Nasce una banca dati virtuale per la mobilità delle professioni. L’iniziativa del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro partirà in via sperimentale a ottobre. L’obiettivo è fare in modo che la domanda incontri l’offerta grazie a un alleato speciale: il web. Tutti i professionisti saranno “schedati” in rete: architetti, ingegneri, medici, avvocati, commercialisti. Tutti tranne i giornalisti. Perché? Le ipotesi sono due: o i giornalisti non sono considerati veri professionisti, o per loro il mercato è saturo al punto da rendere inutile anche una bacheca virtuale che faciliti l’accesso al mondo del lavoro. I segnali vanno in quest’ultima direzione. Basti pensare che l’ultimo avviso pubblicato dall’Ordine della Lombardia risale al 2009 e riguarda una borsa di studio per la Gazzetta dello Sport.
Eppur sembra che qualcosa si stia muovendo, anche se solo a parole. Si parla di riform a dell’Ordine, di incentivi per le assunzioni, di maggiori compensi per i collaboratori. Intanto, l’Inpgi dà numeri da brividi.
Secondo l’Istituto nazionale di previdenza della categoria, oggi i giornalisti regolari in Italia sono meno della metà di quelli iscritti all’Ordine. Gli altri sono tutti qualificati come collaboratori a progetto: un esercito di precari che, però, non riesce a fare massa critica e affermare i propri diritti. Così chi ha il posto assicurato non ha bisogno di bacheche virtuali e gli altri si arrangiano. Ma anche su questo fronte qualcosa si sta muovendo. Il blog dei giornalisti romani precari ha più volte alzato la voce, denunciando come «alte professionalità» non abbiano alcun riconoscimento e siano stritolate «da un mercato senza regole certe per tutti». Mentre a Napoli cavalca l’onda della protesta il Coordinamento dei giornalisti precari della Campania. Un movimento spesso critico con i palazzi del potere, a cominciare proprio dall’Ordine e dall’Assostampa.
Egidio Negri
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