Secondo un’elaborazione del Sole 24 Ore su dati di Tera Consultants, nel 2012 solo in Italia i mancati ricavi derivanti dall’elusione del copyright (musica, cinema, televisione e software) potrebbero ammontare a oltre 2 miliardi di euro – erano 1,4 miliardi due anni fa – con la conseguente perdita di 25mila posti di lavoro. Per Ifpi, la federazione internazionale dei discografici, a gennaio il 26% degli italiani in rete ha utilizzato almeno una volta una piattaforma illegale. Con un calo drastico del peer-to-peer (-61%), lo scambio di file con programmi con eMule e un boom (+112%) dello stream ripping, che permette di “rippare”, cioè di salvare e trasformare in file soprattutto contenuti audio. L’esempio classico è quello dei video musicali di Youtube, magari postati dalle stesse case discografiche (quindi con una qualità elevata) che hanno iniziato da un paio d’anni anche in Italia, grazie all’accordo con la Siae, a monetizzare le visualizzazione attraverso l’inserimento di spot nei filmati. Youtube, inoltre, proprio in queste ore sta varando un servizio di pay per view aperto agli editori.
“Una character assassination che non ha precedenti nella storia del nostro Paese”. Ne è sicuro,…
Fino a poco tempo fa quando si parlava di intelligenza artificiale per il grande pubblico…
Non c’è fine alla polemica su Ranucci. Il conduttore di Report ha pubblicato, nelle scorse…
Si apre la settimana della verità sul destino di Sigfrido Ranucci. Nessun licenziamento all’orizzonte, e…
Gli occhiali intelligenti stanno rapidamente passando dalla categoria degli esperimenti tecnologici a quella dei prodotti…
La decisione di Cesenatico di mettere nuovamente a disposizione un contributo economico per le edicole…