Rassegna Stampa del 08/02/2019

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“Mica ho censurato Brusca su Berlusconi. Ho fatto come il Tg4”

Il Fatto Quotidiano

Marco Lillo

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Giuseppe Carboni, 57 anni, direttore del Tg1 gradito al governo di Giuseppe Conte, è un giornalista serio che ha fatto 16 anni di precariato prima di essere assunto in Rai. Negli Anni Ottanta faceva compagnia con la sua voce rotonda in radio ai nottambuli spiegando i pezzi di U2 e Rolling Stones su Raistereonotte. Negli Anni Novanta passa in tv e intervista tra l’ altro Vasco Rossi per Pegaso del Tg2. Dopo l’ assunzione e un passaggio alla Rai di Bolzano (certificato di non raccomandazione) nel 1996 viene finalmente notato da un direttore. Clemente J. Mimum, nominato in era Berlusconi, che sposta Carboni al servizio interni: “Fui messo al politico. Volevano gente nuova”, ha raccontato a La Stampa. Il direttore che lo promuove caporedattore è Marcello Masi, gradito a tutti soprattutto all’ Udc e poi sostituito nel 2016 da Ida Colucci, che Masi sposerà nel 2018. Proprio Masi involontariamente fa la fortuna di Carboni quando lo incarica di seguire Beppe Grillo e il M5S nel 2013. Da novembre Carboni è il direttore dell’ ammiraglia dell’ informazione Rai. Nelle ere precedenti eravamo abituati a notizie scomode sul fronte dei presunti rapporti mafia-politica ignorate dal Tg1. La notizia è che anche il Tg1 dell’ era gialloverde evita di infilarsi in queste strade pericolose. Il Tg1 ha registrato con le sue telecamere martedì scorso le immagini di una parte molto delicata dell’ audizione del collaboratore Giovanni Brusca al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’ Amelio. Giovanni Brusca su sollecitazione del pm Stefano Luciani ha rievocato un incontro dell’ estate del 1995 con il boss Matteo Messina Denaro, tuttora latitante. Mentre parlava di orologi, Matteo Messina Denaro avrebbe detto a Brusca che Giuseppe Graviano (boss di Brancaccio condannato per le stragi del 1992 e 1993) avrebbe visto un orologio prezioso del valore di 500 milioni di lire “al polso di Silvio Berlusconi in un incontro a quattr’ occhi () non lo aveva visto su una rivista”. Matteo raccontava a Brusca, secondo quest’ ultimo: “Giuseppe Graviano gli ha visto un orologio a Berlusca, come lo chiamavano loro”. Perché il direttore Carboni ha deciso di non trasmettere questo spezzone video del processo (disponibile da ieri sera sul sito del Fatto)? Ecco la risposta. “Perché è una notizia vecchia non c’ era nessun intento censorio, tu stai registrando questa intervista, non è questo il modo”. Vorrei una posizione virgolettata del direttore del Tg1. Mi spieghi perché non avete mostrato quel video? Noi abbiamo sempre riportato quello che diceva Brusca. Direttore mi dispiace ma quando noi (dopo che La Stampa l’ aveva relegata in un trafiletto, Ndr ) abbiamo dato la notizia del verbale di Brusca il 17 dicembre del 2018, i Tg Rai non mi pare che l’ abbiano riportata. Comunque ora Brusca ha ripetuto quel racconto ( de relato e tutto da riscontrare, ndr ) su un incontro di Berlusconi con Graviano in aula davanti alle telecamere del Tg1. Vorrei solo sapere se il Tg1 mostrerà agli italiani quel video Non ho nessun pezzo su Brusca in scaletta alle 17 e 21, in questo momento, ma non è questo il modo di approcciare questa questione. E il Tg2 lo ha mostrato? Il Tg2 non c’ era Ma scusa il Tg4 cosa ha fatto? Non c’ erano le telecamere del Tg4 in aula c’ era solo la Rai e la mia, perché sto girando un documentario. Poi se mi chiedi perché Rete 4 non la mostra io ti rispondo che è ovvio: Berlusconi è l’ editore. Non c’ era nessun intento censorio. Altrimenti non avrei mandato la telecamera. Quando hai inviato la telecamera non potevi sapere che Brusca avrebbe parlato di Berlusconi. Ma la notizia era stata già data Sì ma solo dal Fatto. La Rai non l’ ha mai ripresa. Brusca dice per la prima volta questa cosa in aula a un pm e a un Tribunale perché il Tg1, che ha le immagini, non le trasmette? Va bene, io ora devo andare buona serata.

