Rassegna Stampa del 13/02/2019

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Il report europeo: «Libertà di stampa, netto calo in Italia» Richiamo del Colle

Corriere della Sera

Alessandra Arachi

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ROMA Non hanno usato perifrasi nel rapporto del Consiglio di Europa di Strasburgo: «Nel 2018 l’ Italia è stata uno dei Paesi con il più alto numero di segnalazioni per attacchi e minacce ai giornalisti, tredici in tutto, come per la Russia». Gli atti di violenza «sono particolarmente preoccupanti» e la «libertà di stampa è chiaramente deteriorata» nell’ ultimo anno. Aggiungendo: «Il grosso delle segnalazioni è giunto dopo l’ insediamento del nuovo governo, il primo giugno, e dopo che i due vicepremier Di Maio e Salvini esprimono una retorica particolarmente ostile a media e giornalisti sui social». Sono dodici le organizzazioni che gestiscono la piattaforma del Consiglio d’ Europa per la protezione del giornalismo. Se sommiamo gli «alert» dell’ Italia per i giornalisti sulla piattaforma dal 2015 al 2017, il totale è nove. E se guardiamo al primo mese e mezzo del 2019 sono già 3, come tutti quelli del 2016. Nel rapporto del Consiglio d’ Europa si ricorda come il vicepremier Matteo Salvini abbia «minacciato di rimuovere la protezione della polizia per Roberto Saviano nonostante le note minacce per la sua vita da parte di organizzazioni criminali», e l’ altro vicepremier Luigi Di Maio abbia «insultato i giornalisti e avviato una politica per l’ abolizione dei sussidi pubblici alla stampa». La Federazione dei giornalisti italiani ritiene che i professionisti dei media nel nostro Paese stiano fronteggiando una nuova minaccia, un costante rischio di violenza nutrita dalla retorica ostile di membri del governo e dei partiti di maggioranza. Secondo il rapporto del Consiglio d’ Europa nel 2018 in Italia sono stati segnalati tre casi di minacce di morte ai giornalisti, e ci sono ventuno cronisti sotto scorta perché minacciati dalla mafia. Eppure non è tutta colpa del nuovo governo, se è vero che da Strasburgo evidenziano come sia dal giugno del 2017 che le autorità italiane non hanno più risposto a nessuna delle segnalazioni arrivate dalla piattaforma. E questo nonostante i casi dal 2017 al 2018 siano più che triplicati. «Libertà di informazione e democrazia sono elementi inscindibili», ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio al congresso della Fnsi in Trentino. «Per continuare a garantire un’ informazione indipendente, al servizio dei cittadini, è necessario che la professione giornalistica venga esercitata con consapevole autonomia, nell’ aggiornamento della propria formazione e nella osservanza di rigorose regole deontologiche», ha scritto Mattarella. Il capo dello Stato ieri ha anche ricevuto al Quirinale il presidente della Fieg, la Federazione degli editori, Andrea Riffeser Monti, con i due vicepresidenti Giuseppe Ferrauto e Francesco Dini. Nel suo messaggio al congresso della Fnsi, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha sottolineato il ruolo dei giornalisti come argine per le fake news: «Le false notizie non costituiscono un’ invenzione del nostro tempo, sono tuttavia rese più insidiose dalla velocità e dal facile propagarsi» grazie a nuove vie di comunicazione.

