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RAI, TARANTOLA DISERTA L’ESORDIO DEL NUOVO CDA

Non l’ha presa affatto bene, Anna Maria Tarantola. I riti della politica sulla Rai – i ricatti, le minacce, i tentativi di avviare trattative sotto banco per salvare questa o quella poltrona – hanno già stancato il vicedirettore di Bankitalia. Che ha detto sì a Mario Monti, è pronta a dirigere la televisione pubblica. A risanarla, anche. A rilanciarla, forse. Non è pronta però a subire attacchi e veti che non si aspettava, e con i quali non vuole avere niente a che fare.

Per questo, oggi a mezzogiorno la presidente in pectore non parteciperà alla riunione del consiglio di amministrazione che deve ratificare la sua nomina. Ci ha pensato molto, ha cambiato idea più volte. Il suo non vuole essere uno “sgarbo” – spiega a chi le ha parlato – ma “un segno di rispetto nei confronti del Parlamento”, chiamato a decidere sul suo nome. Anna Maria Tarantola non si considererà presidente finché non ci sarà il voto della commissione di Vigilanza, i cui due terzi devono confermare la sua designazione. È così che, con un messaggio ai consiglieri, motiverà la sua scelta. Sulla quale però pesa anche la poca voglia di sedersi a un tavolo in cui qualcuno possa cominciare a porre condizioni, intavolare una trattativa, tirar fuori la questione delle deleghe “pesanti” che Monti vuole affidarle e che il Pdl considera illegittime.

Nonostante questo, è difficile che le minacce del partito di Silvio Berlusconi arrivino a inficiare la nomina del cda. “Votare il presidente designato è un atto dovuto”, dice Antonio Verro, uno dei consiglieri di centrodestra confermati. Anche se poi, alla trasmissione radiofonica La Zanzara, spara a zero: “Non voterei mai a favore dei maggiori poteri alla Tarantola perché sarebbe come chiudere il Parlamento”. La linea del Pdl quindi non cambia: quelle deleghe, trattare i contratti fino a 10 milioni di euro e decidere tutte le nomine di primo e secondo livello tranne quelle editoriali (direttori di rete e tg), non devono passare. E se il cda andrà liscio, sulla Vigilanza continuano i tentativi dilatori. Alessio Butti, capogruppo pdl, chiede ora – sulla scorta del radicale Beltrandi, “ribelle” della pattuglia pd – che la Tarantola si presenti in audizione davanti alla commissione prima che questa decida se confermarla o meno.

Un’ipotesi che il vicedirettore di Bankitalia non prende neanche in considerazione. Non vuole essere “interrogata” in Vigilanza. In realtà, aveva in mente tutt’altro. Credeva che dopo il voto di oggi a viale Mazzini la commissione parlamentare avrebbe subito dato il suo parere. Se fosse stato positivo, Anna Maria Tarantola avrebbe subito riconvocato il cda per avere il via libera sui nuovi poteri: “Non vado alla Rai se non ho le deleghe indicate dal presidente del Consiglio Monti”. Il rinvio di Sergio Zavoli – che ha scelto di attendere il voto dei consiglieri – ha scombinato i suoi piani. La Vigilanza si riunirà infatti giovedì. Con l’accordo di tutti, potrebbe al massimo essere anticipata a domani.

La strada del centrodestra è comunque stretta. Paolo Romani, che insieme a Maurizio Gasparri segue la partita Rai per conto di Berlusconi, conferma che il Pdl non intende cedere, ma ammette che finora, da parte del governo, non sono arrivati segnali. Se continuerà a essere così – se le richieste degli emissari di Berlusconi non troveranno sponde – è difficile che possano ancora forzare la mano sperando di trattare qualche posizione, o di barattare altre partite come quella sulle frequenze televisive. Perché il commissariamento, nonostante la Rai sia una spa, è sempre possibile. Basta un decreto, o un semplice emendamento a uno dei tanti già al vaglio delle Camere. Pd e Terzo polo continuano a chiederlo con insistenza. Monti potrebbe sempre decidere di accontentarli.
difficile che le minacce del partito di Silvio Berlusconi arrivino a inficiare la nomina del cda. “Votare il presidente designato è un atto dovuto”, dice Antonio Verro, uno dei consiglieri di centrodestra confermati. Anche se poi, alla trasmissione radiofonica La Zanzara, spara a zero: “Non voterei mai a favore dei maggiori poteri alla Tarantola perché sarebbe come chiudere il Parlamento”. La linea del Pdl quindi non cambia: quelle deleghe, trattare i contratti fino a 10 milioni di euro e decidere tutte le nomine di primo e secondo livello tranne quelle editoriali (direttori di rete e tg), non devono passare. E se il cda andrà liscio, sulla Vigilanza continuano i tentativi dilatori. Alessio Butti, capogruppo pdl, chiede ora – sulla scorta del radicale Beltrandi, “ribelle” della pattuglia pd – che la Tarantola si presenti in audizione davanti alla commissione prima che questa decida se confermarla o meno.

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