rappresentata dallo sbarco in Italia delle OTT globali, Amazon e Netflix: «In tal direzione la società si è mossa tempestivamente sviluppando nuovi progetti che hanno già attratto l’ attenzione di questi nuovi player». © Riproduzione riservata.

Sky, via libera dell’ Unione europea all’ offerta targata Comcast

Italia Oggi

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Sono sempre meno gli ostacoli lungo il cammino che potrebbe portare Comcast a sfilare Sky dalle mani della 21st Century Fox o di Disney. La Commissione europea ha approvato l’ offerta da 29,37 miliardi di dollari (circa 25,3 miliardi di euro) del gigante americano, dopo il placet del governo britannico. La Commissione ha detto che l’ operazione non andrebbe a ledere la concorrenza in Europa. Comcast, dal canto suo, ha affermato che pubblicherà il documento ufficiale di offerta rivolto agli azionisti di Sky a tempo debito. La pay-tv britannica ha accolto con favore la decisione dell’ Ue e il gruppo guidato da Brian Roberts ha ora tempo fino al 13 luglio per pubblicare il documento. La società si aspetta di chiudere l’ accordo prima della fine dell’ anno. Di recente il segretario alla cultura del governo britannico, Matt Hancock, ha sostenuto che preferisce non bloccare un accordo tra 21st Century Fox e Sky (il gruppo di Rupert Murdoch detiene solo il 39% del capitale), ma vuole prima discutere i dettagli del piano di Fox per dismettere le attività di Sky News. Fox ha, infatti, proposto di separare Sky News dal resto di Sky, garantendole un’ indipendenza operativa di 15 anni e finanziamenti. Walt Disney ha a sua volta manifestato il suo interesse ad acquisire Sky News, a prescindere dalla buona riuscita o meno dell’ intesa con 21st Century Fox per gli asset dell’ intrattenimento di quest’ ultima. Il segretario alla cultura ha al contempo detto che non ha obiezioni da fare su un eventuale deal Sky-Comcast. Più nel dettaglio, Fox ha offerto 11,7 miliardi di sterline (13,3 miliardi di euro) per comprare il 61% di Sky non ancora in suo possesso, ma la Competition and markets authority britannica ritiene che l’ offerta in questione sia contraria all’ interesse pubblico e dannosa per il pluralismo dell’ informazione. News Corp dei Murdoch edita, infatti, testate come il Times, il Sunday Times e il Sun. Sky, dal canto suo, ha deciso di interrompere il precedente accordo con Fox e di ritirare la raccomandazione a favore dell’ offerta, dopo che Comcast ha rivelato quanto avrebbe messo sul piatto, che include un premio del 16% rispetto all’ offerta della società di Murdoch. L’ offerta di Comcast è di 12,5 sterline (14,3 euro) in contanti per ogni azione di Sky, contro le 10,75 sterline (12,3 euro) messe sul piatto da Fox. Il mercato sta scommettendo su una guerra di offerte e questo ha innescato un rialzo del titolo di Sky al di sopra anche del valore dell’ offerta di Comcast. Quest’ ultima ha detto di voler scegliere anche il board di Sky News, che sarà mantenuto per un periodo di 10 anni. Ha promesso, inoltre, che la spesa annuale per Sky News sarà almeno uguale a quella dello scorso anno e che preserverà l’ indipendenza editoriale della testata. Lo U.K. Takeover Panel ha, inoltre, sottolineato che Walt Disney sarà obbligata a presentare un’ offerta per la pay-tv, nel caso in cui la sua acquisizione degli asset di 21st Century Fox dovesse andare avanti. Il regolatore britannico ha aggiunto che Disney dovrebbe fare la sua proposta entro 28 giorni dal completamento dell’ acquisizione degli asset di Fox e che dovrà mettere sul tavolo 10,75 sterline (12,3 euro) ad azione, a meno che Fox non riesca prima a rilevare il 100% di Sky o Comcast (oppure un’ altra società) non riesca a raggiungere almeno il 50% della stessa. Proprio giovedì, però, Comcast ha dichiarato ufficialmente guerra a Disney per la maggior parte degli asset di Fox, presentando un’ offerta di acquisizione indesiderata (unsolicited) da 65 miliardi di dollari (56 miliardi di euro) . A convincere Comcast a uscire una volta per tutte allo scoperto è stata la decisione del giudice federale statunitense, Richard Leon, di dare la sua benedizione al deal da 81 miliardi di dollari (69,8 miliardi di euro) tra AT&T e Time Warner, che Donald Trump e il Dipartimento di giustizia hanno cercato di far deragliare. Comcast si aggiudicherebbe asset che vanno dagli studi di Hollywood alla pay tv internazionale alle reti via cavo, fino allo streaming di Hulu. La cifra include un premio del 20% circa rispetto all’ offerta, carta contro carta, di Disney per gli stessi asset. Nessuna delle due offerte ricomprende Fox News, Fox Sports 1, il network broadcast di Fox e le sue stazioni televisive, asset che saranno oggetto di spin-off in un’ altra compagnia. Fox ha confermato di aver ricevuto l’ offerta e che la sottoporrà ad attenta e scrupolosa revisione. Disney, dal canto suo, sta mettendo in piedi un finanziamento, nel caso in cui scegliesse di contrattaccare con un’ offerta caratterizzata da nuovi termini e, in parte, in contanti. © Riproduzione riservata.

