Il datore di lavoro non può leggere la mail del giornalista a fini disciplinari

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E’ arrivato dal Garante della Privacy un importante provvedimento per la riservatezza del lavoro giornalistico. Il caso è quello di un cronista del Sole 24 Ore, sottoposto a procedimento disciplinare e poi licenziato anche a causa di materiale raccolto con accesso alla mail aziendale. Il Garante ha affermato che il trattamento dei dati personali effettuato dal quotidiano è stato illegittimo. Il riferimento è alla tutela del lavoro giornalistico e alla salvaguardia della segretezza delle fonti. Sarebbe stato violato l’accordo sindacale del 13/06/2016 per il quale i controlli aziendali non possono avere ad oggetto il contenuto dei materiali utilizzati dai giornalisti. Non vi erano quindi i presupposti per procedere a verifica disciplinare. La decisione del Garante ha trovato il beneplacito di FNSI, Associazione Stampa Romana e Associazione lombarda dei giornalisti. Le associazioni hanno evidenziato che il provvedimento ribadisce il ruolo centrale dei comitati di redazione nel porre limiti sui controlli. Hanno inoltre inquadrato la decisione del Garante nell’ambito delle modifiche sui controlli a distanza nello Statuto dei lavoratori. Infatti l’azione dell’azienda viola l’art.4 dello Statuto, così come novellato dal dlgs 151/2015.Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti da cui derivi la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per ragioni organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Sussiste anche la violazione dell’art.23 del Codice della Privacy, avente ad oggetto il consenso sul trattamento dei dati personali, non presente in questa fattispecie. Il Cdr de “Il Sole 24 Ore” ha preso atto del provvedimento e ne ha enfatizzato la natura di principio generale per la categoria, sottolineando l’importanza conferita agli accordi sindacali.

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