Copyright verso un primo accordo Ue

Il Messaggero



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LA TRATTATIVA ROMA Le notizie che viaggiano sull’ asse fra Strasburgo e Bruxelles promettono bene. Sono stati fatti «molti progressi», dicono fonti vicine al dossier, sulla riforma Ue del copyright, il cuore della battaglia contro i giganti del web chiamati a pagare «un equo compenso» se utilizzano contenuti prodotti da altri. Una direttiva che entrerà in vigore a partire dal 2021, se la tabella di marcia sarà rispettata, imponendo un cambio di passo, si spera, per chi come Google, Facebook o Youtube, utilizzano, puntualmente e gratis, contenuti prodotti da altri. Le parti impegnate nel negoziato sono determinate a trovare un’ intesa complessiva sul dossier che, salvo colpi di scena, dovrebbe arrivare già oggi dopo le due intense sessioni negoziali di lunedì sera e ieri mattina a Strasburgo dove va avanti la trattativa tra i rappresentanti di Consiglio, Parlamento e Commissione Ue. Un eventuale accordo tra le parti, che possa garantire insieme al diritto d’ autore anche libertà di espressione e innovazione, dovrà poi essere votato sia dal Parlamento che dal Consiglio europeo. E l’ obiettivo della presidenza romena dell’ Ue, fortemente sostenuto dal vicepresidente della Commissione Andrus Ansip, è di portare a casa l’ accordo nella ulteriore sessione fissata per questa mattina. I NODI DA SCIOGLIERE Al centro dei negoziati sempre gli articoli più caldi del testo, in particolare, gli articoli 11 e 13. Venerdì scorso, grazie ad un’ intesa in extremis tra Germania e Francia, si è riusciti a far convergere la maggioranza dei voti su un testo relativo proprio all’ articolo 13 e le sue eccezioni (meme, parodie, citazioni e così via oltre alle pmi). Il passaggio in questione prevede l’ obbligo per tutte le piattaforme di età superiore a 3 anni di eliminare automaticamente i caricamenti degli utenti di testi e audiovisivi che violino il diritto d’ autore. Nello specifico, è stabilito che «i filtri di caricamento devono essere installati da qualsiasi piattaforma o sito, tranne i servizi che soddisfano tutti e tre i seguenti criteri: disponibile al pubblico per meno di 3 anni, fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro, meno di 5 milioni di visitatori unici al mese». LA ROTTA La linea sul nodo dell’ esclusione delle Pmi dai nuovi obblighi. è dunque quella dell’ accordo franco-tedesco, anche se con alcune riformulazioni del testo. Per l’ art. 11, cruciale per gli editori della carta stampata, l’ orientamento – anche se ancora da confermare – è quello del testo di compromesso sul tavolo, ovvero tutela degli snippet (i richiami di poche righe che riconducono a un contenuto o a un altro sito) ma un po’ più limitata rispetto a quanto chiesto dal Parlamento: non sono coperti da copyright «parole individuali» o «corti estratti di articoli di stampa». Ad aiutare a sbloccare l’ impasse sugli articoli 11 e 13 è stata anche l’ introduzione di una clausola che prevede la revisione per entrambi. E persino sulla remunerazione degli artisti, a quanto pare, sono stati fatti passi avanti verso la garanzia di un equo compenso, con revisione dei contratti, diritto di revoca dei diritti, obbligo di trasparenza e meccanismo di risoluzione delle dispute. A dare il senso dell’ ottimismo nella partita giocata contro i big del Web sono anche le parole del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che ha commentato la giornata nel suo indirizzo di saluto letto in apertura dei lavori del 28/o congresso della Fnsi a Levico Terme. «Il Parlamento Ue non si arrenderà al far-west del web, in cui piccoli artisti e professionisti vengono travolti e sfruttati dallo strapotere dei colossi». Roberta Amoruso © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Chessidice in viale dell’ editoria