Radio Italia, inizia Il Concerto

Italia Oggi
MARCO LIVI
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Radio Italia riempie oggi di musica piazza Duomo a Milano con la settima edizione di Radio Italia Live – Il Concerto. Sul palco si alternano 21 interpreti e autori della musica tricolore, accompagnati dall’ Orchestra Filarmonica Italiana, sotto la direzione di Bruno Santori. Ma l’ evento gratuito, in collaborazione con il Comune di Milano (a partire dalle ore 19.10) e presentato da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, è soprattutto l’ occasione per raggiungere il pubblico dei giovanissimi amanti della musica italiana. Non a caso avrà un ruolo importante nella diretta Radio Italia Rap tv, dedicata a un genere musicale apprezzato dal pubblico in erba (in hd al canale 726 di Sky e 54 di TivùSat). Sul target, poi, il coinvolgimento è stato ampliato grazie alla partnership con Trx Radio, web radio disponibile via app e dedicata esclusivamente al rap che sarà in diretta dalle 19.10 alle ore 20 e, durante la giornata trasmetterà le playlist di artisti come Clementino, Fabri Fibra, Guè Pequeno, Marracash, Salmo ed Ensi. In scaletta ci sono poi, tra gli altri, Annalisa, Caparezza, Elisa, J-Ax & Fedez, Achille Lauro, Ghali e Maneskin. L’ evento sarà trasmesso in diretta su Radio Italia, Radio Italia Tv (canale 70 dtt, c anale 725 Sky, canale 35 TivùSat, solo in Svizzera Video Italia hd) e in streaming audio-video su radioitalia.it. La kermesse sarà disponibile anche sulle app gratuite iRadioItalia per iPhone, iPad, Android, Windows Phone e Windows 10. Del network Discovery, poi, saranno presenti per la copertura dell’ evento Real Time (canale 31), il canale dedicato all’ intrattenimento femminile di Discovery Italia, Nove, il canale generalista del gruppo, e in streaming il servizio ott Dplay (dplay.com). Considerando anche i social network, si tratta complessivamente di un pubblico di 8 milioni di italiani (secondo le rilevazioni GroupM), di cui solo via Facebook si collegano online 2,5 milioni di utenti. Ecco perché quest’ anno, per la prima volta, Il Concerto sarà ripreso in diretta sulle pagine ufficiali sia della piattaforma social sia su Twitter e Instagram. A livello di share tv, la kermesse musicale è arrivata al 7,5% dal precedente 6%. «Anche quest’ anno Radio Italia Live – Il Concerto sarà in piazza Duomo a Milano, con una novità importante perché ci sarà uno spazio interamente dedicato al rap italiano, un genere che ha raggiunto una notevole popolarità e un grande successo nel nostro paese», ha dichiarato Mario Volanti, editore e presidente di Radio Italia. «Abbiamo intercettato questa tendenza creando una televisione interamente dedicata alla musica rap, Radio Italia Rap Tv, sulla quale trasmetteremo in diretta la parte di evento appunto dedicata a questo genere. Il cast di quest’ anno è particolarmente eterogeneo. È il cast più corposo della storia di Radio Italia Live – Il Concerto». © Riproduzione riservata.

