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Otto mesi di carcere per un articolo, la furia dei giornalisti

Il rischio carcere per i giornalisti c’è: otto mesi di carcere per un articolo, è arrivata la condanna per il cronista de Il Giornale Pasquale Napolitano e ora la Fnsi alza la voce. Il sindacato è infuriato. E torna sul tema, bollente, della diffamazione a mezzo stampa. Che, in Italia, prevede ancora la pena della reclusione. Un relitto di epoca fascista di cui, dopo quasi ottant’anni dalla fine del regime, la politica italiana non ha intenzione di disfarsi. La segretaria generale della Fnsi, in una nota, passa all’attacco: “Il caso del cronista del Giornale condannato al carcere ricorda a tutti – giornalisti, politica e opinione pubblica – quella che è una vergogna italiana: in Italia, nel 2024, il codice penale prevede ancora le manette per i giornalisti che dovessero essere riconosciuti colpevoli di diffamazione a mezzo stampa”.

Non è finita qui: “Ma al di là del caso specifico quello che la Federazione nazionale della Stampa ripete da anni è che in un Paese democratico punire con la reclusione i cronisti non è accettabile. I giudici fanno il loro lavoro applicando le leggi esistenti. Restiamo in attesa che anche il legislatore faccia il proprio lavoro: recepire le indicazioni della Corte costituzionale e eliminare il carcere dalle pene previste per la diffamazione, senza per questo prevedere sanzioni economiche tanto spropositate da avere sulla libertà di stampa quell’effetto raggelante più volte denunciato nelle sentenze delle Corte europea dei diritti dell’uomo”. Ecco dove sta il nodo. Nella politica che è ferma, che lo è sempre stato e, semmai, pensa solo a trovare nuovi argomenti per non superare quello che è un problema, questo sì vero, attuale e concreto, che fa precipitare l’Italia nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa.

Sul caso si è mobilitato anche il Sugc, il sindacato unitario dei giornalisti della Campania che ha attivato il proprio ufficio legale al fine di “preparare un ricorso in Appello contro la decisione del giudice onorario che riteniamo assolutamente sproporzionata”. Per i sindacalisti campani: “Proprio per una causa che riguardava Pasquale Napolitano il Sugc presentò l’eccezione di incostituzionalità che ha portato poi alla decisione della Consulta di dichiarare incostituzionale il carcere per i giornalisti. È singolare che una sentenza del genere arrivi da un giudice non togato e che non contempli in alcun modo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, seppure per un altro articolo di legge, sul carcere per i giornalisti”.

Luca Esposito

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