Nubi nere sulla free press

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Non sono solo rose e fiori nel mondo della free press. In Italia le tre principali testate (Metro, Leggo e City) accrescono la diffusione. Ma E Polis ha chiuso i battenti. E dall’estero non arrivano notizie rincuoranti. Per la seconda volta consecutiva il presidente di Metro, Tomberg, ha annunciato che il gruppo ha conseguito risultati economici negativi. Pelle Tomberg. Presidente e Direttore Generale del gruppo internazionale, ha dichiarato che i ricavi netti su scala mondiale sono precipitati dell’80%, scendendo a 676.000 euro. E il titolo in borsa ha fatto lo stesso, perdendo il 5% dopo essere già sceso del 30% a partire dal mese di gennaio.
Secondo Tomberg – come ha sottolineato Jean Baptiste Chabrier in un post sull’Observatoire des médias -, è soprattutto a livello del mercato svedese che si incontrano delle difficoltà. L’eccessiva concorrenza degli altri quotidiani gratuiti locali ha fatto scendere il fatturato trimestrale da 28,3 a 27 milioni di euro. Ma, sfortunatamente per Metro, le difficoltà non si fanno sentire solo a livello nazionale. Il lancio di Metro negli Usa non procede e il giornale ha perso due milioni di euro nel secondo trimestre. E anche in Francia, in generale, i gratuiti non vanno bene. In Italia, come detto poc’anzi i dati sulla lettura rilevati da Audipress segnalano ancora un buon indice di crescita, tuttavia la vicenda di E Polis dovrebbe accendere un campanello d’allarme. Il quotidiano diffuso sia gratuitamente sia al prezzo di 50 centesimi nelle edicole ha improvvisamente chiuso i battenti. Da lunedì 16 luglio non è più in edicola né in distribuzione, e da venerdì 20 ha spento l’aggiornamento anche online. La testata di Niki Grauso presente in 15 città italiane, aveva raggiunto una diffusione pari a circa 160 mila copie e aveva conquistato il decimo posto nella classifica dei quotidiani. La pubblicazione della testata è stata sospesa a causa della rottura tra l’editore e lo stampatore, Umberto Seregni, che vanta un credito di 19 milioni di euro. A quanto si dice, Grauso e Seregni erano quasi pervenuti a un accordo ma l’intesa è saltata all’ultimo momento su alcuni dettagli che non sono stati resi noti. A farne le spese per primi sono stati ovviamente i dipendenti invitati a mettersi in ferie e senza stipendio per il mese di luglio. Gli onorari di giugno per i 135 giornalisti ( metà circa dei quali sono assunti con contratto a termine in scadenza) sono stati pagati al 75% e da febbraio non sono stati versati i contributi previdenziali. Si tratta per lo più di giornalisti che lavorano da casa, sperimentando una sorta di formula di tele-lavoro inedita finora nel settore: A ingarbugliare la situazione dell’esperimento sardo ci si sarebbe messa anche la concessionaria di pubblicità: Publikompass. La società di cui è Presidente e Amministratore Delegato Angelo Sajeva gestisce un portafoglio complesso che spazia su tutti i media: 21 quotidiani, 11 periodici, 7 canali satellitari, 4 televisioni non nazionali, 3 radio locali, 9 siti internet. Ma da maggio i rapporti tra Grauso e Sajeva si sono interrotti e l’editore sardo ha messo in campo una concessionaria interna fatta in proprio: l’Epm. A quanto si sussurra in giro l’apertura di nuove edizioni, decisa da Grauso quando già i conti segnavano “riserva”: sarebbe andata a confliggere in aree nelle quali Publikompass vantava una presenza storica come raccolta pubblicitaria per altri mezzi. La politica di lancio di Grauso avrebbe quindi “indispettito” alcuni clienti che se ne erano seriamente lagnati. Da qui, a quanto pare, la decisione di Sajeva di disdettare l’accordo con Grauso.
Ma Grauso non ha gettato la spugna, anzi si è messo a guardarsi intorno per cercare soci o possibili compratori per il suo progetto e, per quanto l’editore interessato non abbia confermato, si è parlato di un abboccamento con Class Editori. Ci starebbe perché da tempo i rumors indicano interesse per la free press da parte del patron del gruppo Class, tuttavia l’editore-padrone è molto parsimonioso quando fa acquisizioni. E’ abilissimo a spuntare prezzi davvero da saldi di fine stagione come quando acquisì Italia Oggi. Un po’ di più potrebbe essergli costato Capital, ma l’affetto per le proprie creature, si sa, fa allentare i cordoni della borsa un po’ più facilmente. Quello che è certo è che per i giornalisti e le maestranze di E Polis è un’estate amara. A poco valgono le dichiarazioni di solidarietà quando alle espressioni vocali non seguono azioni concrete. Ma questo i giornalisti ormai lo sanno benissimo.
Per oggi comunque è stato programmato al ministero del Lavoro un incontro tra i rappresentanti della società editrice e il sindacato dei giornalisti per la Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) ai circa 135 giornalisti del gruppo Grauso, mentre lunedì prossimo, 6 agosto, a Cagliari, si svolgerà un’assemblea dei giornalisti collaboratori de “Il Sardegna”, che non percepiscono compensi ormai da mesi.

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