Sky Italia mette in stand by l’ intesa per l’ esclusiva di Fox Sports

Italia Oggi
CLAUDIO PLAZZOTTA
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Le aste per i diritti tv 2018-2021 della Serie A, della Champions league e dell’ Europa league di calcio hanno costretto Sky Italia a mettere pesantemente mano al portafoglio. Investiti circa 1,3 miliardi di euro all’ anno per avere le esclusive tv di parte dei match della Serie A e di tutti gli incontri di club a livello europeo. Proprio a causa dell’ estenuante trattativa per i diritti della Serie A, finora, si sono tenuti in stand by altri dossier che avrebbero comportato ulteriori spese. Tipo il contratto di Sky Italia con Fox Sports, che nelle tre stagioni dal 2015 al 2018 ha significato per Sky un esborso di circa 32 milioni di euro all’ anno per avere il canale sportivo in esclusiva (prima, invece, era condiviso da Sky e Premium). Fox Sports, nato in Italia nel 2013, fino alla stagione 2015-2016 ha trasmesso la Premier league inglese. Dal 2016-2017, tuttavia, il campionato d’ Oltremanica è stato acquistato in esclusiva e per tre anni da Sky Italia. E su Fox Sports il prodotto di punta è rimasto la Liga spagnola di calcio, con un’ esclusiva triennale dal 2015 al 2018 per la quale il canale Fox pagava circa 15 milioni di euro all’ anno. Ora, però, il contratto con la Liga è terminato, e per avere quei diritti tv sarà necessario sborsare cifre molto più alte. Sono iniziate trattative private per l’ aggiudicazione dei diritti della Liga in Italia per le stagioni dal 2018 al 2021. E il costo per Sky, nel caso di rinnovo del contratto con Fox Sports, potrebbe essere ritenuto eccessivo. Proprio per questo, in base alle informazioni raccolte da ItaliaOggi, non si può escludere anche uno scenario molto negativo, con la cessazione delle attività di Fox Sports e la chiusura del canale diretto da Marco Foroni e in cui lavorano circa venti persone. D’ altronde, senza diritti della Liga spagnola, quel canale non avrebbe più senso, restando privo di contenuti sportivi interessanti. E senza contratto con Sky verrebbe meno la ragione sociale stessa del canale. Tuttavia, non è detta l’ ultima parola. Le trattative tra Fox e Sky non sono chiuse, ci sono ancora margini di manovra, sia per la gara dei diritti della Liga, sia per il rinnovo dell’ accordo (previsti incontri tra le parti proprio in queste ore). Ovvio che negli uffici di Fox Sports ci sia molta preoccupazione. E, magari, potrebbe anche tornare di attualità la vecchia formula in condivisione del canale Fox Sports con Mediaset Premium, tenuto conto dei buoni rapporti che ora intercorrono tra Sky e il Biscione.

