Lega Calcio e Rai “tolgono” agli italiani all’estero “La Giostra dei Gol”

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La Rai sarà costretta a chiudere un programma da oltre cinquanta milioni di spettatori? In tempi di vacche magrissime in termini di audience, di mercato frazionatissimo per quanto riguarda lo share, viale Mazzini vorrebbe tagliare un appuntamento che, per gli italiani all’estero, è una sorta di rito.

Se una volta, la domenica pomeriggio, il BelPaese si fermava per ascoltare “Novantesimo minuto” per le cronache delle partite, che oggi molto più prosaicamente si chiamano highlights, in ossequio all’anglorum del marketing, oggi – al tempo del pallone-spezzatino, dell’overdose di calcio – resista (e con ottimi risultati) un programma di calcio che racconta, ai connazionali che vivono all’estero, le vicende del nostro campionato. Si chiama La Giostra del Gol, è curato da Fabrizio Failla, vanta una storia lunghissima essendo nato nel 1977 (appena sette anni dopo Novantesimo Minuto) e ogni domenica porta nelle case degli italiani che vivono ovunque nel mondo le immagini e il racconto del campionato.

Ma, come ha riportato il quotidiano Gente d’Italia, diretto da Mimmo Porpiglia, che ha sollevato la questione, i diritti tv per l’estero dopo le nuove assegnazioni da parte della Lega calcio non sembrano prevedere la possibilità, per la Rai, di trasmettere immagini della Serie A. I diritti per l’estero, infatti, sarebbero stati concessi a Infront e la Rai sarebbe rimasta fuori. La Lega, insomma, pur di capitalizzare al massimo il business calcio avrebbe di fatto estromesso la Rai dalla partita, causando così il rischio serio di chiusura per il programma.

Che, in tutto il mondo, è seguitissimo. Perché, come ha affermato la conduttrice Carollo, La Giostra del Gol offre “un filo rosso” tra i nostri connazionali all’estero e la madrepatria, rinsaldando nel segno del calcio, un rapporto che non può né deve finire. Dall’America all’Asia, dal Sudamerica all’Australia, milioni e milioni di italiani rimarranno senza pallone. O, quantomeno, se vorranno seguirlo o dovranno farlo attraverso i canali locali che ne trattano (ovviamente non in italiano…) oppure dovranno accendere abbonamenti tv e sborsare quattrini.

La questione, dunque, è aperta. Un rischio c’è e non è solo una questione di sport o di cultura popolare. Il problema, come ha giustamente sottolineato anche Gente d’Italia, è quello di recidere un importante legame con la terra d’origine. Per gli italiani all’estero è un fatto di fondamentale importanza che travalica ogni bassa ragione di bottega. Ora la palla passa alla politica, sperando che non sia già troppo tardi.

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