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Metro, i giornalisti in agitazione permanente

Metro, i giornalisti proclamano lo stato di agitazione permanente. Lo ha deciso l’assemblea. Che in un documento ha puntato il dito contro l’editore e chiede certezze sul futuro dei giornalisti e dei lavoratori. La vertenza è seria. E i toni dei giornalisti restituiscono l’incertezza e il livello dello scontro con l’editore.

“Dopo l’annuncio unilaterale dell’editore di voler procedere ad un insostenibile aggravio della solidarietà dal 50 all’80%, – si legge in una nota in cui i giornalisti di Metro annunciano l’agitazione permanente – l’assemblea stigmatizza il grave ritardo nel pagamento degli stipendi del mese di novembre 2023, senza alcuna comunicazione o preavviso da parte dell’azienda e come già accaduto in più occasioni durante l’anno, in violazione del Contratto nazionale di lavoro giornalistico e degli obblighi connessi alla vigenza degli ammortizzatori sociali, con ricorso a fondi pubblici”. E questo è il primo punto. Ma c’è altro. Tanto altro: “L’assemblea – affermano i giornalisti –  ha poi preso atto delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso editore (al di fuori dei canali di confronto sindacale) secondo le quali per Metro non c’è un piano di dismissione, ma un piano di resilienza importante e la finalità editoriale è quella di continuare per almeno altri 23 anni, non di chiudere domani”. Parole che inducono l’assemblea a una riflessione: “Il termine resilienza, tanto di moda nel contesto imprenditoriale è riferito ad aziende in grado di cogliere le opportunità anche nelle situazioni negative e rafforzandosi grazie alla risoluzione dei problemi. Peccato che nel nostro caso i problemi (dal vuoto di idee e investimenti sul quotidiano cartaceo all’aleatoria presenza sul web) non siano stati neanche lontanamente affrontati, men che meno risolti; mentre le misure prospettate – che renderebbero impossibile garantire la dovuta qualità informativa e porterebbero a salari indegni – non sono certo opportunità né per chi scrive, né per chi legge Metro”.

Se queste sono le premesse, le conclusioni non possono che essere dure: “Proporre una solidarietà all’80% e una navigazione a vista, continuando solo ad accompagnare il declino della testata e senza alcuna strategia a lungo termine, significa voler chiudere se non domani, dopodomani. Quanto alle lacrime di coccodrillo dell’editore sul paradossale e proditorio scippo subito ad opera del suo predecessore dei remunerativi numeri speciali cloni di Metro – un impoverimento ben noto e accettato al momento dell’acquisizione dell’azienda nel 2020 – appaiono ora pretestuose e fuori luogo”.

Luca Esposito

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