Tustyle e Confidenze, vendita congelata

Italia Oggi
MARCO A. CAPISANI
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Mondadori non vende al momento Tustyle e Confidenze. Però, per mantenere i due magazine in portafoglio, ne alleggerisce i costi grazie all’ accordo raggiunto con i redattori delle due testate, che si ridurranno definitivamente la retribuzione complessiva di un 30% medio, a partire dal 1° luglio. Tutti gli altri giornalisti del gruppo di Segrate, invece, hanno concordato di entrare in regime di solidarietà fino a fine anno con una decurtazione degli stipendi pari al 10%, a cui si aggiunge un ulteriore taglio del 10% di spese aziendali da recuperare, per esempio, attraverso lo smaltimento ferie. Vengono quindi rispedite al mittente le offerte per i due periodici presentate dall’ editore Angelo Aleksic (European Network) e, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, quella di Urbano Cairo per la sola Confidenze. Cessione congelata, dunque, mentre la casa editrice guidata dall’ a.d. Ernesto Mauri e i giornalisti valuteranno come far sopravvivere le due testate. L’ obiettivo è definire le sorti dei due periodici a breve, entro il prossimo autunno. Però, l’ accordo raggiunto ieri coi giornalisti è solo un primo passo e segna l’ intenzione aziendale di rivedere i costi e l’ organizzazione anche di altre pubblicazioni periodiche. A Segrate, infatti, la strategia resta quella di concentrarsi solamente sui «brand con potenziale di sviluppo multicanale», tradotte quelle principali in buona salute e con una declinazione digitale tra le altre. Quindi, adesso, la sfida è definire un eventuale nuovo perimetro, più allargato, di testate da mantenere per il futuro. Ieri con una nota la casa editrice presieduta da Marina Berlusconi ha confermato che l’ impegno è «rendere compatibile, entro la fine dell’ anno, la struttura dei costi e l’ organizzazione del lavoro dei Periodici Italia con i trend di mercato, per salvaguardarne la sostenibilità». Intanto al portafoglio Mondadori si è avvicinata la famiglia Angelucci, editori al momento di soli quotidiani (Libero e Tempo). Gli Angelucci si sono interessati in particolare al newsmagazine Panorama, che potrebbe essere venduto in abbinata coi due giornali già di proprietà.

Chessidice in viale dell’ Editoria

Italia Oggi

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Crimi: la professione giornalistica va tutelata, presto alcune novità. «La prossima settimana avrete qualche novità, anche sorprese positive per chi pensava che avremmo fatto solo tagli. La professione giornalistica e la professionalità dei giornalisti vanno tutelate». Lo ha dichiarato ieri Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’ editoria, entrando al ministero dello sviluppo economico per incontrare il ministro e vicepremier Luigi Di Maio. Washington Post, dipendenti contro Bezos. I dipendenti esordiscono dicendo di essere «estremamente grati» a Bezos per essere intervenuto e aver acquistato il Washington Post nel momento in cui «il tradizionale modello dei media stava collassando». Affermano anche di aver «dato tutto» per seguire la strada indicata dal nuovo proprietario. Una strada che sta dando risultati: «solo nello scorso anno, il Post ha raddoppiato gli abbonamenti digitali e aumentato il traffico online di oltre la metà». Però «chiediamo equità per ogni dipendente che ha contribuito a questo successo». I lavoratori protestano contro la proposta di un incremento salariale di soli 10 dollari a settimana, cioè lo 0,6% dello stipendio medio e la metà del tasso di inflazione. Una proposta descritta come «ingiusta» e «scioccante». «Ingiusta» viene anche definita la scelta di rifiutare il miglioramento di benefici pensionistici. Un no che sottolineerebbe come Bezos «dia poco peso alla sicurezza finanziaria futura dei suoi dipendenti». I firmatari della lettera contestano anche le pressioni che l’ editore eserciterebbe per ottenere «il diritto di licenziare indiscriminatamente». Facebook, si dimette il capo della comunicazione. Il capo della comunicazione di Facebook Elliot Schrage lascerà il gruppo dopo dieci anni di lavoro nel colosso dei social network. Schrage, che ha supervisionato diversi aspetti del gruppo tra cui il marketing, la comunicazione e le politiche pubbliche, ha contribuito a creare la risposta di Facebook alle recenti crisi, tra cui gli attacchi dei troll russi e lo scandalo sulla privacy di Cambridge Analytica. «Dopo più di un decennio a Facebook, ho deciso che è ora di iniziare un nuovo capitolo della mia vita», ha scritto in un post Schrage. «Guidare le politiche e la comunicazione per le società tecnologiche che crescono in modo molto veloce è una gioia, ma è anche intenso e lascia poco spazio a molto altro». Amazon Studios firmano l’ accordo di prelazione con Blossom Films. Gli Amazon Studios hanno firmato un accordo di prelazione con l’ attrice Nicole Kidman e con la sua casa di produzione, Blossom Films, per contenuti cinematografici, digitali e serie tv. Le due case di produzione lavoreranno fianco a fianco per sviluppare serie originali, che saranno distribuite in esclusiva in più di 200 paesi su Amazon Prime Video, e film destinati alla distribuzione nei cinema. Snapchat si allea con Ebiquity. La società di marketing e consulenza mediatica ha annunciato che da oggi in poi i suoi clienti saranno in grado di vedere quali effetti l’ app di messaggistica Snapchat avrà sui loro business. L’ azienda, infatti, ha siglato un accordo con Snap per far parte del suo programma di modelli di marketing, in modo da consentire ai suoi clienti di osservare il modo in cui Snapchat continua ad attrarre utenti. Ebiquity ha anche annunciato che attraverso la partnership fornirà ai clienti inserzionisti di Snapchat delle analisi statistiche sulle vendite e delle previsioni, nonché vere e proprie stime di marketing in grado di valutare il ritorno sugli investimenti effettuati a favore di nuove tattiche commerciali.

