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L’Ifj contro Israele: “46 giornalisti morti a Gaza”

I governi vanno ritenuti responsabili delle morti dei giornalisti: lo afferma l’Ifj, la Federazione internazionale dei giornalisti, che lancia strali contro Israele. E lo fa partendo dalla contabilità delle vittime: il bilancio, quest’anno, è quello di una strage. Le vittime tra i giornalisti, dall’inizio del 2024 sono “almeno 76” e di queste quarantasei si sono registrate a Gaza. Per l’Ifj è intollerabile “l’atteggiamento di Israele nei confronti della stampa e i suoi attacchi ai lavoratori dei media a seguito della guerra a Gaza”. Stando al sindacato internazionale della stampa, i numeri sono ancora più inquietanti se il periodo di riferimento si allunga: “Almeno 146 giornalisti hanno perso la vita lì dall’inizio del conflitto nell’ottobre 2023, il periodo più sanguinoso nella storia del giornalismo. Da ottobre 2023, l’Ifj ha rivolto ripetuti appelli alle Nazioni Unite, chiedendo un cessate il fuoco e chiedendo aiuti umanitari e logistici per i giornalisti, compresi i dispositivi di protezione di cui i giornalisti sono privi”. Pertanto: “L’Ifj ha anche chiesto al governo israeliano di revocare il divieto che impedisce ai giornalisti internazionali di entrare nella Striscia di Gaza. Inoltre, l’Ifj accusa Israele di violare le risoluzioni 2222/2015 e 1738/2006 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che condannano gli attacchi internazionali contro giornalisti e operatori dei media in situazioni di conflitto armato”.

Il presidente dell’Ifj Dominique Pradalié ha tuonato: “Quest’anno è di nuovo un giorno triste quando si parla di impunità. Non esiste assolutamente un ambiente libero e sicuro in cui i giornalisti possano lavorare e stiamo attualmente assistendo al periodo più sanguinoso nella storia del giornalismo a causa del conflitto a Gaza e nei paesi limitrofi”. Secondo Pradalié: “I governi di tutto il mondo devono essere ritenuti responsabili delle atrocità perpetrate contro i giornalisti e l’Onu deve fare di più per sostenere la libertà di stampa, anche chiedendo l’attuazione delle proprie risoluzioni. È giunto il momento che la comunità internazionale dica “stop all’impunità” e adotti una Convenzione ONU vincolante sulla sicurezza e l’indipendenza dei giornalisti e degli altri professionisti dei media”.

Luca Esposito

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