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lL DIGITALE TERRESTRE PAGA LO SCOTTO DELLO STALLO POLITICO. SPECIE AL SENATO

Il Senato boccia l’emendamento della Commissione sulle aree di sperimentazione della conversione delle reti alla tecnologia digitale. Con 156 voti favorevoli e 156 voti contrari c’è stata parità, che a palazzo Madama corrisponde alla vittoria dei “no”.

Il provvedimento prevedeva che il ministero delle Comunicazioni, sentite le regioni interessate e l’Autorità per le comunicazioni, definisse le aree geografiche nelle quali realizzare la sperimentazione della conversione delle reti alla tecnolgia digitale. Tirano il fiato gli operatori già esistenti sul mercato, ma si insospettisce l’Unione europea.

La Commissione comunitaria vuole deferire l’Italia per la mancata riforma della legge Gasparri e ricorrerà alla Corte di Giustizia europea entro l’anno. L’Ue chiede che siano concesse anche a nuovi operatori frequenze sul digitale terrestre e che le frequenze che dovranno essere rilasciate dalle emittenti vengano riassegnate e non vendute dagli stessi operatori che le detengono.

La riforma di questo settore è contenuta nell’ormai leggendario ddl Gentiloni fermo da mesi in Parlamento.

“E’ probabile il deferimento per l’Italia alla Corte di giustizia Ue entro la fine dell’anno con le conseguenze che ne vengono” ha detto il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni parlando alla Commissione Politiche Ue della Camera dell’iter parlamentare del ddl 1825 sulla transizione al digitale terrestre che risponde alle richieste Ue che contesta in parte la legge Gasparri.

“Se il giudizio sarà negativo – aggiunge Gentiloni – partirà la condanna con conseguente pena pecuniaria. Oltre alla consistenza della sanzione iniziale, come è accaduto nel caso della Francia, ci sono poi sanzioni di circa 300 mila euro al giorno che hanno la caratteristica di spingere all’approvazione della normativa”.

Secondo il Ministro “i tempi sono importanti e anche se l’applicazione delle sanzioni è rara, vista la lentezza del nostro processo legislativo il rischio diventa molto, molto consistente. E’ quindi importante sollecitare un rapido esame parlamentare di questo provvedimento”.

Il ddl 1825, approvato dalle commissioni competenti ma che deve essere ancora calendarizzato per l’aula, “fa riferimento anche alla soluzione dei problemi da cui parte la procedura d’infrazione nei confronti della legge Gasparri. Questa procedura d’infrazione fu avviata nel 2005 con una richiesta di chiarimenti da parte dell’Unione Europea al governo italiano. Il precedente governo – ha detto il ministro – rispose nel febbraio del 2006 e la risposta fu che la legge era coerente con la normativa. La tesi fu considerata insoddisfacente da parte Ue che nel luglio del 2006 inviò a quel punto al nuovo governo la lettera di messa in mora per non conformità ad alcuni aspetti della 112”.

I rilievi riguardano in particolare le barriere ai nuovi operatori impossibilitati all’acquisto di frequenze: “il governo rispose nel settembre del 2006 annunciando il ddl governativo che rispondeva alle richieste – dice Gentiloni -. Il ddl fu presentato il 16 ottobre, un anno fa. La commissione Ue nell’aprile del 2007 diede una valutazione complessivamente positiva, utile a rimuovere le riserve. Poi nel giugno di quest’anno l’Ue ha inviato una breve nota informale per chiedere lo stato di avanzamento dei lavori parlamentari del ddl 1825. Il 20 giugno il ministero ha risposto sullo stato dei lavori sempre con una certa genericità sulle date, genericità che spesso non viene compresa a Bruxelles, ma che è una prerogativa legata all’andamento dei lavori del Parlamento italiano. La Ue insoddisfatta il 18 luglio, esattamente un anno dopo, ha inviato un nuovo richiamo perché ancora in vigore la 112”. Il governo ha sensibilizzato il presidente della Camera sui tempi e chiesto la proroga di altri due mesi all’Ue, che non è stata concessa.
Fabiana Cammarano

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