L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha fatto slittare il varo di una serie di regolamenti che avrebbero interessato le tv e le radio web. A fargli fare marcia indietro sono state le proteste in rete e fra i banchi dei deputati (Idv in prima linea) che accusavano l’Authority di voler “imbavagliare” internet e l’informazione che vi circola. La nuova data prevista per mettere a punto gli “obblighi” – le emittenti digitali fino a ora godevano di un territorio autonomo – è il 25 novembre prossimo. Al vaglio, c’è l’ipotesi di una tassa di 750 euro per le radio e 1500 per le tv da pagare al momento dell’inizio delle trasmissioni, previa dichiarazione presso l’Agcom.
Con il decreto Romani, approvato a marzo, già si equiparavano i video ordine (il sito Youtube) alle tv tradizionali, mentre restavano fuori i blog.
Le misure che verrebbero adottate dall’Authority sono ancora affidate a indiscrezioni ma, secondo Fulvio Fammoni della Cgil, “sono segnate dal fattore burocrazia: più controlli, meno libertà e più soldi da pagare allo stato. Attendiamo comunque il testo definitivo, ma sembra chiaro che l’Agcom, servendosi di una immotivata lista di obblighi e regole possa a limitare fortemente la libertà di espressione in rete e, in specifico, per le piccole voci di informazione territoriale”.
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