Italia Oggi



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Al via il congresso nazionale del sindacato dei giornalisti. È dedicato ad Antonio Megalizzi, il giovane cronista trentino rimasto ucciso nell’ attentato terrorista di Strasburgo del dicembre scorso, il ventottesimo congresso della Federazione nazionale della stampa che si è aperto ieri a Levico Terme, in provincia di Trento. Partendo dal tema «L’ informazione non è un algoritmo. Libertà, diritti, lavoro nell’ era delle fake news», 312 delegati provenienti da tutta Italia si confronteranno fino a domani sul presente e sul futuro della professione e per eleggere i nuovi vertici che guideranno il sindacato dei giornalisti per il prossimo quadriennio. Nicole Morganti da Discovery ad Amazon. Nicole Morganti, vice president & talent production di Discovery Italia, entra in Amazon Italia come head of unscripted originals. Morganti è stata responsabile delle maggiori produzioni originali dei canali di Discovery in Italia, a partire da Bake Off Italia, e della gestione dei vari talent sotto contratto. Il suo passaggio in Amazon evidenzia la volontà del colosso dell’ e-commerce di investire, anche in Italia, nelle produzioni originali, da affiancare, un po’ come fa Netflix, alla grande serialità o i film internazionali. TechCrunch lancia gli abbonamenti. Si chiama Extra Crunch la prima sottoscrizione premium a pagamento del sito di tecnologia TechCrunch. L’ abbonamento a Extra Crunch include articoli esclusivi e analisi delle aziende unicorno (che hanno oltrepassato il miliardo di valutazione), nuovi strumenti come la modalità di lettura rapida e il generatore di elenchi per semplificare l’ esperienza dell’ utente, vantaggi riservati agli eventi TechCrunch; conferenze telefoniche con i leader del settore. Consiglio d’ Europa: libertà di stampa sempre peggio in Italia. La «Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti» ha presentato ieri a Strasburgo al segretario generale del Consiglio d’ Europa, Thorbjørn Jagland, il rapporto «Democrazia in pericolo: minacce e attacchi alla libertà di stampa in Europa». Il rapporto, che esamina lo stato della libertà dei media in Europa, sulla base di 140 gravi violazioni segnalate alla Piattaforma nel 2018, conclude che la situazione sta peggiorando nel Continente, e in particolare nella Penisola. «L’ Italia è tra i paesi con il maggior numero di allerta pubblicate sulla piattaforma nel 2018. Tredici allarmi sono stati focalizzati sull’ Italia, lo stesso numero che nella Federazione Russa», si legge nel capitolo dedicato al Belpaese. Blaze, sempre più l’ altra faccia dell’ America. Un canale che continua ad esplorare l’ altra faccia della America: quella esagerata, eccentrica e divertente. Su Blaze (canale 124 di Sky) le novità in arrivo nei prossimi mesi racconteranno i tanti volti della società a stelle e strisce, puntando i riflettori sulle persone comuni impegnate in imprese fuori dall’ ordinario. Si parte il 20 febbraio con Mastermind: sfida tra geni i cui protagonisti sono all’ apparenza tre classici americani medi, amanti della carne e della birra, del football e dei motori. In realtà hanno un quoziente di intelligenza altissimo. Terry, Randy e Guy, questi i loro nomi, si sfidano per individuare il più intelligente del gruppo.

Chiude La Città di Salerno

Italia Oggi



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La Città di Salerno sospende le pubblicazioni e la sua casa editrice Edizioni Salernitane viene sciolta. Il direttore amministrativo Giuseppe Carriero ne diventa il liquidatore e ci si prepara all’ iter per «una eventuale trattativa per la cessione della società», dopo che il gruppo Gedi-Repubblica aveva ceduto la testata campana come primo passo nella fusione col gruppo Itedi della Stampa di Torino e del ligure Secolo XIX (vedere ItaliaOggi del 8/9/2016). Vengono definiti «impraticabili», da una nota pubblicata ieri dallo stesso neo-liquidatore, «accordi credibili, perseguibili e duraturi per la riduzione dei costi della società e in particolare la riduzione del costo del lavoro, che rappresenta circa il 70% dei costi totali». Di conseguenza vengono meno «le condizioni per un riequilibrio delle passività aziendali e il raggiungimento dello scopo sociale». I giornalisti del quotidiano avevano già scioperato contro l’ aumento del prezzo di copertina e il contestuale licenziamento di quattro redattori.

