Manovra 2027, nessuna proroga né abrogazione della norma Crimi: dal 2027 scattano i tagli all’editoria

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Nel disegno di legge di bilancio 2027, che si accinge ad iniziare l’iter alla Camera dei deputati, l’attenzione del Governo all’editoria sembra essere concentrata sul credito d’imposta per la carta e sui prepensionamenti, senza mettere al sicuro la continuità del sostegno diretto alle cooperative giornalistiche e alle imprese non profit. Infatti, all’articolo 110 del disegno di legge viene prevista la reintroduzione del credito d’imposta sulla carta per il biennio 2027 e 2028 in ragione del trenta per cento delle spese sostenute nel 2026 e nel 2027 per l’acquisto della carta e vengono rifinanziati i prepensionamenti. Nella seconda sezione della manovra è inoltre previsto un rifinanziamento di 50 milioni di euro per il 2027 del Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria. Risorse importanti, la cui destinazione resta da definire e che, comunque, non risolvono il problema della prevista abolizione dei contributi diretti.

Nell’ipotesi in cui nel corso del dibattito parlamentare non ci fossero modifiche, a partire dall’annualità di contributo 2027 inizierebbe infatti ad applicarsi il meccanismo introdotto dall’articolo 1, comma 810, della legge di bilancio 2019, approvata nel dicembre 2018. La riduzione sarebbe pari al 20 per cento della parte del contributo eccedente 500.000 euro nel 2027, al 50 per cento nel 2028 e al 75 per cento nel 2029, fino alla completa abolizione dall’annualità 2030. Si aprirebbe così un percorso capace di compromettere la continuità di molte imprese editoriali, con il rischio concreto di chiusure già dal primo anno.

La scelta del Governo colpisce in quanto la norma voluta da Crimi, superbo interprete del peggiore furore ideologico, avrebbe condannato alla chiusura i piccoli giornali, che certamente non rappresentano quella casta che l’ex sottosegretario all’editoria dichiarava di voler combattere. Una battaglia annunciata contro i privilegi che finisce per mettere a rischio cooperative, imprese non profit e informazione locale.

Le varie proroghe che si sono succedute nel corso degli anni, passando dal secondo governo Conte al governo Draghi per arrivare all’attuale, avevano l’obiettivo di scongiurare una catastrofe annunciata. Ma il continuo rinvio in un momento complesso come questo per l’intero settore non consente la sostenibilità delle imprese più piccole, quelle che non hanno alle spalle imprenditori e politici on interessi da tutelare.

E l’esito del referendum promosso da Di Battista per abrogare il sostegno pubblico all’editoria cooperativistica e non profit rafforza la consapevolezza che anche a livello popolare la sensibilità nei confronti del pluralismo è cambiata.

Prima della fine della legislatura sarebbe fondamentale che il Governo promuovesse l’abrogazione della norma Crimi, in attesa che prenda forma il riordino dei contributi diretti, tra l’altro già previsto per legge. Dopo anni di proroghe, serve una scelta definitiva: riconoscere al pluralismo una prospettiva stabile, sottraendolo alla minaccia ricorrente della cancellazione del sostegno pubblico.

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