Mattia Feltri, Laura Boldrini e il diritto di non pubblicare

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Il presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini

La vicenda che ha visto protagonisti Mattia Feltri, Laura Boldrini e il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna testimonia la centralità di discutere seriamente della libertà di stampa. La storia è nota, Laura Boldrini, parlamentare del pd, ha un proprio blog sul sito dell’Huffington Post, testata giornalistica diretta da Mattia Feltri. La Boldrini scrive un articolo polemico circa l’atteggiamento di Vittorio Feltri, padre del direttore, relativamente alle feste di Genovese, l’imprenditore arrestato con l’accusa di violenza carnale. Mattia Feltri chiede di integrare l’articolo, la Boldrini non accetta e l’articolo non viene pubblicato sull’Huffington Post. Il parlamentare del pd accusa Feltri di censura e il Presidente dell’Ordine dei giornalisti prende immediatamente posizione a favore della Boldrini. Insomma, esaurisce il percorso che dovrebbe portare alla valutazione dell’operato di Feltri da parte di un Collegio disciplinare in una nota rilasciata ad un’agenzia di stampa: istruttore, relatore e giudice, ogni valutazione di merito si esaurisce nella posizione di Verna. Questi sono i fatti, credo incontrovertibili. Se così è, allora tutta la disciplina della stampa va cestinata, va ripensato il modello, le libertà, i diritti ed i doveri modificano i propri confini. Infatti, un nuovo legislatore non dovrebbe tutelare la stampa, latu senso chiaramente, dalla censura politica, governativa o giudiziaria. Si potrebbero abolire tutte le norme in materia di divieto di sequestro della pubblicazione in assenza di provvedimento giudiziario, perché inutili. Il problema si dovrebbe spostare sui rischi della censura degli articoli proposti dai collaboratori da parte del direttore. Il che vorrebbe dire abolire tutte le norme in tema di responsabilità del direttore stesso, ridotto a semplice passacarte. Ma visto l’universale diritto alla libertà di espressione si dovrebbe consentire a tutti di parlare di tutto su tutti i giornali; ma manco questo andrebbe bene. Cosa sarebbe successo se un direttore di un giornale avesse deciso di non pubblicare un articolo di un parlamentare a difesa di Genovese? Immagino che Verna avrebbe rivendicato la qualità del direttore e il povero parlamentare sarebbe stato oggetto di attacchi indiscriminati a social network unificati. E allora cosa fare per migliorare ancora il sistema: semplice, fare un elenco in cui vengono iscritti quelli che hanno diritto di scrivere senza alcuna valutazione di merito da parte del direttore; che sono quelli che dicono le cose che piacciono alla gente che piace e a Carlo Verna. Quelli per i quali i processi non servono, quelli per i quali è tutto scontato, quelli che tanto hanno ragione loro. Quelli per i quali un direttore deve fare il direttore solo se fa come dicono loro.

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