«È crisi, chiediamo un aumento dell’ aggio»

Il Roma



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NAPOLI. «La chiusura delle edicole? I fattori sono tanti. A di là della crisi di lettura che allontana i clienti, a penalizzarci è un sistema di monopolio dove la controparte sono gli editori e i distributori che decidono e stabiliscono tutto». A parlare è Aldo Esposito (nella foto), segretario provinciale di Napoli del Sindacato nazionale giornalai d’ Italia (Sinagi), che analizza le cause di un fenomeno silenzioso che, però, sta producendo effetti devastanti per il settore. «Il 28 gennaio abbiamo fatto una manifestazione a Roma contro la Fieg perché sono oltre 15 anni che non si rinnova l’ accordo nazionale tra noi e gli editori che non vogliono arrivare a discutere qualcosa di concreto. Ma abbiamo previsto altre mobilitazioni non solo a Napoli ma su tutto il territorio nazionale» dice. Segretario, cosa chiedete voi in concreto? «Un aumento dell’ aggio. Gli editori su questo tema sono sordi, parlano sempre della rete di vendita che è indispensabile e importante. Ma in concreto non fanno nulla. Anche sugli abbonamento, per esempio, si concedono sconti ai clienti e poi si manda il giornale a casa. Non si potrebbe dare un aggio alle edicole consentendo a un cittadino il ritiro presso la rivendita abituale?». Di recente si è parlato anche di dare alle edicole la possibilità di emettere certificati affiancando i Comuni… «Con l’ Anci hanno parlato altri, nella fattispecie, e mi devo ripetere, la Fieg. Ma questo a noi porta poco o nulla, anche perché non siamo suoi dipendenti. Vogliamo capire cosa ci guadagniamo a fare certificati per conto del Comune, non è che arriva un aumento del reddito. E ancora: la stessa Fieg parla con l’ Anci di una rete di vendita ma se non la metti condizione di esistere parliamo del nulla. E le edicole stanno morendo». Ma un’ edicola cosa vende oggi? «I quotidiani ma in zone dove c’ è la fascia di età che legge, quella tra i 40 e i 45 anni. I giovani non leggono più. Poi c’ è qualche settimanale o le riviste di gossip. Poi si tira avanti con i giocattoli per bambini. Ma parliamo di un settore che prima o poi sarà saturo e con la decresci ta della natalità il mercato si assottiglierà». Il taglio dei contributi all’ editoria, nella logica del Movimento 5 Stelle, dovrebbe essere accompagnato da un incentivo per le edicole. Ma se si decreta di fatto la morte di tante realtà editoriali, che vantaggio potrebbero averne le rivendite? «È chiaro che questa situazione porterà a forti difficoltà per le realtà locali, in particolare le cooperative. Bisognerebbe avere attenzione per le testate locali che creano quella clientela che ancora affluisce all’ edicola». MAPE.

