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Anzaldi: “Ora riformare l’Ordine dei Giornalisti”

È arrivato il momento di «mettere mano alla riforma dell’Ordine dei giornalisti», secondo il deputato Pd Michele Anzaldi. Su Huffington post, Anzaldi spiega: «Dopo anni di immobilismo e di disinteresse da parte della politica, finalmente il governo Renzi e la maggioranza che lo sostiene hanno deciso di mettere mano in maniera concreta alla riforma dell’Ordine dei giornalisti. Lo slittamento di sei mesi del rinnovo dei Consigli nazionale e regionali dell’Ordine, contenuto nel provvedimento `Milleproroghe´ approvato dalla Camera all’articolo 12quater, costituisce un segno tangibile della volontà del governo di arrivare presto ad una riforma attesa da tanti anni». «Il testo che sarà varato andrà a rispondere innanzitutto all’esigenza di ridurre il numero dei componenti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti che, attualmente, crescendo in modo proporzionale rispetto agli iscritti, supera le 150 unità». «Da più parti – aggiunge – si chiede a gran voce, e da molto tempo, una riforma dell’Ordine anche perché il Consiglio nazionale rispecchia una situazione non più sostenibile in quanto a governare l’organismo dei giornalisti sono coloro che la professione la esercitano in modo parziale o saltuaria. L’intervento del legislatore, ormai improcrastinabile, dovrà restituire inoltre un presidio democratico a chi questa professione la esercita effettivamente: un’ipotesi potrebbe essere un Consiglio portato a 60 membri (40 professionisti e 20 pubblicisti), compresi i 12 componenti del consiglio di disciplina». «Con queste misure, il Parlamento – aggiunge Anzaldi – grazie all’attenzione e alla sensibilità del governo in materia, conferirà un volto nuovo all’Ordine dei giornalisti, rispondendo alle istanze della categoria che da tanti anni, e a più riprese, chiede invano di mettere mano ad una legge del 1963 per adeguarla alle mutate condizioni della professione e dell’editoria, ma anche ispirato a criteri di economicità affinché le risorse possono essere destinate anche alla parte più debole della categoria».

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