Vision distribution, ok i conti

Italia Oggi

CLAUDIO PLAZZOTTA

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A due anni dalla sua nascita, la società di distribuzione e produzione Vision distribution si colloca già a livello delle altre due principali società di distribuzione in sala di titoli italiani (Medusa, di Mediaset, e 01 Distribution, della Rai), chiude bilanci con utili, e punta a una forte crescita dei ricavi, che nell’ esercizio 2018 sono arrivati a quota 13 milioni di euro. Vision distribution è amministrata dall’ a.d. Nicola Maccanico, per una compagine sociale formata da Sky (che controlla il 60% del capitale), e poi da altri cinque azionisti con l’ 8%, ovvero alcuni dei principali produttori italiani come Iif (Lucisano), Palomar, Wildside, Cattleya e Indiana production. Nell’ esercizio 2018, concluso a fine giugno 2018, Vision distribution ha distribuito 12 titoli in sala, più l’ evento Gomorra (due puntate in anteprima della serie tv), per un box office complessivo di quasi 20 milioni di euro e oltre tre milioni di presenze. L’ incasso migliore è stato Come un gatto in tangenziale, con oltre 10 milioni di euro al botteghino. Sono stati spesi complessivamente 7,5 milioni di euro per promuovere e pubblicizzare i film distribuiti. Nell’ esercizio 2019, iniziato a luglio 2018, verranno distribuite più pellicole. Al momento ne sono già uscite in sala una decina, con gli incassi più interessanti da I moschettieri del re (5,1 mln), Compromessi sposi (1,2 mln) e Cosa fai a Capodanno? (810 mila euro). Ma ci sono grandi aspettative per La paranza dei bambini, tratto dall’ omonimo libro di Roberto Saviano, presentato ieri a Berlino e in sala da oggi, per il nuovo film di Paola Cortellesi diretta da Riccardo Milani (in cartellone ad aprile) e, soprattutto, per Il giorno più bello del mondo di Alessandro Siani, che dovrebbe essere uno dei principali incassi del Natale 2019. Il 7 marzo arriva pure C’ è tempo, il nuovo film di Walter Veltroni. E nel catalogo distributivo di Vision distribution ci sono anche una serie di titoli stranieri, come Gringo con Charlize Theron. Vision distribution, al suo secondo anno di attività, è già stata capace di chiudere l’ esercizio con un utile di 757 mila euro, messo a copertura degli 1,08 milioni di perdite del primo anno. Il patrimonio netto, comunque, può contare sui 13,33 milioni di euro di capitale sociale e i 6,66 milioni di riserve. Quanto ai ricavi, a quota 13 milioni nel 2018, saranno molto più alti nel 2019. Peraltro, il grosso del business non deriva tanto dalla distribuzione classica (che nel 2018 ha assicurato 2,8 milioni di euro di ricavi), né dai contributi pubblici (due milioni nel 2018), ma dallo sfruttamento delle opere in catalogo (8,1 milioni di euro nel 2018). E solo Sky Italia ha versato 4,5 milioni di euro a Vision distribution nel 2018 per poter trasmettere e avere in library i suoi titoli. Peraltro Vision distribution intende coprire tutta la filiera del business audiovisivo: ideazione, sviluppo, acquisizione, produzione e distribuzione di opere di cinema e di audiovisivi in sala, nel segmento home, alla tv, e su tutte le piattaforme non lineari, che stanno diventando sempre più importanti. La sede di Vision distribution è a Roma, in piazza della Repubblica, dove lavorano quattro dirigenti, sei quadri e nove impiegati (1,3 milioni il costo del personale). © Riproduzione riservata.

