Le edicole continuano a chiudere. È una notizia che si ripete da anni e che, proprio per questo, rischia di non fare più notizia. Eppure, la rete di distribuzione della stampa rappresenta uno dei problemi più sottovalutati del sistema dell’informazione italiano.
Negli ultimi giorni la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e le organizzazioni sindacali degli edicolanti hanno incontrato il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, ribadendo un concetto destinato a diventare centrale nel dibattito dei prossimi mesi: le edicole costituiscono un presidio territoriale del pluralismo informativo. Pochi giorni prima, in audizione davanti alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il presidente della FIEG Andrea Riffeser aveva definito la rete delle edicole una vera e propria “infrastruttura democratica”, chiedendo alle Regioni di investire per garantirne il futuro.
Per anni il dibattito sulla crisi dell’editoria si è concentrato quasi esclusivamente sui giornali: il calo delle copie vendute, la riduzione della pubblicità, la concorrenza delle piattaforme digitali, l’intelligenza artificiale.
Molto meno si è parlato dell’ultimo anello della filiera: le edicole. Eppure, senza una rete distributiva efficiente il pluralismo rischia di rimanere un principio astratto.
La presenza di un’edicola in un quartiere, in un piccolo comune o in una zona interna significa consentire ai cittadini di scegliere tra testate diverse. Significa mantenere un punto di accesso fisico all’informazione, soprattutto per quella parte della popolazione che continua a leggere i quotidiani in formato cartaceo.
La progressiva scomparsa delle edicole produce quindi un effetto che va oltre la distribuzione commerciale. Crea una vera e propria desertificazione culturale. Il progresso tecnologico non va arrestato. L’informazione del futuro sarà in prevalenza veicolata attraverso le piattaforme online, gli abbonamenti digitali e i servizi basati sull’intelligenza artificiale.
Ma l’informazione tradizionale, quella cartacea, per intenderci, potrebbe avere un futuro, per quanto residuale, a condizione che si riesca a conservare un contesto sociale e culturale che continui a sostenerla.
Le edicole non rappresentano semplicemente il passato della distribuzione editoriale. In molte realtà territoriali costituiscono ancora oggi l’unico punto di contatto stabile tra i cittadini e il sistema dell’informazione. Il tema assume particolare rilievo nelle aree interne e nei piccoli comuni, dove la chiusura di un’edicola si accompagna spesso alla scomparsa di altri servizi essenziali.
Se il pluralismo dell’informazione rappresenta un valore costituzionale, la sua tutela non può essere lasciata al caso. Deve riguardare anche la possibilità concreta di distribuire e rendere accessibili i prodotti editoriali.
In questo senso la rete delle edicole dovrebbe essere considerata parte integrante dell’infrastruttura democratica del Paese. L’editoria non vive soltanto nelle redazioni.
Vive anche nei luoghi in cui i cittadini possono scegliere liberamente quale giornale leggere.
Ed è forse proprio da questa libertà di scelta che dipende, ancora oggi, una parte della qualità della nostra democrazia.
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