Editoria

Pluralismo e Libertà: “Ora estendere tutele del contratto Rai”

Pluralismo e Libertà prende la parola sulla stabilizzazione dei 127 giornalisti precari in Rai e chiede che la firma possa rappresentare l’occasione per intavolare una trattativa con l’azienda relativa al contratto di lavoro a viale Mazzini. La componente sindacale presente in Fnsi, Stampa Romana, Inpgi e Casagit ribadisce l’impegno e in una nota fa sapere: “Sull’accordo siglato tra Rai, Unirai e Usigrai che prevede la stabilizzazione di 127 giornalisti professionisti attualmente impegnati con contratti atipici ribadiamo quanto affermato all’indomani della firma: un’intesa che estende i diritti e le tutele del giusto contratto, aumentando il perimetro occupazionale, va nella giusta direzione. Del resto, questa è la funzione del sindacato: incrementare la buona occupazione, garantire il contratto giornalistico a chi fa il giornalista”. Ma c’è di più, come è lecito attendersi: “Allo stesso tempo – chiedono da Pluralismo e Libertà – , auspichiamo che questo sia solo il primo passo di un percorso che non potrà e non dovrà lasciare indietro i colleghi che lavorano nelle redazioni dei programmi di informazione Rai e che non intendono fare la selezione per le sedi regionali. Colleghi di cui continueremo ad ascoltare le istanze”. Secondo la componente sindacale, difatti, non si deve mai dimenticare che le tensioni tra sigle rappresentative della forza lavoro possono riservare brutte sorprese a tutti e che, alla lunga, rischiano di far esplodere, oltre alle polemiche, effetti più che negativi proprio a danno dei lavoratori: “È il caso di ricordare che l’accordo è stato sottoscritto da entrambi i sindacati Unirai e Usigrai, entrambi rappresentativi ed entrambi legittimati. Entrambe le sigle lo hanno già sottoposto per la discussione agli iscritti in assemblee partecipate. Parlare quindi di sindacati in cerca di legittimazione e di altri con cui invece l’azienda dovrebbe tornare al tavolo – concludono da Pluralismo e Libertà – oltre a distorcere la realtà dei fatti, non contribuisce certamente a risolvere le numerose questioni ancora sul tavolo”.

Luca Esposito

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