In Germania chiudono i cinema

Italia Oggi

DA BERLINO ROBERTO GIARDINA

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Difficile andare al cinema a Roma. Intorno a casa mia, sono scomparse quattro storiche sale. E comincia a essere un problema anche a Berlino. In pochi anni, sempre nel mio quartiere, cinque cinema si sono trasformati in ristoranti e supermercati. I cinema in Germania hanno resistito a lungo grazie anche a investimenti. All’ Astor, sulla Kurfürstendamm, hanno installato già dieci anni fa comode poltrone, come a casa tua, con poggiapiedi e, se vuoi, una hostess ti serve un whisky o una coppa di champagne, pagata extra naturalmente. E il biglietto costa già il doppio, intorno ai 15 euro. Se si tradisce la poltrona di casa, si pretendono comodità e una tecnica perfetta. Ma anche all’ Astor gli spettatori sono in calo. Per conquistare uno dei 340 mila biglietti messi in vendita dalla Berlinale, si fa la coda per ore, e i cinema sono esauriti. Devono fare la coda anche i giornalisti accreditati. Sono 3.400 e alle proiezioni sono ammessi gli spettatori normali, se non ci si mette in fila con anticipo, si resta fuori. Grande amore per il cinema, ma durante l’ anno la passione si raffredda. Nel 2018 sono stati venduti circa 100 milioni di biglietti, una media di un biglietto e mezzo per abitante, la metà che in Francia. Il 15% in meno rispetto al 2017, il 30% in confronto al 2015, l’ incasso è sceso da un miliardo di euro a 900 milioni. In Cina gli spettatori sono aumentati del 9%, negli Usa del 7%, in Gran Bretagna del 5%, in media nel resto del mondo del 2,7%. Il calo drammatico in Germania ha diverse cause: è mancata una pellicola di grande richiamo, e si sono svolti i Mondiali di calcio, la Germania è stata esclusa al primo turno, ma il cinema non ne ha approfittato. L’ estate è stata eccezionalmente calda, e i tedeschi avranno preferito una gita fuori porta, o trascorrere la serata al Biergarten, le birrerie all’ aperto nel verde. Ma il vero pericolo viene dalle serie offerte da Netflix, che hanno provocato un calo anche delle vendite di quotidiani e di settimanali. Adesso è possibile per pochi euro acquistare tutti gli episodi di una serie, e non si resiste alla tentazione di vederli tutti insieme, per ore e ore, rinchiusi a casa durante il weekend. Un paradosso: ogni anno in Germania si producono sempre più film, visti da sempre meno spettatori. Le sale sopravvivono diversificando l’ offerta: si trasformano in sale da ballo, ospitano conferenze e presentazioni di libri, concerti, e riunioni di circoli, scrive Der Spiegel. Vent’ anni fa, una sera a Berlino, una volta accese le luci in sala, mi sono accorto che ero lo spettatore più anziano. Le case avevano puntato sui giovani e producevano film che sembravano sempre più un trailer di due ore, un seguito di azioni a un ritmo parossistico senza alcun approfondimento dei personaggi e della storia. Una scelta sbagliata a lungo termine. Dal 2011, sono calati di un terzo gli spettatori tra i 20 e i 29 anni, non seguono neanche la tv, e guardano i film in streaming. Invece i fedeli del cinema sono gli spettatori tra i 50 e i 59 anni. Ma non bastano. «È difficile attirare l’ ultima generazione», ha dichiarato Jürgen Hillmer, che gestisce il cinema Kamera a Bielefeld, in cui ha investito circa 300 mila euro: «Resistono quelli che amavano Fellini o Schlöndorff, o Truffaut e Godard». Ma i produttori non pensano abbastanza a loro. C’ è una via di mezzo tra le pellicole per ragazzini, e opere per cinefili, quelle proiettate alla Berlinale, artistiche e noiose per chi vuol distrarsi il sabato sera. © Riproduzione riservata.

In Italia peggiora la libertà di stampa “Come in Russia”

