C’è stato spazio, nella conferenza di inizio anno della premier Giorgia Meloni, per trattare due dei temi caldi del giornalismo: la vicenda Gedi e la questione dell’equo compenso. Sul primo punto, la presidente del consiglio ha rimandato, sostanzialmente, a quanto già si sapeva. Ossia che la trattativa è in corso, che il governo è parte interessata e segue, con costanza, ogni evoluzione per il tramite del sottosegretario all’editoria e all’informazione Barachini. Ma, al momento, di solido e concreto c’è poco o nulla. “Su Gedi – ha affermato Meloni il Governo si è mosso tempestivamente. Voi sapete che il sottosegretario Barachini ha convocato i vertici di Gedi, il Cdr delle delle testate del gruppo. Ovviamente anche l’Ordine dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa, ha parlato anche con Thodoris Kyriakou, cioè l’imprenditore greco che sarebbe in trattativa per l’acquisto del gruppo. Abbiamo ribadito a tutti fondamentalmente l’importanza per noi della difesa dei livelli occupazionali. Allo stato non c’è nulla di deciso, ma peraltro continuiamo a seguire la vicenda”.
Diverso, invece, il caso dell’equo compenso. Meloni, dopo aver parlato della vicenda Gedi, ha promesso che “entro il mese di febbraio potremo avere le tabelle che servono per portare avanti finalmente questo provvedimento”. Quindi la premier ha ribadito che “il tema mi sta a cuore” e che al lavoro, sul dossier, ci sono “diversi ministeri che stanno lavorando”. E che, pertanto, “ci sono state oggettivamente delle lungaggini”.
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