Copie, fine 2018 in chiaroscuro

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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Si chiude il 2018 dei quotidiani italiani confermando il segno negativo, trasversale alle varie diffusioni complessive delle copie carta+digitale. Ma soprattutto si riaffermano i soliti magnifici quattro che restano in terreno positivo, a cui si aggiunge a fasi alterne un gregario differente. Ieri, infatti, è stato un po’ il capodanno dei giornali con la pubblicazione dell’ ultima rilevazione Ads dell’ anno (sul mese di dicembre rispetto allo stesso mese del 2017), che vede crescere solo Verità del 10,9%, Quotidiano Nazionale Qn-Giorno del 6,4%, Fatto Quotidiano del 4% e Libero del 3,9%. Questo mese si associa Avvenire a +9,8%. Tutte le altre testate hanno il segno negativo davanti ma, come consuntivo di fine anno, c’ è comunque qualcosa cui brindare: nel 2018 i quotidiani italiani hanno lasciato sul terreno 165,8 mila copie, scendendo sotto la soglia dei 2,8 milioni di copie complessive carta+digitale. Però le copie perse sono di meno di quelle scomparse nel 2017 (rispetto al 2016), pari a 243,3 mila, ossia il 32% circa in più del risultato 2018. Nello specifico delle singole testate, Quotidiano Nazionale Qn-Telegrafo è a -17,5%, Giornale a -13,8%, Stampa a -11,1%, Quotidiano Nazionale Qn-Resto del Carlino a -5,4%, Quotidiano Nazionale Qn-Nazione a -5,3%, Sole 24 Ore a -4,6%, Messaggero a -4,5% e Corriere della Sera a -2,9%. Caso a parte Repubblica, al centro in questi giorni del cambio alla direzione con Carlo Verdelli che sostituisce Mario Calabresi. L’ anno di Repubblica viene archiviato in pareggio (+0,03%) Tra le pubblicazioni sportive c’ è Corriere Sport-Stadio a -14,3% e a -14,5% con l’ edizione del lunedì, Gazzetta dello Sport rispettivamente a -8,8% e -10,5%, Tuttosport a -6,1% e -7,8%. Nell’ ultima classifica a dieci del 2018, il Corriere della Sera è definitivamente primo, seguito da Quotidiano Nazionale Qn (dorso sinergico di Giorno, Nazione, Resto del Carlino e Telegrafo, con un totale di 207,6 mila copie carta+digitale). In questa rilevazione Qn distacca Repubblica, terza, di sole 631 copie. Si conferma quarto il Sole 24 Ore e quinto il lunedì della Gazzetta dello Sport. Sale di una posizione alla sesta la Gazzetta dello Sport in settimana, facendo retrocedere al settimo gradino la Stampa, anche se l’ ordine di arrivo tra le due testate varia di mese in mese e la distanza, ora, si contiene sulle 589 copie. Ottavo Avvenire, che precede Messaggero e il lunedì del Corriere Sport-Stadio (decimo). Con un accenno ai settimanali, sempre sulle diffusioni complessive carta+digitale (e sempre dicembre 2018 su dicembre 2017), pochi i rialzi tra cui Milano Finanza del 6,7%, Viversani e Belli del 5,2% e Diva e Donna su del 2,5%. Trend opposto da Confidenze (-24,5%) ad Autosprint (-10,5%), dall’ Espresso (-7,7%) a Grazia (-4,6%). Elle nella sua nuova versione settimanale è a quota 201,7 mila copie (a novembre primo mese del cambio di periodicità sulle 212,6 mila copie, con una variazione del -5,1%). In edicola, mentre il Fatto Quotidiano passa in negativo (-8,9%) così come Repubblica (-7,8%), continuano ad avanzare Verità (+7,1%), Qn-Giorno (+6,3%), Libero (+4%) e Avvenire (+1,9%). Invece Qn-Telegrafo contrae del 21,1%, Giornale del 14,1%, Corriere Sport-Stadio del 13,9% e del 15,4% al lunedì, Stampa del 12,9%, Tuttosport del 9,3% e del 9,8% al lunedì, Sole 24 Ore dell’ 8,5%, Qn-Resto del Carlino del 6,4%, Qn-Nazione del 5,9%, Messaggero del 5,3%, Gazzetta dello Sport del 4,1% e del 10,7% e infine Corriere della Sera del 2,6%. Nella top ten Qn è primo, Corriere della Sera secondo (indietro di 4,5 mila copie), Repubblica terza. Dietro si mettono in fila il lunedì della Gazzetta dello Sport, la Gazzetta dello Sport nel resto della settimana, Stampa e Messaggero. Ottavo il lunedì di Corriere Sport-Stadio, seguito dalle altre uscite di Corriere Sport-Stadio e dal Giornale, che così rientra in classifica. Il lunedì di Tuttosport, da decimo che era a novembre, scivola fuori dalla classifica, in dodicesima posizione (undicesimo è il Sole 24 Ore). Infine, sul digitale, ai tradizionali incrementi non mancano come contraltare i cali di Gazzetta dello Sport (-8,1% e -9,5% al lunedì), Stampa (-5,4%), Giornale (-0,9%). Bene invece, tra gli altri, Verità (+127,4%), Fatto Quotidiano (+40,3%), Repubblica (+39,7%), Libero (+26%), Messaggero (+3,3%), Sole 24 Ore (+2,3%) e Corriere della Sera (+0,5%). Nel ranking digitale, Sole 24 Ore, Corriere della Sera, Repubblica, Stampa e Fatto Quotidiano (quinto) ribadiscono l’ ordine di arrivo. Ma lo stesso fa Avvenire, al sesto gradino, mentre il lunedì della Gazzetta dello Sport perde una posizione e ora è ottavo. Di contro, ne guadagna una il Messaggero, adesso settimo. Gazzetta dello Sport in settimana e Gazzettino restano, rispettivamente, nono e decimo.

