Www.beashare.com, www.emuleitalia.net, www.bittorrent.com sono i tre siti sui quali si è concentrata l’indagine contro ignoti. Secondo il magistrato inquirente i portali in oggetto “si limitano ad autenticare l’utente che viene successivamente smistato verso altre reti ibride e decentralizzate in tutto il mondo”. Questo rende difficile l’identificazione e pone problemi sull’esito delle indagini. Detto ciò è però indiscusso che sia colui che è download che colui che è upload commetta un torto di natura civilistica per i diritti d’autore, comunque evasi. Ma, dal punto di vista penale, visto anche che non è “ravvisabile quel lucro espressamente richiesto dalla norma, ma viceversa al più vantaggi del tutto indiretti e non conseguenti con certezza alla condotta da censurare”, in assenza di “una legislazione che crei una fattispecie penale ad hoc” non si può far altro che chiudere il caso. Ha concluso il pm.
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