Prendere sempre più corpo l’ipotesi che il presidente del consiglio, Mario Monti, affidi le deleghe all’editoria, dopo le dimissioni di Carlo Malinconico, all’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e alla comunicazione, Paolo Peluffo. Insomma una sorta di offerta 1×2: i dossier bollenti come il nuovo regolamento per i finanziamenti all’editoria e alla tutela del diritto d’autore al portavoce del governo. Ma è ravvisabile una sorta di conflitto tra i due ruoli?
Paolo Gentiloni del Pd, già ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi, vede «solo un problema di opportunità». Comunque, «sarebbe altrettanto legittimo dare la delega all’editoria a qualcun altro», ma queste «sono scelte che attengono all’autonomia del presidente del consiglio su cui i gruppi parlamentari meno mettiamo bocca meglio». Della serie: «Quello che deciderà il presidente del consiglio noi approveremo». Intanto ricorda: «Non mi pare che questo problema sia stato sollevato nei numerosissimi anni di governo di centrodestra in cui questo doppio incarico è stato svolto da Paolo Bonaiuti». Ma da un governo che fa della diversità dal precedente esecutivo il suo vanto è lecito aspettarsi altre scelte».
Non storce il naso più di tanto Paolo Romani, già sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, poi, vice ministro e infine ministro nell’ultimo governo Berlusconi. Premesso che non conosce personalmente Peluffo, dice che «gli uomini si giudicano in base ai comportamenti. Malinconico si è dimesso con senso di responsabilità. Dal suo successore ci attendiamo ciò che la responsabilità di governo in un settore come questo richiede». Problemi a digerire il doppio ruolo di Peluffo? «Non è che in questo governo non ci siano piccoli conflitti interessi». Ma per Romani è quasi inevitabile: «Chi ha una vita professionale e si occupa degli interessi collettivi è difficile che non abbia qualche campo di sovrapposizione. Il conflitto di interesse diventa un fatto automatico. Il conflitto di interesse va vissuto responsabilmente: l’importante è che chi acquisisce responsabilità di governo non ne approfitti per fare interessi particolari».
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