Rassegna Stampa del 12/01/2019

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Indice Articoli

Flush, il mondo e le persone raccontati dalle toilette

Italia Oggi

ANDREA SECCHI

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A metà dello scorso novembre in 4.100 edicole francesi è arrivato un magazine che a oggi non sembra mai aver avuto un predecessore nel mondo. È interamente dedicato ai bagni. Non ai bagni termali né agli stabilimenti balneari o all’ arredo bagno. Proprio alle toilette, come luogo attraverso il quale capire le persone e il mondo. Si chiama Flush, il flusso, e per annunciarlo la sua creatrice, Aude Lalo, ha lanciato un video virale sui social network contenente la parodia della scena dell’ acqua di Flashdance, intitolandolo Flushdance. In qualche toilette poi sono comparsi brevi articoli in tema per pubblicizzarne l’ uscita, come quello che racconta del divieto in Turkmenistan di utilizzare i giornali in sostituzione della carta igienica, pratica che non si è mai estinta nel paese: il presidente Gurbanguly Berdimuhamedov, molto presente sui giornali, ha infatti ordinato alla polizia di controllare soprattutto i locali pubblici per evitare che la propria immagine sui quotidiani sia utilizzata dagli avventori in maniera poco consona al ruolo. Flush è un trimestrale (6,90 euro), ha 68 pagine e per non essere bollato come «un cesso» di giornale è curato nella carta e nella grafica e ha illustrazioni originali pur essendo fatto in economia dalla creatrice e da un gruppo di freelance: «Una delle sfide principali da un punto di vista editoriale», ha detto Lalo in un’ intervista, «era di alzare il tono, di fare qualcosa di alto livello, che non fosse volgare». Quanto ai contenuti, parla di «giornalismo attraverso l’ oggetto»: «È attraverso l’ oggetto, attraverso la funzione di andare in bagno, di alleviare se stessi che possiamo raccontare le cose». Una delle quattro sezioni del giornale è appunto dedicata a un tema politico-sociale a numero. Nel primo si è parlato dell’ immigrazione, ma a partire dalle condizioni sanitarie nei campi dei migranti. Dopotutto raccontare di toilette significa parlare di salute, igiene, ecologia, urbanistica. Ma anche di relazioni sociali: in Svizzera, per esempio, le donne pagano un terzo in più degli uomini per entrare nei bagni delle stazioni. Una notizia riportata dalla Televisione della Svizzera italiana, così come quella del presidente del Turkmenistan era stata riportata dalla Bbc. Che dire poi degli aspetti psicologici legati all’ andare in bagno? Come l’ urofobia, la paura di urinare in pubblico, che secondo l’ Università di Londra colpisce il 7% degli uomini. Nelle altre tre sezioni del magazine si trova la cultura con una breve intervista a una celebrità realizzata «sul trono» e una scena in una toilette tratta da un film classico. Poi le notizie dal mondo, sempre in tema, e i trend sul design e i prodotti per il bagno. Aude Lalo il pallino per i bagni ce l’ ha da tempo. Nel 2014 ha dato vita a un blog intitolato Les Pisseuses, slang francese che significa «le piscione» ma anche, in senso non letterale, «le rompiscatole», entrambi significati che si addicono al sito. All’ interno vi si trovano recensioni di bagni pubblici in tutta la Francia. Uno dei migliori è quello della panetteria Brioche Dorée di Lione, che Lalo accosta al fasto di Versailles; uno dei peggiori quello della stazione di Vannes in Bretagna, dove si racconta di qualche sorpresa impropria sul pavimento. L’ idea che da un tema così sarebbe potuto nascere anche un giornale è arrivata dopo l’ interesse suscitato dal blog nei professionisti dell’ arredo bagno, entusiasti di trovare un canale per i propri prodotti che non fossero i soliti cataloghi. © Riproduzione riservata.

