PRIVACY ONLINE/ GOOGLE RISPONDE A 21 DELLE 69 DOMANDE POSTE DALL’UE

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L’Autorità francese Cnil (Commission nationale de l’informatique et des libertés) ha ottenuto da Mountain View solo una parte delle rassicurazioni richieste dalla Commissione Europea per verificare la correttezza della policy semplificata adottata dal colosso del search engine ed in vigore dal 1° Marzo di quest’anno.

Dubbi rivolti all’enorme lavoro di integrazione delle norme sulla privacy relative a più di 60 servizi offerti in forma gratuita dalla piattaforma della grande G. Un asset di accesso multicanale (YouTube, Google Search, Google Plus, Gmail, Google Docs, Picasa) associato ad un unico account di registrazione e per questo in grado di ottenere una profilazione (anonima) degli utenti ancor più dettagliata ai fini dell’implementazione del business pubblicitario gestito a monte da Google attraverso i servizi Adwords e Adsense.
Nella missiva di 18 pagine più un lungo allegato indirizzata alla Presidentessa dell’Osservatorio transalpino, Isabelle Falque-Pierrotin, il consulente globale sulla privacy, Peter Fleischer, si affretta a sottolineare come le nuove regole soddisfino in pieno gli standard previsti dalla normativa europea sulla protezione dei dati personali. In particolare, i vertici aziendali hanno assicurato che le informazioni geolocalizzate – ottenute con i servizi Google Maps o il social network Google Plus – verranno sfruttate solo ed esclusivamente con il consenso (opt-in) degli utenti, ribadendo che nulla sia cambiato rispetto alla normativa in vigore fino al 1 marzo scorso.
“Non stiamo raccogliendo nuove informazioni nè stiamo cambiando le forti protezioni che mettiamo a disposizione per i dati raccolti sulla posizione”, si legge nella lettera. Riguardo alla funzione del riconoscimento facciale “find my face” sulle foto degli iscritti al social network Google Plus, il team del gruppo replica che ne avrebbe assicurato un uso del tutto opzionale e dunque non impostato in default per gli utenti. Ma le risposte non hanno però ancora sgombrato i numerosi dubbi di legittimità sollevati dalle autorità garanti dei 27 paesi membri, che richiedevano delucidazioni (di stampo anche giuridico) sull’approccio tenuto da Google circa la gestione dell’informativa sulla nuova policy impartita agli utenti, specificando quante domande di chiarimento fossero state rivolte al team della società; la gestione dei cookie sui servizi in relazione al tipo di dati raccolti e, il più importante di tutti, la verifica della correttezza nell’incrocio di suddetti dati tra i servizi, indagando sulle modalità di combinazione associate alla gestione dei profili, i tempi di memorizzazione sui server dei dati e la loro destinazione.

Richieste che se non soddisfatte entro il 15 aprile, data di consegna definitiva indicata nella missiva, potrebbero far incorrere Google a future sanzioni oltre che indurre il gruppo a correggere le propria normativa interna. Uno scacco che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione già delicata del colosso sul fronte Europeo in quanto già oggetto di due indagini formali avviate dall’Antitrust Ue per abuso di posizione dominante, sia per i brevetti Frand Motorola che per la presunta manipolazione dei risultati di ricerca diretta a favorire la visibilità dei propri prodotti a discapito della concorrenza.

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