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LE MISURE ANTIPIRATERIA DI GOOGLE NON FUNZIONANO. I DISCOGRAFICI PREPARANO IL CONTO

L’intervento di Google avrebbe dovuto facilitare agli utenti la ricerca e l’individuazione di alternative legali in rete, ma secondo l’IFPI le cose stanno andando diversamente: l’organizzazione dei discografici rileva che nell’arco degli ultimi sei mesi la Web company ha ricevuto notifiche di rimozione di decine di milioni di file che violano i copyright (“incluse molte notifiche ripetute per gli stessi contenuti e sullo stesso sito”) e che i siti da lei monitorati, considerati “violatori seriali” della legge, non risultano essere stati declassati in modo significativo tanto da apparire ancora nella prima pagina delle ricerche in oltre il 98 per cento dei casi. “Cosa particolarmente preoccupante”, denuncia l’IFPI, “dal momento che secondo alcuni studi il 94 per cento circa degli utenti non va oltre i risultati elencati nella prima pagina”.

Nell’88 per cento delle ricerche su file Mp3 e download effettuate a campione dagli esperti della federazione, inoltre, la funzione di completamento automatico delle parole di Google suggerisce di digitare termini che conducono ai siti più volte sanzionati e ai loro contenuti illegali; d’altra parte, “siti ben noti e autorizzati come iTunes, Amazon ed eMusic apparivano nei primi dieci risultati in poco più della metà delle ricerche”. “Questo”, conclude l’IFPI,”significa che un sito per cui Google ha ricevuto migliaia di richieste di rimozione ha avuto una probabilità di apparire nei risultati di ricerca quasi otto volte superiore a quella di una piattaforma di download autorizzata. In altre parole, qualunque variazione Google abbia apportato ai suoi algoritmi di ricerca per cambiare la classificazione dei siti illegali sembra non funzionare”.
(Fonte Rockol)

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