Mondadori non cede«Confidenze» e «TuStyle»

Corriere della Sera

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Mondadori firma un accordo con i sindacati dei giornalisti per ridurre i costi nella divisione Periodici Italia e ritira la vendita dei settimanali TuStyle e Confidenze, per i quali era già arrivata sul tavolo del gruppo di Segrate un’ offerta vincolante del gruppo European Network dell’ editore di origini croate Angelo Aleksic. Azienda e giornalisti delle due testate si sono accordati per «una riduzione del pacchetto retributivo» a partire dal 1° luglio «compatibile con le dinamiche di un mercato in calo strutturale». Mentre in tutte le altre testate dell’ area Periodici Italia si farà ricorso ai contratti di solidarietà fino a fine anno. Non è chiaro se l’ intesa, che a Segrate giudicano storica per il settore dei settimanali di cui Mondadori è leader in Italia, possa incidere anche su Panorama, testata «bandiera» del gruppo della famiglia Berlusconi. Il settimanale, secondo indiscrezioni, sarebbe oggetto di trattative con la famiglia Angelucci, proprietaria di Libero e Il Tempo.

Dal tentativo fallito di Mediaset-Vivendi al patto di Sky

La Stampa
F. SP.
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Mentre in Francia fanno la santa alleanza anti Netflix, in Italia con il gigante Usa della pay tv via Internet ci si preferisce alleare. È il caso di Sky, che a marzo ha annunciato la decisione di includere (come pure in Gran Bretagna, Irlanda, Germania e Austria) anche Netflix nella nuova piattaforma di Sky Q. Un’ evoluzione della battaglia al grande spauracchio delle tv di mezza Europa che in Italia, in assenza di dati ufficiali, viene accreditata intorno al milione di clienti. È invece tramontato da tempo il progetto con cui Vivendi voleva creare con Mediaset una sorta di alternativa europea al gigante web americano: il gran rifiuto di Vincent Bolloré di dare seguito al contratto con cui si era impegnato a rilevare la pay tv Premium ha portato il tutto in tribunale. Da allora, a parte alcune alleanze commerciali (Sky con Mediaset, Mediaset con Tim) ognuno ha preferito coltivare il proprio giardino: Mediaset si è rifocalizzata sulla tv in chiaro, la Rai continua a fare la Rai, Tim sperimenta la convergenza con TimVision mentre Sky, appunto, con Netflix è scesa a patti. F. SP. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Rivolta 5S su nomine e statuto E Fico lancia l’ allarme Rai

