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RAI ALLE PRESE CON L’ENNESIMO RINNOVO DEL CDA. MA LA GASPARRI NON PREVEDEVA LA PRIVATIZZAZIONE?

La Rai, in vista della scadenza del cda, vuole riorganizzare il reparto informazione e ha chiesto alla Bain&Company, una multinazionale della consulenza, un dossier sull’offerta dell’informazione. I tg sono stati giudicati in base alla scelta delle notizie e al modo di veicolarle. Dallo studio emerge che il Tg1 e il Tg2 danno notizie secche e veloci mentre il Tg3 e il Tg4 spiegano le notizie dilungandosi in commenti e interpretazioni. Il dossier sottolinea un altro aspetto importante: il Tg1 non sarebbe schierato e fazioso in quanto non presenta commenti e si occupa meno di politica, solo il 18% del tempo totale contro il 34% del Tg3 che a sua volta è battuto da Mentana che confeziona un vero e proprio notiziario “didattico-politico”. All’attività di gestione della res pubblica Mentana offre quasi la metà del minutaggio. Un dato notevole è che la politica spiegata e commentata fa ascolti. Gli unici notiziari in crescita sono proprio il tg della Berlinguer e quello di Mentana.
Apparentemente lo studio sollevare Augusto Minzolini dalle accuse di faziosità. Ma anche nelle notizie non date può essere riscontrato un certo “favoritismo”. E il tg1, per essere il primo tg della Rai, dà poche e brevi informazioni sulle questioni davvero importanti di politica e finanza mentre è pieno zeppo di cronaca, esteri e costume.
L’attenzione degli addetti alla Rai è tutta concentrata sul rinnovo del cda che scade il 28 marzo 2012. Le ipotesi sono tre; quella più comoda sarebbe di prorogare l’attuale consiglio fino al termine della legislatura; l’ipotesi piace al Pdl che manterrebbe l’attuale posizione di dominio nel consiglio, un vantaggio preziosissimo per imbastire una campagna elettorale “coi fiocchi”; inutile dire che il Pd, l’Udc e il terzo polo avversano completamente questa opzione. Un’altra soluzione potrebbe essere il rinnovo sulla falsariga della legge Gasparri che, con l’attuale governo di larghe intese, avrebbe difficile applicazione (dato che prevede una spartizione di poltrone tra maggioranza e opposizione). La terza ipotesi prevede un cambiamento di regole per il vertice e l’elezione di un ad che come un “deus ex machina” dovrebbe sbrogliare la situazione e traghettare la Rai fuori dalla crisi di bilancio e di ascolti.
Bisogna precisare che il prossimo cda traghetterà la Rai fino al 2015, anno delicato in quanto vigilia della scadenza della concessione per il servizio pubblico. In quel caso rispolverare una piega nascosta della Gasparri potrebbe garantire la privatizzazione della Rai, in teoria prevista già nel 2004, ma mai attuata.
Alberto De Bellis

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