Visibilia alla prova del 2019

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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L’ anno appena iniziato sarà cruciale per il gruppo Visibilia di Daniela Santanchè. Innanzitutto c’ è da rivitalizzare il titolo di Visibilia Editore spa che, dagli inizi del 2018 a oggi, ha perso il 90,6% del suo valore in borsa e ieri ha chiuso a piazza Affari a quota 0,014 euro. Per sostenere il valore del titolo era stata convocata ieri un’ assemblea straordinaria dei soci, con all’ ordine del giorno il raggruppamento delle azioni (in ragione di 1 ogni 100). La seconda convocazione dell’ assemblea è andata deserta e, per venerdì prossimo, è attesa una nuova convocazione del cda, sempre col raggruppamento delle azioni all’ ordine del giorno, anche se non sono escluse ulteriori punti in programma. Secondo le informazioni più recenti aggiornate alla metà circa dello scorso dicembre, Visibilia Editore spa è controllata da Visibilia Editore Holding srl con in mano il 35,8%, seguita dalla Alevi srl della giornalista Paola Ferrari (al 3,2%). Al mercato va il 60,9%, compreso il fondo Bracknor di Dubai che, a fronte di un prestito obbligazionario di 3 milioni di euro, sta progressivamente convertendo in azioni. Azioni che però, rimesse almeno in parte sul mercato, risultano comunque sotto la quota del 5% da comunicare. A sua volta la controllante Visibilia Editore Holding srl è detenuta in maggioranza (91,6%) dalla società concessionaria Visibilia srl (il restante 8,15% è sempre in portafoglio alla Alevi di Ferrari). La concessionaria cura la raccolta pubblicitaria delle testate edite dal gruppo (come Ciak, VilleGiardini, Pc Professionale, Novella 2000 e Visto. Ma fuori dal proprio perimetro, tra i principali incarichi e al di là dell’ edizione comasca del Corriere della Sera, c’ è soprattutto quello di seguire le inserzioni del Giornale, per la parte locale e finanziaria (oltre alle campagne nazionali per gli speciali del quotidiano). Il contratto scade però quest’ anno e già per la fine della prossima primavera See (Società europea di edizioni), editrice del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e pubblicato dalla famiglia di Paolo Berlusconi, fratello dell’ ex premier, prenderà una decisione sul rinnovo o meno. A proposito del rapporto Giornale-Visibilia, da chiudere ci sono ancora i conti di quando la concessionaria di Santanchè gestiva le inserzioni nazionali. Inoltre, con la decisione di Mondadori (socio del Giornale al 37% circa) di cedere la propria quota, indiscrezioni di mercato non confermate hanno parlato di un interessamento da parte della stessa imprenditrice nonché politica di Fratelli d’ Italia. Da un punto di vista prettamente editoriale infine, come anticipato da ItaliaOggi del 15/11/2018, il settimanale Visto ha interrotto le pubblicazioni con l’ uscita di fine novembre scorso mentre Visto tv ha adottato un formato più grande ed è diventato un vero e proprio magazine familiare autonomo. Invece Novella 2000 è formalmente a caccia di acquirenti, purché «venga pagato il giusto prezzo», aveva spiegato a ItaliaOggi Santanchè. Comunque, da questa testata che festeggia nel 2019 i suoi primi 100 anni, è nata una nuova brand extension: Novella Cucina. Da definire c’ è ancora il destino dei giornalisti, su cui il Tribunale di Milano deve decidere a favore o meno del reintegro (o di una conciliazione finale). Traducendo in numeri l’ attività di Visibilia Editore spa, il 2017 è stato archiviato con una perdita di 455.465 euro, in miglioramento rispetto ai 779.924 euro di fine 2016. L’ editrice ha registrato un business da 3,56 milioni di euro, in lieve calo rispetto ai 3,83 milioni dell’ esercizio precedente. Positivo l’ ebitda per 188.419 euro (era negativo invece per 114.236 l’ anno prima). La posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2017 è negativa per 2,3 milioni di euro, rispetto ai -2,4 mln circa dell’ anno precedente. © Riproduzione riservata.

