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PUBBLICITÀ: PER LA PRIMA VOLTA NEL 2013 INVESTIMENTI ONLINE MAGGIORI DI QUELLI SU GIORNALI

Il Carat, centro media di Aegis Group ha pronosticato, per il 2013, che, per la prima volta, gli investimenti sull’online supereranno quella su carta stampata. Secondo lo studio il mercato della pubblicità (online e giornali) salirà del 5,8 per cento rispetto al 6% del 2012. “La carta stampata – ha dichiarato Jerry Buhlmann di Aegis al Financial Times – mostra progressi principalmente nei paesi in emergenti e in forte crescita come Cina e India”.
Nei mercato più maturi, in Europa in particolare, Aegis ha dimezzato le previsioni di crescita degli investimenti pubblicitari (+1,5%), ridotti a un terzo le stime per gli Stati Uniti (5%). Diverso il discorso per la televisione che continua a recitare la parte del leone mettendo a segno una crescita del 5,5% quest’anno, sempre secondo Carat, e del 5,3 nel 2013. Il sorpasso dell’online sulla carta è previsto da tempo, come da tempo lo spot digitale è considerato la frontiera. Si parla in Italia già quest’anno di 1,2 miliardi di euro del web contro il miliardo dei newspaper. Tuttavia, resta ancora una piccola percentuale rispetto agli investimenti dedicati alla televisione. Secondo l’ultimo rapporto dello Iab l’online rappresenta l’11% dell’intero mercato pubblicitario.

La tv raccoglie ancora oggi il 51% degli investimenti pubblicitari, mentre si è notevolmente ridotto lo scarto nei confronti dei quotidiani, che rappresentano una fetta pari al 16% del totale. Più interessante il lato consumatori. Secondo una ricerca di Nielsen appena uscita negli Stati Uniti la maggioranza di persone che posseggono un tablet ha dichiarato di essere disposta a pagare per il download di musica, libri e film. L’unico oggetto digitale per il quale non sembrano disposti ad aprire il portafoglio sono le notizie. Solo il 19% degli americani si è detto disposto a pagare per leggere news sui tablet. Secondo gli analisti queste percentuali però ingannano. A differenze di una canzone o un libro l’informazione si può declinare con più livelli di approfondimento. Quello percepito è la notizia “commodity” quella che si trova immediatamente su internet. Diverso, sostengono alla Nielsen, il discorso su contenuti premium e quindi esclusive e giornalismo visuale.

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