Gazzetta di Parma, Brambilla lascia la direzione. Caccia al successore

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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Michele Brambilla lascia la direzione della Gazzetta di Parma ma, al momento, uno dei quotidiani più antichi d’ Italia non ha un successore. Brambilla, con un passato in varie testate come Libero e il Giornale nonché autore del libro L’ Eskimo in redazione, lascerà a fine mese il quotidiano locale nato nel 1735. In attesa di un sostituto che firmi il giornale a partire dal 1° marzo, alla Gazzetta di Parma, controllata quasi al 100% dall’ Unione parmense degli industriali (sistema Confindustria) e con una quota residuale dall’ Unione degli agricoltori locali, c’ è movimento anche ai vertici aziendali. Il 1° aprile è atteso il nuovo direttore generale, Pierluigi Spagoni, 36enne attuale responsabile dell’ attività marketing e comunicazione dell’ ente Fiere di Parma, dove lavora dal 2009. Sotituirà l’ attuale a.d. Marco Occhi, imprenditore specializzato nel mondo edile, che ricopre la carica ad interim. A settembre scorso, infatti, se n’ era andato il precedente amministratore delegato Matteo Montan, diventato amministratore delegato del Gruppo Athesis (che pubblica i quotidiani L’ Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi). Secondo le ultime rilevazioni Ads relative allo scorso dicembre, la Gazzetta di Parma diffonde complessivamente quasi 27,8 mila copie, di cui 16,2 mila in edicola.

