La Fnsi si mobilita e lancia un appello a tutti gli eletti negli istituti della categoria giornalistica per ribellarsi a quello che è stato definito come un attacco alla professione subito da più parti. Un’offensiva, secondo il sindacato, che mira a “indebolire il ruolo dei giornalisti e rendere i cittadini meno informati”. La decisione è stata assunta nei giorni scorsi e comunicata dopo la riunione del consiglio generale che si è tenuta giovedì scorso.
Al centro delle polemiche c’è ancora l’assenza, per la Fnsi, della politica sorda agli appelli finora dei giornalisti. Per i consiglieri nazionali del sindacato occorre un’azione comune, decisa e forte, per denunciare “l’assenza della politica sulle questioni che riguardano la tutela dei diritti, il contrasto al lavoro irregolare, la difesa delle libertà dei giornalisti”. In pratica, nulla è stato fatto sui temi caldissimi: dal precariato alle querele bavaglio, il ruolo di chi fa informazione è sempre più rischioso, meno tutelato e soprattutto poco o punto remunerato.
“In un contesto nel quale l’Italia continua a perdere posizioni nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa è quanto mai urgente che governo e parlamento ascoltino le istanze che provengono dalla professione a tutela di quel diritto ad essere informati che è assicurato ai cittadini dalla Costituzione”, ha concluso la Fnsi nel suo appello a tutti gli eletti. Nei prossimi giorni, dunque, potrebbero attendersi mobilitazioni da parte del fronte giornalistico.
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