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Protestano gli Odg regionali: “In Senato colpo di mano contro autonomia Ordine”

I presidenti degli ordini regionali dei Giornalisti sono sul piede di guerra. Un documento accusa la politica di procedere per colpi di mano con l’obiettivo di cancellare non solo gli organismi ma la stessa professione.

Il documento è stato sottoscritto da Gianluca Amadori, presidente Odg Veneto Carlo Bartoli, presidente Odg Toscana Francesco Birocchi, presidente Odg Sardegna Cristiano Degano, presidente Odg Friuli Venezia Giulia Franco Elisei, presidente Odg Marche Mauro Keller, presidente Odg Trentino Alto Adige Filippo Paganini, presidente Odg Liguria Pina Petta, presidente Odg Molise Piero Ricci, presidente Odg Puglia Giovanni Rossi, presidente Odg Emilia Romagna Domenico Sammartino, presidente Odg Basilicata Alberto Sinigagla, presidente Odg Piemonte Paola Spadari, presidente Odg Lazio.

La denuncia: ”Colpi di mano crescono a danno dell’Ordine dei Giornalisti. In ballo, in realtà, c’è non solo l’esistenza e l’autonomia di questo organismo, ma il riconoscimento del diritto a esistere di questa stessa professione e, soprattutto, in ballo c’è la qualità e l’autonomia dell’informazione in Italia, cioèil diritto dei cittadini a essere correttamente e compiutamente informati”.

La nota prosegue: “L’ultimo atto si sta consumando al Senato dove, a sorpresa, è stato proposto un emendamento con il quale – accanto alla condivisibile risoluzione di aspetti colpevolmente dimenticati da chi ha approvato precedenti norme (garantire finalmente la rappresentanza di due esponenti delle minoranze linguistiche in aggiunta ai sessanta membri eletti nel Consiglio nazionale dei Giornalisti) – si tenta di introdurre ben altro. Modifiche all’organizzazione ordinistica e alla fisionomia della stessa professione non richieste. Cambiamenti strutturali che imporrebbero quanto meno un’approfondita discussione all’interno degli organismi della categoria e persino oltre”.

Ecco i cambiamenti a cui si oppongono gli OdG regionali: “Tra le novità che si vorrebbero apportare ci sarebbe anche un deplorevole congelamento degli organismi ordinistici in carica, impedendone il rinnovo fino all’ottobre del 2021. Una decisione gratuita, immotivata, prevaricante assunta senza alcuna discussione e condivisione all’interno degli organismi istituzionali interessati. Un atto sconsiderato che peraltro – la coincidenza non ci sfugge – segue quanto stava già accadendo all’interno dell’Ordine in materia di convocazione delle assemblee elettorali, accentuando lo stato confusionale che rischia di minare la stessa credibilità e autorevolezza dell’Ordine dei Giornalisti”.

La questione ricostruita così dai firmatari della nota: “Ricapitoliamo alcuni degli ultimi passaggi. A pochi giorni dalla scadenza già fissata per il voto, il presidente del Cnog, Carlo Verna, ha deciso di modificare, acquisito il parere di un giurista (che evidenzia l’obbligo di un’elezione contestuale su tutto il territorio nazionale), la determina del 22 Giugno scorso e, conseguentemente, di rinviare di oltre un mese il rinnovo degli organismi dell’Ordine dei Giornalisti. Si tratta di una decisione dinanzi alla quale non possiamo che esprimere netto, deciso e totale dissenso anche perché tale decisione del presidente del Cnog pone, di fatto, sullo stesso piano il comportamento avventuristico e inadempiente dinanzi a precisi obblighi di legge, praticato da due Ordini regionali (Lombardia e Campania) e l’azione rigorosa e responsabile svolta da tutti gli altri Ordini che hanno rispettato legge e determina presidenziale del 22 Giugno”.

Dunque la condanna: “Disapproviamo questa decisione peraltro giunta a obbligo di convocazione delle elezioni già abbondantemente scaduta. Peraltro, se la motivazione addotta dai due Ordini inadempienti fosse stata reale, non si capirebbe – nella situazione attuale che l’Italia vive – come si possa ritenere possibile fare l’8 novembre ciò che si ritiene impossibile il 27 settembre. Né come mai, in quelle stesse regioni, si ritenga non proponibile per i giornalisti ciò che invece e’ stato ritenuto fattibile per il resto della popolazione chiamata alle urne il 20 e il 21 settembre per il referendum e il voto amministrativo e regionale, per altri Ordini professionali chiamati al voto, nonché per studenti, docenti e personale alla riapertura delle scuole”.

Quindi la conclusione: “Stigmatizziamo pertanto tale comportamento che ha rotto unilateralmente l’unità degli organismi dell’Ordine. Chi si è reso artefice di questa incomprensibile ed assurda situazione si e’ assunto una grave responsabilità nei confronti dei giornalisti dell’intero Paese e dei loro organismi istituzionali. Respingiamo altresì il tentativo, messo in atto in sede parlamentare, di stravolgere dall’alto l’organizzazione e il diritto all’autogoverno della professione giornalistica”.

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