Chessidice in viale dell’ Editoria

Italia Oggi



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Facebook, il Garante della privacy prepara sanzioni per Cambridge Analytica. I dati dei cittadini italiani acquisiti tramite l’ app Thisisyourdigitalife (il test della personalità ideato per raccogliere le informazioni personali oggetto di profilazione), benché non siano stati trasmessi a Cambridge Analytica, sono stati comunque trattati in modo illecito, in assenza di idonea informativa e di uno specifico consenso. Pertanto il Garante per la protezione dei dati personali al termine dell’ istruttoria ne ha vietato l’ ulteriore trattamento e si è riservato di avviare un separato procedimento sanzionatorio. Nel corso della medesima istruttoria è inoltre emerso un illecito trattamento di dati dei cittadini italiani in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, mediante un prodotto, denominato «Candidati», installato sulla piattaforma del social network. Anche in questo caso il garante si è riservato la contestazione di sanzioni amministrative per gli illeciti trattamenti di dati riscontrati. Sempre ieri la notizia di un provvedimento dell’ antitrust tedesco che ha stabilito che Facebook debba chiedere il consenso degli utenti prima che i dati raccolti dalle controllate WhatsApp e Instagram e su siti terzi siano condivisi sui loro account sul social network. Sport Network e Speed (Poligrafici Editoriale), partnership per la pubblicità locale di Corriere dello Sport e Tuttosport. Al via l’ accordo siglato tra Sport Network, concessionaria del Gruppo Amodei, e Speed, concessionaria della Poligrafici Editoriale. Su incarico di Sport Network SpeeD, infatti, gestirà la raccolta di pubblicità locale di Corriere dello Sport/Stadio e Tuttosport in Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Toscana, Umbria e La Spezia. Corecom Lombardia, vademecum per la tutela dell’ identità digitale. Una «Guida alla tutela dell’ identità digitale». È stata presentata dalla presidente del Corecom Lombardia, Marianna Sala. Il vademecum, di otto pagine, è consultabile e scaricabile dal sito www.corecomlombardia.it, a disposizione di ragazzi, scuole e famiglie. Sarà inoltre consegnato e distribuito agli insegnanti e agli studenti che ogni giorno visitano il Pirellone, sede del Consiglio regionale della Lombardia. Nel vademecum ci sono indicazioni su come custodire la password di accesso ai profili social, sulle modalità più sicure per impostare il profilo personale e sulle modalità di partecipazione e interazione su chat, blog e forum nonché sulla comunicazione di dati e informazioni a carattere personale. Sanremo 2019, su RaiPlay aumentano gli utenti. La diretta della seconda serata del Festival ha generato oltre 448 mila visualizzazioni, con un aumento dell’ 11% rispetto al 2018. Il 6 febbraio, inoltre, il consumo di contenuti on demand del Festival di Sanremo, è arrivato 1,6 milioni di visualizzazioni, in crescita del 9%, mentre gli utenti registrati a RaiPlay di età compresa tra i 15 e i 24 anni che hanno fruito di contenuti on demand sul Festival sono cresciuti del 30% rispetto alla scorsa edizione. La 69esima edizione del Festival di Sanremo si conferma anche l’ evento televisivo più rilevante sui social in Italia della stagione televisiva in corso e con 2,7 milioni di interazioni totali nella giornata di mercoledì, registra una crescita complessiva rispetto alla seconda serata dell’ edizione 2018. In particolare crescono (fonte Nielsen) Facebook (+289%) e Instagram (+28%). Rai2, torna The Voice. Ritorna la musica su Rai2: dalla prossima primavera andrà in onda la nuova edizione di The Voice of Italy, in una veste completamente rinnovata a partire dalla conduzione che vedrà il ritorno in Rai di Simona Ventura. «La ricerca è concentrata su talenti che con The Voice possano raggiungere il successo che meritano», ha commentato Simona Ventura. «Abbiamo bisogno di emozioni forti, voci che colpiscano cuore e pancia: abbiamo bisogno di voci che non si dimenticano, delle voci da sold out». The Voice of Italy è un format Talpa Global, prodotto da Rai2 con Wavy, una unit di Fremantle. Fox Networks Group, nuovi uffici nel cuore di Roma. È stato completato da pochi giorni il trasferimento degli uffici di Fox Networks Group Italy nel centro di Roma a Palazzo Marignoli (piazza San Silvestro), edificio di fine ‘800 di proprietà di Allianz e oggetto di una importante ristrutturazione gestita da Allianz Real Estate. La sede è stata studiata per ridurre l’ impatto ambientale e per migliorare le condizioni di lavoro. «I nuovi uffici di Fox Networks Group Italy», spiega una nota, «sono stati concepiti come uno spazio collettivo, in qualche modo vicino allo spazio domestico ma capace di prestazioni lavorative altissime, coerente con i valori di Fox e dotato degli standard tecnologici più avanzati nel rispetto dei parametri energetici per l’ ottenimento della certificazione Leed Silver, in linea con quanto previsto da Allianz». Publicis Groupe completa l’ acquisizione di Soft Computing. Publicis Groupe ha completato l’ acquisizione di Soft Computing, società francese di data marketing, per un totale di 43,4 milioni di euro. L’ azienda francese di pubblicità ha comunicato che la sussidiaria Multi Market Services France Holdings ha acquisito l’ 82,99% del capitale di Soft Computing per una somma di 25 euro ad azione. Multi Market Services completerà l’ acquisizione delle restanti azioni in circolazione di Soft Computing una volta ricevuta l’ approvazione da parte delle autorità francesi.

Tv, dall’ Agcom via al piano assegnazione frequenze

Italia Oggi



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L’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha varato ieri il nuovo piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre (Pnaf) che servirà per realizzare l’ abbandono della banda 700 da parte delle televisioni in favore delle tlc e la riorganizzazione delle restanti risorse che accoglieranno i broadcaster. Il piano prevede 12 reti nazionali in banda Uhf, una delle quali sarà «decomponibile per macroaree» e destinata all’ informazione regionale della Rai e una che sarà integrata da frequenze della banda III-Vhf per raggiungere la copertura necessaria. Dieci di queste reti saranno assegnate dal ministero per lo sviluppo economico ai licenziatari attuali, che avranno la metà dei multiplex su cui trasmettono ora (chi ne ha cinque vedrà assegnate 2,5 reti, per esempio), mentre due saranno messe a gara con lotti da mezzo multiplex ciascuno. Alle emittenti locali andrà una rete di 1° livello in banda Uhf con copertura di popolazione non inferiore al 90% in ciascuna area tecnica (in alcune aree per questo motivo sono pianificate 2 o 3 reti locali) e una o più reti di 2° livello sempre in banda Uhf senza vincolo di copertura. Il piano quindi recepisce quanto stabilito dall’ ultima legge di bilancio che ha eliminato il vincolo della riserva di un terzo delle frequenze alle locali, spostando di fatto due reti verso le emittenti nazionali che non avrebbero avuto sufficiente capacità trasmissiva per mantenere gli attuali canali. La palla passa ora al ministero per le assegnazioni e la gara che dovrà essere fatta entro il prossimo novembre. Soddisfatto del piano il presidente dell’ Associazione Tv locali di Crtv, Maurizio Giunco, che ha sottolineato come l’ Agcom abbia accolto le richieste, presentate sia al Tavolo di coordinamento TV 4.0 che in audizione «volte ad attenuare le ricadute sul settore determinate dal superamento della riserva del terzo delle frequenze alle tv locali». «In particolare», ha aggiunto Giunco, «apprezziamo lo sforzo di costruire aree tecniche per quanto possibile limitate all’ ambito territoriale delle singole regioni». © Riproduzione riservata.

