Editoria

“Niente soldi né certezze”, giornalisti Dire tornano in sciopero

I giornalisti dell’agenzia Dire non hanno ancora ricevuto né “soldi né certezze” e quindi hanno proclamato lo sciopero. Hanno incrociato le braccia per tutta la giornata di ieri. Per denunciare che, nonostante gli appelli e le richieste (giunte alla società editrice pure dalla premier Giorgia Meloni), la situazione non si è sbloccata. E che, allo stato attuale, i lavoratori restano senza stipendi né senza prospettive rassicuranti per il futuro. Una vicenda che ormai si trascina da fin troppo tempo. E che il comitato di redazione dell’agenzia Dire ha stigmatizzato duramente in una nota: “Niente soldi, né certezze. Ancora. Nonostante quanto sollecitato anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha invitato l’editore dell’agenzia Dire a corrispondere gli stipendi mancanti, dopo l’avvenuta omologazione al piano di ristrutturazione del debito con l’Agenzia delle Entrate e la riattivazione della convenzione con Palazzo Chigi, e nonostante l’impegno dichiarato dallo stesso editore a risolvere la situazione, le lavoratrici e i lavoratori sono ad oggi senza chiarezza in merito a quando sarà corrisposto lo stipendio di dicembre”.

Già tanto basterebbe. Ma, purtroppo per i giornalisti, i problemi non sono ancora finiti: “Inoltre, al piano di rientro degli arretrati prospettato dall’azienda è seguito un ritardo nella corresponsione di quanto promesso già per le prime due rate. Infine, siamo ancora in attesa che si concluda la questione per i colleghi ex sospesi del gennaio 2024”. Una situazione esplosiva che ha indotto i giornalisti dell’agenzia Dire a proclamare l’ennesimo sciopero sulla base del pacchetto di cinque giorni ottenuto dall’assemblea di redazione lo scorso 5 dicembre.
Il Cdr ha poi esortato l’azienda, in conclusione, “a porre fine una volta per tutte a questa situazione di incertezza che prosegue da troppi mesi, che ha messo a dura prova tutto il personale, arrivato allo stremo, provvedendo celermente ai pagamenti degli stipendi arretrati e portando al tavolo sindacale del 26 gennaio prossimo tutte le risposte e le garanzie chieste in questi lunghi mesi”.

Luca Esposito

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