M5S-Pd: abolizione finanziamento o riforma, quale futuro per l’editoria?

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Speciale editoria

Il Partito Democratico presenta un testo di riforma dell’editoria, intanto lunedì alla Camera arriva il progetto di legge del Movimento 5 Stelle che chiede l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. I democratici chiedono che il testo dei grillini torni in commissione Cultura

Il Pd sceglie la via dell’iniziativa parlamentare e presenta un progetto di legge per la riforma dell’editoria che tocca l’intera filiera (finanziamento pubblico, diritto al pluralismo dell’informazione, distribuzione e edicole). Il testo, spiega il deputato Pd e membro della Commissione Cultura Roberto Rampi, è frutto del lavoro fatto in commissione e di quello svolto dal dipartimento per l’editoria guidato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti (che aveva già promesso la presentazione di un testo di riforma entro l’estate).

Lunedì tocca al Movimento 5 Stelle: è atteso alla Camera il progetto di legge che chiede l’abolizione del finanziamento pubblico per l’editoria. Il testo era stato presentato dal deputato grillino, nonché membro della commissione Cultura, Giuseppe Brescia a gennaio 2014 e ha imposto questo tema all’attenzione pubblica e della commissione. La proposta di Brescia di abolire il finanziamento pubblico ha fatto scattare il lavoro, durato diversi mesi, della commissione.

Le due proposte partono da visioni contrapposte: da una parte chi chiede l’abolizione del finanziamento pubblico lo fa perché ritiene che, di fatto, la stampa libera non esista per via di un conflitto di interessi che lega editori e finanziatori delle testate; dall’altra chi propone la riforma è convinto che l’informazione sia un servizio essenziale della democrazia e che il pluralismo vada sostenuto quando non ci sono le condizioni affinché una voce libera possa vivere solo di risorse private.

A prescindere dalle diverse posizioni è emersa con forza la necessità di portare un cambiamento nel mondo dell’editoria italiana. Dalle riunioni non è uscito un testo base condiviso e perciò ora la parola passa all’Assemblea, anche se Rampi fa sapere che, in qualità di relatore, chiederà che il testo del M5S torni in commissione.

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