La Repubblica

GIOVANNA VITALE

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ROMA Di Maio e Salvini minacciano l’ informazione, minando – al pari della Russia di Putin – uno dei capisaldi delle democrazie occidentali. A metterlo nero su bianco è il rapporto annuale firmato dalle dodici organizzazioni che gestiscono la piattaforma del Consiglio d’ Europa per la protezione del giornalismo, secondo il quale nel corso del 2018 «la libertà di stampa in Italia è chiaramente deteriorata» e gli atti di violenza nei confronti dei cronisti si sono rivelati «particolarmente preoccupanti». La maggior parte delle segnalazioni, che riguardano soprattutto attacchi e intimidazioni, sono infatti arrivate dopo che «il nuovo governo si è insediato il primo giugno», si legge nel dossier. Principali indiziati, «i due vicepremier» che «esprimono regolarmente attraverso i social una retorica ostile ai media e ai giornalisti». Parole allarmanti. Da non sottovalutare. Perché «la libertà d’ informazione e la democrazia sono elementi inscindibili», ha avvertito il presidente Sergio Mattarella nel suo intervento al congresso Fnsi, «la vita della Repubblica e la nostra Costituzione sono profondamente segnate da questo principio». Secondo il report di Strasburgo, a rendere evidente il peggioramento della situazione in Italia, uno dei 4 Paesi europei a cui è dedicato un paragrafo a parte sui 47 Stati membri presi in esame, è «il brusco aumento» di denunce presentate l’ anno scorso, «triplicate» rispetto al 2017. Dopo Turchia e Ucraina, con 15 e 14 segnalazioni, Italia e Russia sono quelli che ne hanno ricevute di più: 13. Al contrario di Irlanda, Norvegia, Svezia e Portogallo, che non ne hanno registrato neppure una. Come se non bastasse, all’ interno della Ue siamo noi ad avere «il più alto numero di allerta attive», cioè di violazioni della libertà di stampa rimaste senza risposta né soluzione da parte delle autorità. Tra i rilievi, tutt’ altro che di poco conto, il dossier ricorda come Salvini abbia «minacciato di togliere la scorta al giornalista Roberto Saviano, nonostante siano note le minacce di morte che ha ricevuto da parte delle organizzazioni criminali», mentre «Di Maio ha insultato i giornalisti (dopo il processo al sindaco di Roma Virginia Raggi) e ha dato inizio a una politica per abolire i fondi pubblici alla stampa». Sul fronte giallo-verde ci prova il grillino Roberto Fico a battere un colpo. Dopo aver ribadito «il ruolo centrale dei cronisti nel Paese», il presidente della Camera è tornato a invocare la riforma «della legge sulla governance Rai, così da affrancare l’ azienda pubblica dall’ influenza della politica». Dove però, a farla da padrone, è la maggioranza di governo. Oggi, esattamente come ieri.