La Repubblica
GIOVANNA VITALE
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roma Chi ha portato e promosso l’ avvocato Luca Lanzalone all’ interno del M5S? A nome di chi tesseva rapporti e trattava nomine per i cda delle grandi aziende di Stato? Chi gli ha consentito di sedersi a cena con il costruttore Parnasi e il leghista Giorgetti prima della formazione del governo gialloverde? Sono gli interrogativi che da 48 ore scuotono l’ universo grillino. Sempre più spiazzato dall’ arrendevolezza di Luigi Di Maio: «Un tempo le persone che hanno fatto entrare questo soggetto e l’ hanno accreditato sarebbero saltate subito », sospira una parlamentare di rango. A disorientare è soprattutto una serie di scelte strategiche dalla lista dei sottosegretari a quella dei gruppi direttivi – che hanno scatenato le prime avvisaglie di una rivolta mai vista prima. Esplosa con fragore alla riunione dei deputati convocata l’ altro ieri sera a Montecitorio. «Ormai viene tutto stabilito al chiuso di una stanza, senza badare né alla competenza né al merito, in base a criteri di pura fedeltà o di chi fa la voce più grossa per ottenere posti», l’ attacco in contumacia rivolto al capo politico e al suo cerchio magico. «È ora di cambiare lo Statuto, specie se è vero che a scriverlo è stato Lanzalone: abbiamo buttato a mare i principi della democrazia interna, dato un potere immenso a pochissime persone ed escluso il resto del Movimento da qualsiasi scelta», la richiesta del campano Luigi Gallo. «E azzeriamo pure i capigruppo delle commissioni», la subordinata avanzata da vari peones: «Erano stati designati in fretta e furia quando venne incaricato Cottarelli, servivano per rispondere alla nascita di un eventuale governo tecnico. Ora a Palazzo Chigi ci siamo noi, ci vuole una valutazione più attenta degli incarichi e delle persone che li ricoprono». Concetti che riecheggiano «nell’ appello vigoroso a tutto l’ arco parlamentare» lanciato ieri dal presidente della Camera Roberto Fico. «Occorre un salto culturale, è necessario rifiutare la logica dell’ appartenenza per premiare esclusivamente merito, competenze, capacità di visione del servizio pubblico», scrive su Fb la terza carica dello Stato. Parla di Rai, l’ ex leader degli ortodossi: dell’ imminente rinnovo del cda che spetta alla politica eleggere (due componenti dalla Camera; due dal Senato; altri tre, tra cui l’ ad, dal governo), ma non è difficile intravedere un messaggio anche per il suo Movimento. «Il modo in cui la politica si comporterà rispetto a questo percorso sarà il primo banco di prova della legislatura», avverte Fico ammonendo: «La politica ne resti fuori, dia finalmente un segnale forte di cambiamento». Un po’ quel che invocano, sul fronte interno, i numerosi malpancisti 5S: tornare ai fondamentali, ai principi di trasparenza e merito ormai perduti. È bastato che il capogruppo Francesco D’ Uva presentasse ai deputati riuniti in assemblea i nomi del nuovo direttivo e chiedesse di approvarli con un battimani, per far scoppiare la protesta. «Ma che metodo è questo? », è subito insorto Sebastiano Cubeddu, «voi decidete e noi dobbiamo solo applaudire a comando? » . Come un tappo che salta. «Io parlo a nome dei colleghi di prima legislatura», irrompe un altro peone, «ci dite sempre che siamo tutti uguali, ma la verità è che quelli al secondo mandato hanno fatto la corsa alle poltrone di sottogoverno e sono stati premiati a prescindere dalle competenze». Perché «a parole siete bravi, ma non vi siete mai posti davvero il problema di capire quali sono le nostre reali capacità e competenze » s’ infervora Giuseppe D’ Ippolito, « siamo 300 parlamentari e manco ci conoscete per nome. Sostenere il contrario è una presa in giro » . Un malumore fortissimo che nei capannelli si trasforma in una minaccia: «Questo governo i nostri voti se li dovrà conquistare volta per volta». Sempre più all’ angolo, stretto tra il movimentismo di Salvini e l’ insirrezione dei suoi, Di Maio prova a reagire. Convoca al ministero tutti i viceministri e i sottosegretari 5S e ordina: giro di vite sulle autoblu e ricognizione delle risorse per finanziare il reddito di cittadinanza. «Dobbiamo dare subito un segnale sui nostri temi», dice chiaro. Altrimenti si rischia di brutto. © RIPRODUZIONE RISERVATA La vignetta su Alfonso Bonafede e Virginia Raggi Il ministro convince la sindaca ad “arruolare” Luca Lanzalone nella vignetta twittata sull’ account @nomfup dal deputato del Pd Filippo Sensi.

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