Chessidice in viale dell’ Editoria

Italia Oggi



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Fox non vuole ricomprare le tv sportive regionali da Disney. La 21st Century Fox non ha intenzione di ricomprare le 22 reti sportive regionali cedute a Walt Disney nell’ ambito della loro operazione da 71,3 miliardi di dollari (62,1 mld di euro). Disney, che controlla il canale sportivo Espn, deve infatti venderle per ottenere il via libera delle autorità statunitensi all’ acquisto di una serie di asset di Fox, tra cui studi cinematografici e televisivi, reti via cavo dedicate all’ intrattenimento e la partecipazione nel servizio di video streaming Hulu. La nuova Fox, l’ azienda che nascerà da quanto rimasto dopo la maxi vendita a Disney, sarà concentrata sulle emittenti televisive. Secondo un documento depositato presso la Sec, l’ autorità di controllo della Borsa statunitense, il gruppo di Murdoch «non ha intenzione» di fare un’ offerta per le 22 reti sportive regionali che il Dipartimento di giustizia ha chiesto a Disney di cedere e su cui vengono trasmesse le partite di 44 team professionistici appartenenti a Major League Baseball, National Basketball Association e National Hockey League. Secondo indiscrezioni della Cnbc, in vista del secondo round di offerte di fine mese, il gruppo Sinclair Broadcast è l’ unico in pista per fare un’ offerta; per gli analisti di Guggenheim Securities, i canali in questione valgono 25 miliardi di dollari (21,8 mld di euro). Rai1, ok gli ascolti per l’ informazione. Inizio d’ anno positivo per gli ascolti Rai, in particolare per quelli dell’ informazione di Rai1, ulteriormente in crescita su tutte le principali edizioni. In questi primi giorni del nuovo anno l’ edizione delle 20 del Tg1 ha avuto un seguito medio di quasi 6 milioni di persone (5 milioni e 725 mila, con il 24,5% share): un valore, questo, che supera quello dello stesso periodo del 2018 di +0,6% punti e che quasi sempre porta l’ edizione principale del Tg della prima rete a essere il programma più seguito in tv nell’ intera giornata. Relativamente al 2019 l’ edizione più vista è stata quella di martedì 8 gennaio, con 6 milioni e 9 mila spettatori e il 24,7% di share. Bene anche l’ inizio d’ anno di Porta a porta: la trasmissione di Bruno Vespa, che giovedì ha fatto segnare il primato stagionale con 1 milione e 711 mila spettatori e il 18% di share, si è attestata, in queste prime due settimane del 2019, su un ascolto medio di 1 milione e 560 mila spettatori, pari a uno share del 14,3%. Mondo Tv, i diritti di Sissi 2 a Orf. Osterreichischer Rundfunk (Orf), radiotelevisione nazionale austriaca, dopo aver acquistato nel 2017 la licenza per la prima stagione di Sissi da Mondo Tv, ha acquistato anche la licenza per la trasmissione in territorio austriaco e in Sud Tirolo della seconda stagione di Sissi, la Giovane Imperatrice. La licenza avrà durata di quattro anni e prevede il diritto esclusivo di trasmissione per tre passaggi televisivi in tedesco e/o inglese nel territorio di riferimento.

