In Italia si continua a denunciare i giornalisti per metterli a tacere. Il nuovo rapporto Ue di Coalition against Slapp, in collaborazione con la fondazione Daphne Caruana Galizia, rivela che in tredici anni, dal 2010 fino al 2023, sono state intentate ben 1.049 cause “strategiche” contro i giornalisti e di queste, ben 166, solo nel 2023. I numeri più pesanti del fenomeno si registrano in Italia, Turchia, Romania e Serbia. Non è che siamo proprio in ottima compagnia. La querela facile ce l’hanno le imprese ma nemmeno i partiti scherzano: nel 2023, stando al report anti-Slapp, quasi la metà di tali cause legali (42,5%) è stata intentata da aziende e imprenditori, mentre i politici sono stati responsabili di oltre un terzo (35,5%). I dati però rischiano di non rispecchiare la situazione reale. Perché prendono in considerazione solo le cause intentate da soggetti privati, e sappiamo molto bene che spesso e volentieri i politici si avvalgono delle strutture istituzionali per denunciare i giornalisti, e perché molte, troppe, situazioni restano nell’ombra e non vengono neanche portate a conoscenza delle organizzazioni di categoria, delle associazioni che si occupano di contrastare il fenomeno delle querele temerarie. Insomma, c’è poco da stare allegri. L’Italia si conferma un Paese in cui fare il giornalista è un affare per pochi, pochissimi. Si guadagna niente, si vive nel precariato di una partita Iva, si combatte tra mille problemi quotidiani senza chissà che diritti, si rischia tutto per una virgola sbagliata. Così non si va avanti.
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