Editoria

L’Ue apre una lettera di infrazione all’Italia sulle querele bavaglio

L’Ue sanziona l’Italia sulle querele bavaglio. Non aver fatto granché per impedire di utilizzare lo strumento della denuncia finalizzata solo a intimorire i giornalisti ci costa una procedura di infrazione. Un problema, questo, che è serissimo. Perché rappresenta un vulnus forte nel sistema dell’informazione italiano. I giornalisti, infatti, non solo vengono spesso e volentieri lasciati soli dagli editori di fronte alle denunce ma non guadagnano abbastanza nemmeno per sopportare il rischio del processo. E, così, si finisce di scrivere cose “rischiose” per evitare ogni genere di rotture di scatole che potrebbero mandare chi a stento riesce a mettere insieme il pranzo con la cena o, addirittura, scrive guadagnandone come se fosse un piccolo hobby per arrotondare.

Va da sé che ciò non giova a nessuno. Né agli editori, che si ritrovano coi giornali pieni di cose poco interessanti, tiepide e senza rischi. Né ai giornalisti, che vivono in un perenne stato d’ansia e di frustrazione. Né al pubblico che si ritrova con un pericolo forte in materia di informazione e di pluralismo stesso.

L’Ue pertanto ha deciso di fare sul serio e di invitare l’Italia a fare di più. Ha inviato una lettera al governo. Che adesso ha due mesi di tempo per rispondere ai rilievi di Bruxelles e dimostrare di aver fatto ciò che è giusto e necessario per tutelare i giornalisti e, con essi, il diritto dei cittadini a un’informazione autorevole e, soprattutto, libera. Innanzitutto da condizionamenti e minacce. L’Italia non è l’unico Paese europeo a rischio. Lettere di infrazione sono state inviate anche a Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia.

Luca Esposito

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