Rolling Stone vivrà in digitale

Italia Oggi

CLAUDIO PLAZZOTTA

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L’ editore Luciano Bernardini de Pace, come anticipato ieri da ItaliaOggi, chiude l’ edizione cartacea del mensile Rolling Stone e prova a riorganizzare tutte le sue attività sul digitale. La casa editrice Luciano Bernardini de Pace srl, nata nel 2014 quando aveva rilevato da Quadratum la gestione di Rolling Stone in Italia, nel 2018 ha chiuso con una perdita attorno ai 300 mila euro, dopo il -214 mila euro del 2017 e il -413 mila euro del 2016. I ricavi sono invece cresciuti a quota 2,6 milioni di euro nel 2018, dopo i 2,3 milioni di euro nel 2017 e i 2 milioni nel 2016. «Ma sono i costi della carta a essere insostenibili», spiega l’ editore. Nel 2018, tolti i circa 600 mila euro di ricavi da vendite in edicola e in abbonamento, il business di Rolling Stone ha assicurato un milione di euro dalla raccolta pubblicitaria della edizione cartacea, e un altro milione di euro da quella digitale. «Peccato, però, che il 70% dei costi arrivasse dalla carta e solo il 30% dal digitale. Quindi», aggiunge Bernardini de Pace, «è abbastanza naturale lo stop alla carta. Ma dobbiamo finirla di parlare di chiusura di Rolling Stone. Io gestisco un brand, un marchio, che usa vari linguaggi di comunicazione: il sito Internet, Instagram, Facebook, Twitter e la carta. Bisogna concentrarsi sui 2,5 milioni di utenti unici al sito, i 435 mila follower su Facebook, i 230 mila su Instagram, i 130 mila su Twitter. Da noi lavora solo gente molto giovane, digitale, siamo nati appena quattro anni fa. Adesso il nostro concorrente principale sarà Frida, un brand nativo digitale. Frida lavora un po’ di più sull’ immagine, noi invece sui contenuti, sul fatto di essere un marchio molto cool». E nel nuovo corso, un milione di euro di ricavi all’ anno potrebbe bastare per andare in pareggio, «anche se è naturale che io punto ai 2 milioni». Nella redazione di Rolling Stone, ora tutta digitale, lavoreranno otto persone, coordinate dal direttore Alessandro Giberti e con Davide Da Rold nelle vesti di publisher. Con la chiusura dell’ edizione cartacea escono dalla casa editrice due grafici e il direttore Giovanni Robertini, che aveva il contratto in scadenza a dicembre. Il direttore editoriale Massimo Coppola, invece, resterà ma solo come consulente. La raccolta pubblicitaria sarà sempre a cura della concessionaria Magazine International, controllata dallo stesso Bernardini de Pace, e che si occupa anche della raccolta pubblicitaria dall’ Italia su testate statunitensi come Newsweek, V, V Man, o su periodici spagnoli come Tapas, Forbes, Robb Report o T Magazine. Pure lei non sta vivendo un momento florido: ha chiuso il 2017 con perdite per 660 mila euro, dopo un rosso di 878 mila euro del 2016. La svolta digitale di Rolling Stone, in realtà, c’ era già stata a fine 2017, quando l’ editore aveva affidato la direzione del sito a una star del web come Selvaggia Lucarelli. Che, tuttavia, si era dimessa poco dopo, nel marzo del 2018, con parole durissime nei confronti di Bernardini de Pace, uno «che si intromette di continuo nelle scelte editoriali. Mai visto un ambiente così tossico, illiberale, ostile e scorretto». Come mai la Lucarelli era così arrabbiata con lei? «Per me Selvaggia Lucarelli è bravissima, scrive da dio e conosce tutti i linguaggi del web. Forse la redazione musica non l’ ha accettata molto. Ma lei è di sicuro quella che mi ha insegnato di più sul web. Non l’ avrei mai mandata via, è stata una sua scelta. Disse che avrebbe voluto fare una cosa tutta sua. Ma poi, ho visto, non ha fatto nulla». Il marchio Rolling Stone appartiene al magnate di Singapore Meng Ru Kuok, a capo del gruppo imprenditoriale BandLab Technologies, che ha in portafoglio il 49% di Wenner Media e tutte le licenze internazionali del brand. Tra cui quella russa che ha già fatto la scelta di andare solo online. «Mi piacerebbe usare la licenza di Rolling Stone anche per altri business. Sogno club, cafè, viaggi, moda a marchio Rolling Stone. Ma non è ancora il momento. Comunque non mi fermo», conclude Bernardini de Pace, «preferisco vivere sempre all’ attacco». © Riproduzione riservata.

