Editoria

Nuova grana in Rai, furia Cdr sull’Approfondimento: “E’ allo sbando”

Lo scontro in Rai prosegue e al centro del dibattito a viale Mazzini finisce l’Approfondimento. Una lunga e pesante nota quella del comitato di redazione che, nella giornata di ieri, fa le pulci alla gestione delle testate e torna a chiedere, a gran voce, che qualcosa cambi. Una volta e per tutte. Nel mirino dei giornalisti, c’è una programmazione ritenuta troppo appiattita sui casi di cronaca giudiziaria e interna, come Garlasco e la Famiglia nel Bosco (che hanno avuto riflessioni e conseguenze politiche importanti, guardate dai partiti con estremo interesse). E la richiesta di rivedere la programmazione all’insegna di un ritrovato pluralismo. A cominciare dai tempi.

“L’Approfondimento allo sbando, incapace di raccontare il Paese, dove il pluralismo è azzerato”. Così esordisce il Cdr che incalza l’azienda: “Ora di rivedere i piani sulla futura programmazione informativa e dare uno spazio adeguato, in termini qualitativi e quantitativi, al racconto del Paese e della dimensione internazionale: ignorarli -secondo quanto riportano i rappresentanti sindacali – equivale a non rispettare il contratto di Servizio, non rispettare il pubblico, non valorizzare l’azienda Rai”.

Tanto basterebbe. Ma non è finita la critica del Cdr Approfondimento Rai: “Quale altro campanello d’allarme serve perché si abbia il coraggio di cambiare?”. Si era già “denunciato una povertà dei temi troppo spesso ridotti al caso Garlasco e alla famiglia nel bosco. Invano. Non sembra esserci lo spazio per fotografare e approfondire le trasformazioni in atto nella nostra società. Mentre si trovano magicamente le risorse per costosi monologhi quotidiani graditi al governo”. Un riferimento nemmeno troppo velato a Tommaso Cerno e alla sua striscia Due di Picche. “Approfondimento – prosegue il Cdr – è, o dovrebbe essere, la sede naturale del racconto del Paese. E un racconto ridotto al lumicino o, dove presente, platealmente appiattito sulle istanze del governo, non fa bene a nessuno. Non fa bene alla democrazia. Non fa bene al pubblico né a chi ci lavora. E non fa bene nemmeno ai conti aziendali”.

Luca Esposito

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