Dati Agcom su informazione locale

Prima Comunicazione



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L’ 86% degli italiani si informa abitualmente su fatti locali, attraverso canali televisivi, radio, quotidiani e servizi online, anche se con un’ accentuata disomogeneità tra le diverse aree del Paese. A raccontarlo è l’ Indagine conoscitiva presentata l’ 11 febbraio dall’ Autorità garante per le Comunicazioni, che ha analizzato caratteristiche e dinamiche di domanda e offerta di informazione in Italia, con focus sull’ ambito locale. In particolare, dicono i dati, a essere più attenti all’ informazione locale sono le regioni a forte specificità culturale e/o linguistica come Val d’ Aosta e Trentino Alto Adige (98% e 96%), seguite da Friuli Venezia Giulia (94%) e Sardegna (91%). Più sfumata, forse prevedibilmente, la dimensione locale in Lazio e Lombardia, mentre sorprende gli analisti il basso dato di Veneto (84%), Sicilia (80%) e Piemonte (78%), che si colloca in ultima posizione. La tv è il mezzo prediletto, tranne che in Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, dove vince ancora il quotidiano. La Rai attraverso il TGR è il primo gruppo di riferimento per l’ informazione locale in 14 regioni, nonostante offra contenuti informativi regionali in specifiche e delimitate finestre temporali. Fanno eccezione, in termini di ‘total audience informativa’, Trentino Alto Adige con Athesia, Emilia Romagna e Toscana con Monrif, Molise con Telemolise, Puglia con Gruppo Norba e Sardegna con Unione Editoriale. L’ indagine rileva anche la presenza di alcuni gruppi editoriali nazionali come Monrif, Gedi, Caltagirone e Tosinvest che ricoprono un ruolo importante anche a livello locale. Si tratta prevalentemente di gruppi che editano sia quotidiani nazionali sia testate regionali. Secondo l’ Autorità, appare più rilevante e, in alcuni casi, problematico, l’ emergere in alcune regioni, in particolare, Trentino Alto Adige, Sardegna, Puglia, Molise e Sicilia, di posizioni di forza informativa di alcuni soggetti privati. In definitiva, l’ analisi del sistema informativo regionale evidenzia alcune criticità da affrontare dal momento che la dimensione informativa regionale, e spesso quella provinciale, rivestono un’ assoluta rilevanza per la formazione dell’ opinione pubblica locale. In tal senso, l’ emergere, a livello regionale, di posizioni di forza informativa, la scomparsa di voci indipendenti, la presenza di commistioni tra informazione e politica locale, l’ esistenza di numerosi episodi di intimidazioni e minacce alla professione giornalistica da parte di organizzazioni criminali, nonché l’ opacità di talune strutture proprietarie, “rischiano di minacciare lo sviluppo democratico del nostro Paese”. La particolare e assoluta posizione di forza informativa detenuta dalla Rai in ambito locale, anche in relazione alla debolezza delle altre voci informative, “impone delle riflessioni circa le modalità di concreta attuazione, e di successiva vigilanza, dei principi di pluralismo, obiettività, completezza e imparzialità cui deve essere ispirata l’ azione della concessionaria di servizio pubblico”. Dalla ricerca emergono “due elementi di grave criticità che caratterizzano l’ attuale fase dell’ ecosistema dell’ informazione locale: la crisi, profonda e strutturale, che percorre i mezzi tradizionali (a partire dai quotidiani) che rischiano di non essere più presenti in importanti aree del Paese in un contesto in cui le nuove fonti digitali stentano a trovare una collocazione e soprattutto un proprio modello di business; una riduzione nel numero di voci informative indipendenti esistenti in alcuni mercati locali.

La stampa locale antidoto alla polarizzazione del voto

Prima Comunicazione



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Il combinato disposto tra la crisi della stampa locale negli Stati Uniti d’ America e la “nazionalizzazione” delle notizie di politica interna sui principali quotidiani ed emittenti ha un prezzo: la polarizzazione delle scelte di voto. Secondo uno studio condotto da tre docenti universitari sugli effetti prodotti dalla chiusura di 110 testate tra il 2009 e il 2012 (pubblicato da The Conversation e rilanciato da Niemanlab), l’ 1,9% degli elettori risulta più incline a votare per il medesimo partito, sia alle presidenziali sia per il congresso, laddove una voce dell’ editoria locale si è spenta. Nell’ indagine di Joshua P. Darr (Louisiana State University), Johanna Dunaway (Texas A&M University) e Matthew P. Hitt (Colorado State University) il paragone è stato fatto con segmenti di elettorato di aree dove invece non hanno chiuso giornali locali: qui l’ elettorato si è dimostrato meno cristallizzato sulle proprie scelte di voto. Per dare una misura della proporzione della crisi dell’ editoria locale negli Usa, i tre studiosi ricordano che, mentre New York Times e Wall Street Journal hanno realizzato notevoli risultati grazie soprattutto agli abbonamenti digitali (e il Nyt ha assunto 120 persone all’ interno della redazione) e la Cnn ha fatto registrare il suo record storico di ascolti nel 2018, lo stesso non può dirsi per le testate che si rivolgono al pubblico di un determinato stato, provincia o città. La maggior parte delle testate che hanno chiuso sono settimanali come il Clarke Courier of Virginia o il Boston Phoenix ma anche quotidiani come il Rocky Mountain News of Denver. L’ insieme di queste testate nel 2006 ha raccolto quasi 50 miliardi di pubblicità, impiegato 74mila dipendenti con una diffusione pari a 52 milioni di copie. Nel 2017 i ricavi sono scesi a 16,5 miliardi (un crollo pari al 66,4 per cento), la forza lavoro si è quasi dimezzata a 39mila unità (-47,3%), e la diffusione è scesa a 31 milioni di copie.