Gli autori fuori di testi… Un’ edizione scritta male

Libero



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Le canzoni sono la vera economia circolare del Festival di Sanremo. Prendono i testi, li armonizzano in una lunga filiera di musica e applausi e spremute di cuore (come direbbe Marco Ferradini, mai una volta a Sanremo, mi pare) e li restituiscono al mercato in forma di curve d’ ascolto. Non è un caso che Abbi cura di me, la canzone di Cristicchi, poesia pura, sia uno dei must, a voce tremante, dello share di questo Festival. Qui si parla di testi. Le parole sono importanti. Sicché, mi risulta un po’ bizzarro che, tolti quelli delle canzoni, i testi veri e propri del programma latitino. Di più. I testi infilati nelle gag dei conduttori, di raccordo alle canzoni e alle inserzioni pubblicitarie, quelli che, insomma, dovrebbero essere il colorato fil rouge della kermesse; be’, quei testi brillano per cocciuto imbarazzo. L’ apoteosi si è avuta con la battuta di Virginia Raffaelli, eccelsa in tutto il resto, che salutava i vocalist dell’ orchestra Rai: «Grazie, grazie Graziella e grazie al Coro», parafrasando un classico della commedia sexy all’ Alvaro Vitali. Ecco, lì ho messo mano al revolver. Poi ci sono altre uscite della Raffaele (foto LaP) sulle somiglianze dei musicisti con in vip «Si vedono solo le teste, come i Muppets», «Abbiamo Enrica Bonaccorti, il protagonista di Cast Away e Rossano Rubicondi», con la gag che si esaurisce nell’ indicare «il chitarrista più inquadrato del festival Luca Colombo, da 13 anni in forza all’ ensemble sanremese», battuta proferita con un allegro accanimento che neanche Peppe Vessicchio ai vecchi tempi. Eppoi, ecco lo sfiancato «cavallo della Mannoia» descritto da Baglioni; l’ evocare la polemica leghista scomodando la Lega dell’ amore di Elio e le storie Tese; la gag con la pernacchia; la di solito efficace volgarità di Pio e Amedeo; Pippo Baudo movimento semovente introdotto da un “omaggio” tiratissimo a Lelio Luttazzi. Infine gli infiniti, inutili, letali tre minuti che Claudio Bisio, evidentemente risentito, dedica alla lettura, a sfottò, dei tweet degli odiatori del Festival, roba che degli stessi odiatori ha soltanto, probabilmente, aumentato il numero. Anche lo stesso monologo di Bisio sul presunto terzomondismo politico di Baglioni era abbastanza telefonato e non è stato – diciamo – all’ altezza dei dialoghi teatrali di Claudio tratti da Pennac. Ecco, vorrei capire: per scrivere ‘sta roba quanti autori ha Sanremo? riproduzione riservata.

Dati Ads: diffusione e vendita a dicembre di quotidiani e settimanali, a novembre dei mensili (TABELLE)

Prima Comunicazione



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Sono disponibili da giovedì 7 febbraio i nuovi dati mensili stimati dagli editori, riferiti al mese di dicembre 2018 per quotidiani e settimanali, e al mese di novembre 2018 per i mensili. QUOTIDIANI – I dati dei quotidiani a dicembre 2018 (.xls) SETTIMANALI – I dati dei settimanali a dicembre 2018 (.xls) MENSILI – I dati dei mensili a novembre 2018 (.xls) In arrivo le tabelle con i trend dei quotidiani realizzata da L’ Ego Editoriale per Primaonline.it.