Aiuti pubblici a Radio Padania Di Maio stacca l’ assegno del Mise

La Repubblica

MARCO MENSURATI FABIO TONACCI

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Roma L’ ultima contraddizione del governo gialloverde viaggia sulle frequenze digitali di Radio Padania Libera. Mentre il leader 5 Stelle Luigi Di Maio annuncia il prossimo azzeramento dei finanziamenti pubblici all’ editoria, il ministro Luigi Di Maio si appresta a staccare un assegno da almeno 70.000 euro di denaro pubblico alla radio di Matteo Salvini. Il ministero dello Sviluppo economico, infatti, sta per pubblicare la graduatoria provvisoria dei contributi per le emittenti locali. E Radio Padania, di cui Salvini è stato direttore e anchorman per anni, riceverà – stando agli ultimi calcoli della direzione generale competente presso il Mise – almeno 70.000 euro. Cifra che potrebbe raddoppiare entro marzo in caso di una eventuale redistribuzione della quota di extragettito del canone Rai 2017. Il contributo a Radio Padania proviene dal Fondo per il pluralismo e l’ innovazione dell’ informazione. Esattamente quello che Di Maio e il Movimento 5 Stelle vogliono abolire, quanto meno per la parte destinata alla carta stampata che, di fatto, si è dimostrata la più critica nei confronti del governo gialloverde. Una battaglia dai connotati fortemente ideologici e su cui Di Maio, Alessandro Di Battista e il sottosegretario con delega all’ Editoria Vito Crimi, a suon di dichiarazioni infuocate contro i quotidiani, hanno messo la faccia. « È con grande orgoglio che vi annuncio che aboliremo il finanziamento pubblico ai giornali», diceva Crimi lo scorso ottobre in vista della nuova legge di Bilancio. E Di Battista, in uno dei suoi tanti video postati online: « Ai giornali vogliamo togliere tutti i finanziamenti pubblici, se vendono campano, se non vendono cambiassero mestiere». Radio Padania, data per morta nel 2016 dopo la vendita delle frequenze fm all’ imprenditore calabrese Lorenzo Suraci e risorta sul digitale, un anno fa ha legittimamente presentato domanda per avere la sua fetta di contributo pubblico, sulla base di: 1) una pianta organica composta da quattro giornalisti assunti, uno stagista e vari collaboratori; 2) una piattaforma tecnica che diffonde il segnale sul web, sul digitale terrestre, sul dab (la radio digitale) e sulle applicazioni; 3) 14 ore di diretta quotidiana. Repubblica ne ha dato conto prima di Natale. Erano i giorni in cui proprio Salvini, dimentico della domanda avanzata dalla sua Radio Padania con la consulenza della senatrice leghista Silvana Comaroli, si scagliava contro Avvenire. «Che il giornale della Conferenza episcopale italiana – dichiarava il Capitano – prenda sei milioni di euro di contributi pubblici non va bene. In un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti, penso che siano troppi 130 milioni di euro che i cittadini italiani danno ogni anno a giornali». Troppi quei soldi per i giornali, ma evidentemente non per le emittenti radiofoniche, compresa la verde Radio Padania Libera. Radio che di fondi pubblici, proprio negli anni di Salvini alla direzione, ha fatto largo uso e larghissimo abuso. Dapprima spacciandosi per emittente comunitaria nazionale (“espressione di particolari istanze culturali, politiche o religiose”) senza però averne i requisiti, come ha scritto la Corte dei Conti nel 2016 contestando i milioni di euro pubblici ( una media di 800.000 euro l’ anno dal 2003 al 2015) drenati alle casse dello Stato sulla base di una finzione tecnica: non era affatto a carattere nazionale, perché il suo segnale illuminava solo nove Regioni d’ Italia. Poi, secondo quanto racconta l’ ex tesoriere condannato Francesco Belsito, usando una parte dei famosi 49 milioni di euro di rimborsi elettorali frutto di truffa ( e in via di lentissima restituzione) per pagare gli stipendi ai giornalisti: «Salvini? Mi chiedeva i soldi per Radio Padania… ». Dalla sede di via Bellerio, da cui trasmette, l’ editore Davide Franzini spiega: «Noi sopravviviamo grazie a regolari contratti per pubblicità e servizi redazionali, e grazie al contributo volontario dei nostri tanti ascoltatori». La radio leghista si è classificata al sedicesimo posto nella graduatoria provvisoria delle emittenti radiofoniche locali e quindi, se nelle prossime ore il conteggio verrà confermato e se non vi saranno reclami dopo la pubblicazione della graduatoria sul sito del Mise, le spettano 70.000 euro. In più, entro marzo si saprà se il ministero dell’ Economia assegnerà al Fondo per il pluralismo dell’ informazione la quota dell’ extragettito del canone Rai 2017, cioè l’ eccedenza delle entrate sull’ imposta che gli italiani pagano con la bolletta dell’ elettricità. In quel caso l’ importo aumenterà. Sempre che Di Maio leader non intervenga su Di Maio ministro. SILVANO DEL PUPPO/ FOTOGRAMMA Anchorman Matteo Salvini è stato direttore e anchorman di Radio Padania.

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Prima Comunicazione



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